Relazione sullo Stato di diritto 2026: le raccomandazioni della Commissione Europea all’Italia su sistema giudiziario, quadro anticorruzione, trasparenza e pluralismo

È stata pubblicata la Relazione sullo Stato di diritto 2026 della Commissione Europea. Nel capitolo dedicato all’Italia vengono valutati i progressi compiuti nell’ultimo anno, rispetto alle ultime raccomandazioni del 2025 (disponibili qui).

Qui è possibile leggere la Relazione completa 2026.

Di seguito una sintesi dei principali contenuti e, in fondo, l’elenco delle Raccomandazioni.

Sistema giudiziario.

Personale. La Relazione rileva che prosegue a ritmo sostenuto l’assunzione di magistrati e personale amministrativo negli organi giudiziari, nell’intento di colmare carenze persistenti. La carenza di magistrati ordinari si attesta ancora al 15-17% del totale, con variazioni tra le varie Corti.

Nello specifico, la Relazione registra un deficit:

  • del 21% per i magistrati della Corte dei conti,
  • del 17% per i giudici di pace,
  • del 16% presso la Corte di cassazione,
  • del 13% per i magistrati amministrativi,
  • del 55% per i magistrati tributari.

Per quanto riguarda il personale amministrativo, le carenze si attestano:

  • al 38% dei posti presso la Corte di cassazione,
  • al 19% nei tribunali amministrativi,
  • al 20% in quelli tributari,
  • al 14,5% presso la Corte dei conti.

Il Pnrr in questi anni ha aiutato il comparto giustizia in Italia. Il Governo si è impegnato a stabilizzare l’80% dei circa 11.200 addetti all’Ufficio per il processo e dei profili amministrativi ancora in servizio allo scadere del Pnrr.

Digitalizzazione. La Relazione registra progressi nel sistema digitale di gestione delle cause penali e nelle Procure. In Italia la giustizia civile, amministrativa, tributaria e contabile è già pienamente digitalizzata e, a fine 2025, il Governo ha annunciato che anche il processo penale di primo grado era stato completamente digitalizzato.

Viene sottolineato, inoltre, che i decreti attuativi alla Legge sull’IA prevedono programmi di formazionesull’intelligenza artificiale per il personale dell’amministrazione della giustizia su aspetti sia tecnici che giuridici, comprese le implicazioni dell’uso dei sistemi IA per l’organizzazione della giustizia e la tutela dei diritti individuali.

Durata dei processi. Nonostante la tendenza positiva di riduzione dei tempi dei procedimenti, la Relazione rileva come la durata dei procedimenti giudiziari resti un problema serio.

I tempi di completamento dei procedimenti in tutti i gradi di giudizio sono (a fine 2025):

  • procedimenti civili e commerciali: 789 giorni (-28,8%, obiettivo Pnrr giugno 2026 -40%);
  • procedimenti penali: 958 giorni (-31,2%, obiettivo Pnrr giugno 2026 -25%);
  • procedimenti amministrativi: 803 giorni.

Secondo la Commissione, la durata media dei contenziosi civili e commerciali in Italia è tra le più elevate di tutta l’UE. Recentemente il CSM ha diffuso dati aggiornati al 30.06.2026 in cui si evidenzia una riduzione del 50,02% dei tempi di definizione dei procedimenti civili (qui il comunicato del CSM).

Nel 2025 l’Italia ha versato 111 milioni di euro a titolo di indennizzo a circa 100mila persone per la durata eccessiva dei procedimenti giudiziari. Attraverso la piattaforma digitale PagaPinto, l’Italia prevede di indennizzare approssimativamente 80mila persone in due anni, per un totale di circa 400 milioni di euro.

Arretrato. La Relazione evidenzia i progressi per quel che concerne lo smaltimento dell’arretrato, soprattutto delle cause più vecchie.

Sottolinea la Commissione che nel 2024 il cd. tasso di ricambio (rapporto tra il numero di procedimenti conclusi e il numero di procedimenti nuovi):

  • per le cause civili e commerciali in primo grado è stato del 95%;
  • per le cause penali in primo grado è stato del 99,5%;
  • per le cause amministrative in primo grado è stato del 125%.

Quadro Anticorruzione.

Il nuovo Piano Nazionale Anticorruzione. La Relazione, in primo luogo, dà conto che l’Anac ha adottato un nuovo Piano Nazionale Anticorruzione (2026-2028) che interviene su appalti pubblici, inconferibilità, incompatibilità e trasparenza nella PA. Qui è disponibile la scheda di sintesi per approfondire il PNA 2026-28.

