Report Whistleblowing 2025 di Transparency: crescono le segnalazioni, al centro resta il settore pubblico

Transparency International ha pubblicato il Report Whistleblowing 2025 (disponibile qui).

Secondo i dati elaborati da Transparency, si “conferma il rafforzamento” dell’istituto con “importanti progressi” delle organizzazioni sia pubbliche sia private, pur con la necessità di lavorare ancora per “garantire la piena tutela delle persone che segnalano illeciti”.

I numeri del Report 2025 di Transparency. Si legge nel Report che “il numero di richieste di assistenza e supporto prevenute tramite la piattaforma informatica crittografata ALAC e tramite e-mail nel corso dell’anno 2025 è pari a 44”, in netta crescita rispetto al 2024 quando erano 24.

In testa con 9 segnalazioni ciascuna si trovano Emilia-Romagna e Lazio. Seguono il Veneto con 7 e Lombardia e Abruzzo con 4. Nel 61% delle segnalazioni a essere coinvolto è un ente pubblico. In quasi metà delle segnalazioni a venire in rilievo è la trasparenza e correttezza amministrativa (conflitti di interesse, inerzia dell’attività amministrativa/giudiziaria, ipotesi correlate ai modelli 231 o ai codici etici aziendali) e nel 70% delle richieste di assistenza esse sono correlate a ipotesi di corruzione.

I settori con più segnalazioni sono: amministrazione pubblica e governance (43% dei casi), reclutamento e gestione del personale (23%), giustizia e sicurezza pubblica (23%). Fanalino di coda risulta il settore appalti/concessioni/autorizzazioni (appena il 2%, mentre nel 2024 era al’8% e nel 2023 al 13%).

Nel 75% dei casi, spiega il Report, la richiesta di assistenza proviene da vittime e solo nel 25%, invece, da cd. “testimoni”. Da sottolineare, inoltre, il carattere confidenziale (80%) delle segnalazioni (quelle anonime sono il 20% del totale); inoltre, la disponibilità a rendere pubblica la segnalazione è subordinata all’anonimizzazione nel 64% dei casi.

La giurisprudenza sul tema. Nel Report 2025 di Transparency è presente una utile rassegna di alcune pronunce (principalmente Delibere ANAC e Sezioni Lavoro dei Tribunali civili) che hanno trattato, nel 2025, il tema del whistleblowing. La considerazione generale che può trarsi dalla lettura delle decisioni riportate è quella di un passo in avanti nell’applicazione e nello sviluppo dell’istituto, pur con la necessità di realizzare un consolidamento effettivo delle prassi e degli aspetti innovativi che la disciplina porta con sé.

Tra le sentenze riportate, merita attenzione quella della Sezione Lavoro del Tribunale di Milano (1680/2025) che, recependo la lettera dell’istituto del whistleblowing, ha invertito l’onere della prova nel processo, ponendolo a carico del datore di lavoro, per un licenziamento giudicato ritorsivo perché avvenuto a breve distanza da una segnalazione “whistleblowing” del dipendente nei confronti di un proprio responsabile in azienda. L’inversione dell’onere della prova può costituire, in casi come questi, specialmente nel contesto giuslavoristico, una tutela concreta (di natura processuale) nei confronti di chi segnala illeciti.

Un altro punto qualificante concerne il tema del risarcimento del danno. Anche in questo caso, a intervenire è la Sezione Lavoro (sentenza 951/2025, Tribunale di Bergamo) che riconosce al segnalante il patimento di un danno morale, liquidato in via equitativa.

In un altro caso, il TAR Piemonte, con l’ordinanza 44/2026 (dunque in sede cautelare: nel merito si entrerà nello specifico), ha giudicato non infondata l’ipotesi che la divulgazione pubblica (nel caso di specie, per mezzo televisivo) di segnalazioni di irregolarità ecc rientri nel campo d’applicazione del whistleblowing, con le tutele che ciò comporta, in particolare rispetto a eventuali conseguenze ritorsive verso il lavoratore (nel caso di specie, il TAR ha sospeso il provvedimento disciplinare nei confronti del lavoratore segnalante).

Per approfondire. Si ricorda che anche l’ultimo Rapporto ANAC riporta alcuni dati sul whistleblowing: nel 2025 risultano 1.931 fascicoli aperti (1.517 dal pubblico, 414 da privato), con una forte spinta del canale digitale. Sul sito di Avviso Pubblico è disponibile la scheda di sintesi del Rapporto ANAC 2025.

Anche la recente Direttiva Europea Anticorruzione dedica attenzione al tema del whistleblowing: in particolare l’art. 25 raccomanda l’applicazione del whistleblowing a tutti i reati che la Direttiva indica agli Stati di perseguire (corruzione, appropriazione indebita, traffico di influenze, esercizio illecito di funzioni pubbliche, intralcio alla giustizia, ecc), garantendo anche l’accesso del whistleblower a misure di protezione, sostegno e assistenza nel contesto del procedimento penale. Sul sito di Avviso Pubblico è disponibile la scheda di sintesi della Direttiva.

La materia del whistleblowing ha profonde radici euro-unitarie. Il primo fondamentale tassello è stata la Direttiva UE 2019/1937. L’Italia ha dato attuazione con il Decreto Legislativo 24/2023: sul sito di Avviso Pubblico è disponibile la scheda di sintesi del Decreto.

Inoltre, altre informazioni utili (comprese le Linee Guida Anac sui canali interni ed esterni) sono reperibili nella pagina dedicata al whistleblowing sul portale dell’Autorità Nazionale Anticorruzione.