Leggere la mafia dal territorio. Antonio Cracolici ci racconta il metodo di Pio La Torre su #Contagiamocidicultura

A cinquant’anni dalla storica relazione di minoranza presentata in Parlamento da Pio La Torre e da altri parlamentari della Commissione antimafia, quel documento torna oggi a parlare al presente grazie al volume “Leggere la mafia dal territorio. Il metodo di Pio La Torre. 50 anni dalla Relazione antimafia di minoranza”.

Il libro nasce dall’iniziativa della Commissione parlamentare d’inchiesta e vigilanza sul fenomeno della mafia e della corruzione in Sicilia, che ha deciso di ripubblicare gli atti e gli allegati di quella relazione: un lavoro di analisi e di ricostruzione del sistema mafioso che, già negli anni Settanta, rappresentò una svolta nel modo di leggere e comprendere il fenomeno.

A raccontarne il senso e l’attualità in questa puntata di #contagiamocidicultura è Antonello Cracolici, presidente della Commissione antimafia regionale. «Quella relazione cinquant’anni anni fa aprì una stagione completamente nuova nella interpretazione e nella conoscenza del fenomeno mafioso, anticipando per molti versi quello che la magistratura solo diversi anni dopo individuò in alcuni esponenti della politica, delle istituzioni, dell’economia di questa regione come uomini appartenenti ai clan mafiosi», spiega Cracolici.

La relazione di minoranza guidata da Pio La Torre rappresentò infatti uno dei primi tentativi sistematici di leggere la mafia come sistema di potere radicato nei territori, capace di intrecciare relazioni con politica, economia e istituzioni. Un metodo di indagine che, negli anni successivi, avrebbe contribuito a costruire nuovi strumenti di contrasto, fino all’approvazione della legge Legge Rognoni-La Torre, che introdusse nel codice penale il reato di associazione mafiosa e la confisca dei beni ai mafiosi.

«Oggi – dice ancora il presidente Cracolici – vogliamo riproporre quel metodo attraverso la pubblicazione di quegli atti proprio perché in un momento nel quale la mafia sembra essere meno violenta e quindi meno percepita come pericolo da parte dell’opinione pubblica abbiamo la necessità di ricordare a tutti noi che per combattere la mafia bisogna conoscerla e si conosce innanzitutto nei territori».

Un libro che invita a leggere la mafia partendo dai territori, proprio come fece Pio La Torre, ricordandoci che la lotta alle mafie non è solo compito della magistratura o delle forze dell’ordine, ma riguarda l’intera società. Una responsabilità collettiva che passa dalla conoscenza, dalla cultura e dalla partecipazione.

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