Traffico di influenze illecite. La Corte costituzionale, con la sentenza 185/2025, ha ritenuto non incostituzionale la norma che riduce il perimetro del reato di traffico di influenze illecite. Allo stesso tempo, la sentenza, citata nella Relazione, ha ricordato che “introdurre una disciplina organica delle attività di lobbying potrebbe aiutare a distinguere le forme legittime di rappresentazione degli interessi dalle condotte illecite”.

Condanne per corruzione. La Relazione riporta i dati sulle condanne emesse per corruzione nel corso del 2024:

  • 673 condanne penali per persone fisiche (erano 1.709 nel 2023);
  • 39 condanne per persone giuridiche (erano 31 nel 2023).

Inoltre, la Procura Europea ha indagato su 24 casi di corruzione nel 2025.

Sottolinea la Commissione che le “risorse umane, finanziarie e tecniche dei servizi investigativi e delle procure che si occupano di reati di corruzione sono rimaste stabili”.

Riforma della Corte dei Conti. Tra gli elementi di novità valutati dalla Commissione europea rientra anche la recente riforma della Corte dei Conti. Tra i punti cardine della riforma, la Relazione ricorda:

  • Il nuovo controllo preventivo di legittimità (ad esempio, se la Corte dei Conti non si pronuncia sul provvedimento entro 30 giorni, il nuovo meccanismo prevede l’esclusione della responsabilità);
  • L’estensione del silenzio-assenso;
  • La presunzione di buona fede degli organi politici per gli atti proposti o passati dagli uffici amministrativi.

Qui è disponibile la scheda di sintesi.

La Commissione dà conto delle perplessità sollevate da alcuni stakeholder, ad esempio sul fatto che la Corte potrebbe non disporre delle risorse necessarie per analizzare in modo approfondito e tempestivo le decisioni, nuocendo all’efficacia del controllo e ponendo i funzionari pubblici al riparo da possibili future indagini. La Legge è stata impugnata dinanzi alla Corte costituzionale.

Conflitto di interessi. La Relazione rileva che all’Italia manca una disciplina complessiva sul conflitto di interessi per i titolari di cariche pubbliche (compresi i parlamentari) mentre esiste per i componenti dell’esecutivo. Nell’ultimo anno non sono state svolte ulteriori discussioni sul disegno di legge sui conflitti di interessi.

La Commissione elenca alcune pratiche sul tema, tra cui:

  • Il compendio di buone pratiche su come affrontare i conflitti di interessi preparato dalla Rete dei responsabili della prevenzione della corruzione e trasparenza istituita dalla Scuola Nazionale dell’Amministrazione (qui il testo);
  • Nel Piano Nazionale Anticorruzione 2025, il documento di orientamento sulle norme in materia di inconferibilità e incompatibilità nel settore pubblico (qui l’accesso al testo – parte speciale decreto legislativo 8 aprile 2013, n. 39).

La Relazione rileva, inoltre, che con l’art. 2 della Legge 122/2025 sono state abrogate le norme vigenti che limitavano il conferimento di incarichi successivi a ex funzionari pubblici locali (art. 7 del D.Lgs. 39/2013). Questo consente ora ai componenti di consigli e giunte locali e regionali di assumere cariche dirigenziali nelle aziende a controllo pubblico senza alcun periodo di raffreddamento. Alcuni stakeholder, compresa l’Anac, hanno invitato il Governo a reintrodurre le norme precedenti in materia di inconferibilità.  

Lobbying. La Commissione dà conto che è stato approvato in prima lettura alla Camera un disegno di legge sull’attività di lobbying, ora al vaglio del Senato (qui la scheda di sintesi del testo licenziato dalla Camera). Come già rilevato a proposito del nuovo reato di traffico di influenze illecite, si ricorda che la Corte costituzionale, con la sentenza 185/2025, ha invitato il Parlamento a disciplinare le attività di lobbying.

Trasparenza della politica. Non ci sono stati progressi, secondo la Relazione, per quel che riguarda la disciplina del finanziamento dei partiti e delle campagne attraverso fondazioni e associazioni politiche: è un tema che la Commissione associa agli ostacoli alla responsabilità pubblica e alle influenze della politica da parte dei donatori privati.

