Comuni sciolti per mafia. Il 12 novembre, a Roma, la presentazione di “Uno al mese”, il nuovo dossier di Avviso Pubblico

“Uno al mese. Lo scioglimento dei Comuni per mafia e la necessità di una riforma non più rinviabile” è il titolo del nuovo dossier di Avviso Pubblico sui comuni sciolti per infiltrazioni mafiose nel nostro paese. Un numero che la dice lunga sulla pressione che grava sugli Enti locali e racconta la sospensione democratica in cui vivono decine di migliaia di cittadini da Nord a Sud. Talvolta, anche per molti anni di seguito. Sono, infatti, oltre 400 i comuni sciolti per infiltrazione mafiosa dal 1991 (anno di approvazione della legge sugli scioglimenti) ad oggi.

Il nuovo dossier sarà presentato giovedì 12 novembre, alle 11.00, a Roma, presso la Sala Walter Tobagi della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, in Via delle Botteghe Oscure. L’evento sarà trasmesso anche in diretta streaming sul canale Youtube di Avviso Pubblico.

Ad illustrare il rapporto saranno Claudio Forleo, responsabile dell’Osservatorio parlamentare di Avviso Pubblico e Ludovica Ioppolo, Ricercatrice Istat.

Sono attesi gli interventi di Matteo Lepore, sindaco di Bologna e coordinatore ANCI delle Città metropolitane; Maurizio De Lucia, procuratore della Repubblica di Palermo; e Wanda Ferro, sottosegretario di Stato al ministero dell’Interno. A moderare l’incontro Enrica Riera, giornalista del Domani.

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«Le organizzazioni criminali mafiose hanno imparato ad approfittare della globalizzazione dei mercati e hanno fatto propri i progressi delle tecnologie per gestire gli affari. E tuttavia, ieri come oggi, il rapporto delle mafie con il territorio e con la politica resta un elemento centrale, perché se la politica nazionale troppo spesso non si occupa di mafie, le mafie si occupano certamente della politica, soprattutto a livello locale», commenta il Presidente di Avviso Pubblico, Roberto Montà.

Accanto alle proposte per una riforma della legge sugli scioglimenti, questo dossier propone anche una nuova analisi sul fenomeno, grazie alla collaborazione con l’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) che ha indagato una delle principali criticità legata al fenomeno – il reiterato scioglimento di uno stesso Ente – con lo scopo di far emergere delle “red flags”, ovvero indicatori di rischio in grado di capire quali Comuni sono maggiormente vulnerabili alle mire mafiose rispetto ad altre amministrazioni prive di quelle peculiarità.

Ma c’è un’altra novità. Il nuovo rapporto racconta anche la primavera di alcuni comuni dopo un lungo periodo di scioglimento e sospensione della democrazia. Sono storie di resistenza e riscatto di intere comunità stanche del cappio asfissiante delle cosche. Storie di rinascita e di una corretta gestione del bene comune, che restituiscono alla politica la dignità dell’agire democratico. È il caso della resistenza organizzata alla camorra a Casal di Principe; o quello di Siderno, in Calabria, dove si è lavorato per ricostruire il patto di fiducia tra politica e cittadini; o ancora quello di Monte Sant’Angelo in Puglia, dove la legalità è diventato un progetto collettivo.

Il dossier, infine, ospita anche i contributi di due Senatori della Repubblica, Salvatore Sallemi e Walter Verini che, da membri della Commissione Parlamentare Antimafia, hanno illustrato il loro punto di vista sulla riforma degli articoli del Testo Unico degli Enti Locali che disciplinano l’istituto dello scioglimento. Perché una riforma della legge non è più rinviabile, se si vuole aiutare gli enti locali commissariati per mafia a recuperare in pieno il proprio percorso democratico.

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