Ci sono storie le cui trame appaiono confuse, come pagine sparpagliate su un tavolo. Un disordine che talvolta serve a nascondere una verità o a rimontarne una più rassicurante. Ma a volte è sufficiente riallacciare i fili nel verso giusto e quella verità emerge in tutta la sua chiarezza. È quanto hanno tentato di fare i giornalisti Stefano Baudino e Heniner Koenig nel loro “Stato-Mafia. La guerra dei trent’anni”, pubblicato PaperFIRST, la casa editrice de Il Fatto Quotidiano.
Gli autori ricostruiscono uno dei capitoli più complessi e controversi della storia italiana più recente: la cosiddetta trattativa Stato-mafia. Ma scelgono un nuovo punto di vista: far partire la storia dove solitamente altri l’hanno fatta finire, cioè nel momento in cui esplodono le bombe di Capaci e di Via D’Amelio. «Noi facciamo iniziare la nostra storia nel momento in cui Giancarlo Caselli da Torino scende a Palermo, si fa carico di una battaglia campale, cioè quella di prendere l’eredità come nuovo procuratore capo di Palermo dell’esperienza umana e professionale di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino», spiega Stefano Baudino.
Gli autori spostano quindi l’attenzione dagli anni delle stragi a quello che accade immediatamente dopo. Seguendo per trent’anni l’evoluzione della lotta alle mafie e delle indagini che hanno progressivamente cercato di andare oltre l’organizzazione criminale in senso stretto. Ed è sulle tracce «della cosiddetta zona grigia, quella dei colletti bianchi, quella dei politici collusi, dei membri, dei servizi segreti che si prestavano a giochi sporchi con la mafia» che gli autori si mettono. E che diventa uno degli elementi centrali del volume.
Baudino e Koenig mettono in fila vicende giudiziarie, inchieste e snodi politici e istituzionali che attraversano una parte significativa della storia italiana più recente. Un racconto che arriva al presente, concentrandosi anche sull’attività della Commissione parlamentare antimafia e su vicende che, secondo gli autori, restano ancora da chiarire.