AMORE E MORTE A SCAMPIA, DAVIDE CERULLO RACCONTA “SOLDATINI DI PIOMBO” SU CONTAGIAMOCIDICULTURA

Questa settimana #CONTAGIAMOCIDICULTURA si muove tra i palazzi di Scampia per scoprire la storia di Davide bambino, ricercato dalla polizia già a 10 anni, spacciatore affiliato alla camorra a 14, gambizzato a 17 da un killer di un clan rivale e rinchiuso a 18 anni nel carcere di Poggioreale. Lì lo attende l’incontro più rivoluzionario della sua vita. Ecco la nuova pillola della rubrica di Avviso Pubblico nata per conoscere, analizzare e approfondire il sottobosco criminale, per prevenire e contrastare le infiltrazioni mafiose e i fenomeni corruttivi, per tentare di impedire che mafiosi e corrotti possano ancora continuare a danneggiarci.

Stavolta presentiamo la graphic novel “Soldatini di piombo. Amore e morte a Scampia” (BeccoGiallo Editore, 2022) di Davide Cerullo con le illustrazioni di Emanuele Fucecchi e la prefazione dello scrittore Erri De Luca.

Emanuele Fucecchi disegna la storia di Davide Cerullo, scrittore e fondatore e animatore dell’Albero delle Storie, l’associazione che ha strappato dall’incuria e dal degrado un pezzo di terra tra le Vele di Scampia. L’Albero delle Storie non è un parco giochi, ma uno spazio che sperimenta la possibilità per i bambini del quartiere di esigere il diritto all’infanzia, alla bellezza, alla poesia.

Quelle che a Davide erano state negate da bambino e di cui si è faticosamente riappropriato già a partire da quando era rinchiuso nel carcere di Poggioreale. Lì un giorno, tornando dall’ora d’aria, trova una Bibbia che apre a caso e trova il suo nome scritto per tre volte. Decide di strappare quelle due pagine che rappresenteranno per lui l’inizio di una rivoluzione interiore che lo riporterà alla vita e alla sua infanzia perduta. «Quando ero un bambino – confessa Cerullo – sognavo di avere una pistola. Adesso che sono grande sogno di essere un bambino».

Davide racconta l’isolamento e la marginalizzazione di chi vive in tutte le Scampia del mondo. Lo fa senza retorica. Da ogni parola strizza il succo della conoscenza diretta delle cose. «Vivo tutte le ore del quartiere, frequento i bar e le persone per strada. Mi serve per capire cosa sta accadendo in questo momento a Scampia. E non si prefigura nulla di buono per il futuro. Ecco perché dobbiamo difendere gli spazi di cultura, che non siano fini a se stessi, ma servano per non farsi intrappolare da un sistema che ci vuole schiavi. Dobbiamo restare liberi di scegliere».

E poi spiega come alle Vele di Scampia un bambino nasce bambino «e quindi l’unica soluzione per garantire che possa non sentirsi parte di una tragedia è costruire intorno a lui un’isola del tesoro. Ed è questa scelta educativa che dobbiamo portare avanti, e smettere di dare per scontato che i problemi siano più grandi rispetto alle mille occasioni di felicità. Per queste occasioni vale davvero la pena vivere, a Scampia e in ogni altro pezzo di mondo”.

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