Whistleblowing. Nel 2025 il numero di segnalazioni presentate all’ANAC ha continuato a crescere (+40% rispetto al 2024), ma una percentuale non trascurabile risulta inammissibile o viene archiviata (il 55% di tutte le segnalazioni ricevute, in aumento dal 35% nel 2024). Nel 2025, inoltre, ricorda la Relazione, sono state emanate le Linee Guida Anac sui canali interni di segnalazione (disponibili qui).

Appalti. Gli appalti pubblici sono, secondo la Relazione, uno dei settori più ad alto rischio. La Commissione, in particolare, riporta tre elementi:

  • Percezione delle imprese: in talia il 34% delle imprese (a fronte di una media UE del 30%) ritiene che negli ultimi tre anni la corruzione abbia di fatto impedito loro di vincere una gara di appalto pubblico;
  • Scarsa rotazione: secondo il quadro di valutazione del mercato unico sull’accesso agli appalti pubblici, in Italia nel 2025 è stata presentata una sola offerta nel 39% dei casi (contro una media UE del 27%);
  • Frazionamento appalti e effetto soglia: alcuni portatori di interessi temono il fenomeno del frazionamento artificioso degli appalti per mantenerne il valore appena al di sotto della soglia (140mila euro) che richiede una procedura di gara (qui la scheda di sintesi di uno studio Anac sul cd. effetto soglia).

A fronte di questi rischi, la Relazione cita l’innovazione costituita dalla Piattaforma Unica della trasparenza, gestita dall’ANAC e attiva da settembre 2025.

Pluralismo.

L’attività giornalistica. La Relazione dedica ampio spazio anche al tema della protezione dei giornalisti.

Tra i punti critici che la Commissione pone in evidenza, si segnala:

  • Slapp (azioni legali strategiche tese a bloccare la partecipazione pubblica): 93 casi documentati dai portatori di interessi di Slapp contro giornalisti nel 2025 (sul punto si segnala l’iter di recepimento della Direttiva Anti-Slapp: qui la scheda di sintesi);
  • Atti intimidatori contro giornalisti: nei primi sei mesi del 2025 gli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti sono aumentati del 76% rispetto allo stesso periodo del 2024. Degli 81 casi registrati, il 19,4% era riconducibile alla criminalità organizzata e il 29% a contesti socio- politici, mentre 31 casi su 81 (il 38,3%) sono avvenuti online;
  • La “cifra oscura” delle intimidazioni ai giornalisti: dalle attività di monitoraggio svolte da un’organizzazione della società civile italiana che, a differenza del centro specializzato, tiene conto anche degli episodi non denunciati alle autorità competenti, risultano 361 casi di minacce o altre forme di intimidazione nei confronti di giornalisti nel primo semestre del 2025, il che suggerisce una tendenza a non denunciare (secondo gli stakeholder, denuncia solo un giornalista su sei).

Diffamazione e notizie giudiziarie. Per quel che riguarda la raccomandazione di riformare le norme sulla diffamazione, la Commissione non ha registrato alcun ulteriore progresso, mentre alcuni stakeholder chiedono l’abolizione delle pene detentive (senza arrivare a una piena depenalizzazione) e di evitare sanzioni pecuniarie elevate che potrebbero avere un effetto dissuasivo sulla libertà di stampa.

Non vi sono sviluppi, infine, per quel che riguarda le norme su accesso e divulgazioni di informazioni giudiziarie cd. sensibili. Secondo alcuni portatori di interessi, le restrizioni ad accesso e divulgazione di queste informazioni avrebbero impatti sulla libertà di stampa, mentre il Governo ritiene che assicurino un giusto equilibrio tra la presunzione di innocenza e la libertà di informazione.

L’elenco delle raccomandazioni.

La Relazione sullo stato di diritto contiene una serie di raccomandazioni conclusive per l’Italia:

  • completare il sistema digitale di gestione delle cause in tutti i gradi di giudizio;
  • portare avanti l’attività legislativa volta a disciplinare in modo sistematico i conflitti di interessi e ad adottare norme complessive sul lobbying e istituire un registro operativo delle attività dei rappresentanti di interessi;
  • intensificare l’impegno per affrontare la pratica di incanalare le donazioni attraverso fondazioni e associazioni politiche e introdurre un registro elettronico unico per le informazioni sul finanziamento dei partiti e delle campagne;
  • portare avanti la riforma in materia di diffamazione e al contempo garantire la libertà di stampa, tenendo conto delle norme europee sulla protezione dei giornalisti;
  • costituire un’istituzione nazionale per i diritti umani tenendo conto dei principi di Parigi delle Nazioni Unite.