Strage di via Carini: a 36 anni di distanza Avviso Pubblico ricorda Carlo Alberto Dalla Chiesa, Emanuela Setti Carraro e Domenico Russo

Ricorre oggi il trentaseiesimo anniversario del brutale assassinio dell’allora prefetto di Palermo Carlo Alberto Dalla Chiesa, di sua moglie Emanuela Setti Carraro e dell’agente di scorta Domenico Russo, uccisi a colpi di Kalashnikov la sera del 3 settembre 1982 mentre percorrevano via Isidoro Carini, a Palermo.

Nella primavera di quello stesso anno, all’indomani dell’omicidio di Pio La Torre, stanti gli ottimi risultati raggiunti contro il terrorismo al comando del Nucleo speciale di polizia giudiziaria dei Carabinieri, il generale Dalla Chiesa venne congedato dall’Arma e nominato dal Consiglio dei ministri prefetto di Palermo. Il proposito del Governo era quello di replicare verso Cosa nostra l’efficace opera repressiva attuata nei confronti, in particolare, delle Brigate Rosse. Dalla Chiesa, inizialmente restio nell’accettare l’incarico, venne poi convinto con la promessa dell’attribuzione di poteri straordinari per il contrasto delle cosche mafiose, che in quegli anni stavano letteralmente macchiando le strade della Sicilia col sangue di numerosi uomini dello Stato e non solo.

In una celebre intervista rilasciata a Giorgio Bocca il 10 agosto 1982, neanche un mese prima di essere ucciso, Dalla Chiesa ebbe modo di chiarire che non era stato ancora definito «il carattere della specifica investitura» con la quale venne fatto partire alla volta di Palermo, così come d’altronde era ben conscio del rischio di essere uccisi che corrono gli uomini delle Istituzioni nel momento in cui vengono lasciati soli.

Dalla Chiesa era convinto che «con un paziente lavoro psicologico si può sottrarre alla Mafia il suo potere», e aggiunse, con una straordinaria lucidità interpretativa: «La Mafia ormai sta nelle maggiori città italiane dove ha fatto grossi investimenti edilizi, o commerciali e magari industriali. Vede, a me interessa conoscere questa “accumulazione primitiva” del capitale mafioso, questa fase di riciclaggio del denaro sporco, queste lire rubate, estorte che architetti o grafici di chiara fama hanno trasformato in case moderne o alberghi e ristoranti à la page. Ma mi interessa ancora di più la rete mafiosa di controllo, che grazie a quelle case, a quelle imprese, a quei commerci magari passati a mani insospettabili, corrette, sta nei punti chiave, assicura i rifugi, procura le vie di riciclaggio, controlla il potere».

«Ho capito una cosa, molto semplice ma forse decisiva – aggiunse nelle ultime battute – gran parte delle protezioni mafiose, dei privilegi mafiosi certamente pagati dai cittadini non sono altro che i loro elementari diritti. Assicuriamoglieli, togliamo questo potere alla Mafia, facciamo dei suoi dipendenti i nostri alleati».

Il 4 settembre 1982, in via Carini venne affisso un cartello recante la scritta: «Qui è morta la speranza dei palermitani onesti». Ricordare oggi Carlo Alberto Dalla Chiesa, sua moglie e l’agente che li proteggeva serve proprio a questo, a rafforzare la memoria collettiva di tutti coloro che vedono nello Stato l’unico possibile presidio di equità, giustizia e libertà.

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