Premessa. L’Autorità Nazionale Anticorruzione ha pubblicato il rapporto “Corruzione e appalti in Italia (2020-2026)” contenente i dati relativi ai procedimenti penali per corruzione negli appalti comunicati all’Autorità e contenuti nelle note informative del Nucleo della GdF operante presso Anac.
Qui il Rapporto completo.
Nel periodo 1/01/2020 – 15/05/2026 risultano comunicati ad Anac 141 procedimenti penali per reati corruttivi (a vario titolo) con una media di 2 procedimenti penali al mese. Il valore complessivo degli appalti coinvolti nelle inchieste giudiziarie esaminate nelle note informative supera i 2,9 miliardi di euro. Tra le stazioni appaltanti coinvolte, oltre una su due è un Ente Locale. Tra i settori più esposti primeggiano i lavori pubblici.
I reati corruttivi contestati. Nei procedimenti penali evidenziati ad Anac sono stati individuati 378 reati contestati di interesse per l’Autorità.
Nello specifico si tratta di:
- Turbativa procedimento o gara (art. 353 e 353-bis cp): 28,3%
- Corruzione propria (art. 319): 22,2%
- Corruzione attiva dal lato del privato (art. 321, pene per il corruttore): 21,2%
- Truffa e truffa aggravata (art. 640 e 640-bis): 8,5%
- Imputazioni per reati ex D.Lgs. 231/2001: 5,6%
- Traffico di influenze illecite (art. 346-bis): 0,8%
- Concussione (art. 317): 0,8%
Su quest’ultimo punto, il Rapporto rileva come “l’assoluta marginalità del reato di concussione, presente in sole 3 note informative [sia] un sintomo di come le condotte corruttive avvengano assai raramente per costrizione esercitata dalla parte pubblica e più tipicamente tramite accordi”. Aggiunge il Rapporto che “la contropartita è spesso in denaro ma comprende anche utilità di vario tipo come assunzioni, viaggi e oggetti di lusso, ristrutturazioni, messa a disposizioni di automobili, sostegno elettorale (…) consulenze fittizie effettuate da società riconducibili al pubblico ufficiale o veri e propri sub-affidamenti”.
La geografia dei reati corruttivi contestati. Nei 141 procedimenti comunicati ad Anac, l’azione penale è stata esercitata da 100 Procure (tra cui: Roma: 10 casi; Catania, Messina, Napoli: 8 casi; Milano, Benevento: 7 casi; Palermo: 6 casi).
Sul piano regionale, quasi il 24% dei procedimenti penali è stato attivato in Sicilia, seguono la Campania con oltre il 18%, la Lombardia con il 10,4%, il Lazio con 9,6%, la Puglia con l’8,1%. Sul piano dell’incidenza percentuale degli episodi, primeggia sempre la Sicilia con 5,4 casi per milione di abitanti, seguita da Abruzzo 4,7, Campania 4,5, Puglia 2,6, Piemonte 1,9, Lazio 1,6, Emilia Romagna e Lombardia 1,1.

Le persone fisiche coinvolte. Nei procedimenti comunicati ad Anac sono coinvolte 994 persone fisiche, in maggioranza del mondo delle imprese:
- Rappresentanti delle imprese: 58,7%
- Esponenti delle stazioni appaltanti: 41,3%.
Complessivamente, figure apicali e non apicali quasi si equivalgono nel loro coinvolgimento, con una leggera prevalenza delle prime (53% del totale), mentre la forbice si divarica notevolmente tra settore privato e stazioni appaltanti:
- nel settore privato, le figure apicali raggiungono il 76% del totale (questo perché, nelle vicende in esame, i vertici e i rappresentanti legali delle imprese risultano necessariamente coinvolti),
- nelle stazioni appaltanti, le figure apicali (come Sindaci o Assessori) si fermano al 21% (questo perché, spiega la Relazione, “la turbativa degli appalti pubblici, anche qualora veda il coinvolgimento di esponenti apicali, richiede il concorso materiale di figure più operative quali i responsabili o membri degli uffici tecnici, responsabili unici di procedimento o di progetto, figure di supporto alle stesse, commissari di gara”).
Le stazioni appaltanti. Nei procedimenti corruttivi oggetto delle note informative comunicati ad Anac risultano coinvolte 212 stazioni appaltanti affidatarie di oltre 530 contratti o concessioni (in media 4 contratti per ognuna delle note informative).
Il dato più rilevante è che nel 53% dei casi le stazioni appaltanti sono rappresentate da Enti Locali. Nello specifico, le stazioni appaltanti coinvolte sono:
- Comuni: 46,2%
- Enti sanitari pubblici: 20,8%
- Società pubbliche: 14,2%
- Altri Enti locali (es. Regioni e Province): 6,6%
- Entri pubblici centrali (es. Ministeri e Agenzie governative): 5,2%.
A livello di settori maggiormente esposti primeggiano i lavori pubblici. Nello specifico:
- Lavori pubblici: 40%
- Servizi: 32%
- Forniture: 9,5%
- Appalti cd. misti: 13,5%.
Tra gli ambiti più ricorrenti, il Rapporto menziona la manutenzione stradale e del verde pubblico, i servizi di pulizia, la gestione dei rifiuti, la gestione dei centri di accoglienza, i servizi sociali e i servizi e forniture in ambito sanitario. Specifica, inoltre, che sono presenti casi di corruzione nel contesto di situazioni di somma urgenza/emergenza, spesso tramite affidamenti diretti (su questo punto l’Autorità richiama nel Rapporto particolare attenzione, anche per la sensibile crescita di tali affidamenti negli ultimi anni).
La fotografia, dunque, mostra che la corruzione è maggiormente concentrata nel settore dei lavori pubbliciespletati dai Comuni e più in generale dagli Enti Locali. Peraltro, spiega il Rapporto, dalla lettura degli atti emerge una “molteplicità e durata degli accordi illeciti”, con poche vicende isolate: “nella maggior parte dei casi, la corruzione è un sistema più ampio e consolidato finalizzato all’accaparramento degli appalti”.
Le imprese. Sono 490 le imprese coinvolte in episodi di corruzione. Per quelle di cui è stato possibile ricavare il dato dimensionale, emerge che nel 70% dei casi si tratta di imprese di piccola o piccolissima entità, mentre le medie imprese sono il 18,5% e le grandi imprese il 12,7%. Tuttavia, confrontando questi numeri con il totale delle imprese presenti in Italia, emerge come le medie e grandi imprese siano sovra-rappresentate nei reati corruttivi rispetto all’incidenza nell’economia. Infatti, le medie e grandi imprese costituiscono meno dello 0,5% del totale complessivo delle imprese, ma risultano responsabili del 31% dei casi di corruzione.
Gli strumenti di prevenzione e trasparenza. L’Autorità Anticorruzione ricorda che nel periodo 2014-2026 risultano proposte 72 misure straordinarie (soprattutto dai Prefetti), mentre sono 35 le imprese destinatarie di un “intervento” del Presidente Anac (alta sorveglianza). Secondo il Rapporto, la sola proposta di queste misure ha una sua valenza intrinseca, inducendo in molti casi l’operatore economico ad adottare misure utili e proattive.
Conclude il Rapporto che i fenomeni corruttivi “impongono di continuare ad affiancare la repressione con adeguate politiche di prevenzione e trasparenza”. Tra queste, l’Autorità ricorda:
- i protocolli di legalità,
- i controlli sui conflitti di interesse,
- i modelli previsti dal D. Lgs. 231/2001,
- le forme di vigilanza collaborativa volontaria.