“SE QUESTO È UN GIOCO”: PRESENTATO, A ROMA E IN STREAMING, IL PROGETTO DI AVVISO PUBBLICO E FONDAZIONE ADVENTUM PER PREVENIRE LA DIPENDENZA DA GIOCO D’AZZARDO

È stato presentato questa mattina, Venerdì 19 novembre, in apertura dell’Assemblea nazionale di Avviso Pubblico che si è svolta a Roma, presso la sede della Regione Lazio e in diretta streaming sui canali social di Avviso Pubblico, Se questo è un gioco, un progetto sperimentale realizzato da Avviso Pubblico e da Fondazione Adventum, grazie ai fondi dell’Otto per mille della Chiesa Avventista, attraverso il portale web www.sequestoeungioco.org.

Il progetto “Se questo è un gioco”, mira ad intercettare online il giocatore d’azzardo e i soggetti a rischio, invitandoli in un percorso di presa di consapevolezza e ad un dialogo tramite i social media, allo scopo di fornire aiuto concreto sia a loro che ai suoi familiari, con un servizio di chat di supporto e con il link diretto ai SerD di riferimento territoriale. Obiettivo del progetto è anche quello di informare e approfondire il tema del gioco d’azzardo e dei suoi correlati a favore dei media e degli stakeholder di riferimento, per configurandosi come portale di sensibilizzazione nel quale far intervenire esperti e parti interessate.

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“Quando si parla di gioco d’azzardo spesso si parla anche di sovraindebitamento e usura. Sono diversi i giocatori che una volta esperito ogni tentativo utile di recuperare soldi nel circuito familiare e/o amicale finiscono nelle mani di usurai”, dichiara il Presidente di Fondazione Adventum, Franco Evangelisti. “Per questo la nostra Fondazione ha creduto sin da subito in questo progetto sperimentale presentato da Avviso Pubblico. Quello che ci auguriamo è che attraverso l’informazione e la conoscenza i giocatori e le loro famiglie, possano rendersi conto, prima di arrivare nelle mani degli usurai, dei rischi e dei pericoli che può causare questa dipendenza. La Fondazione Adventum vede e apprezza il grande impegno, la passione degli operatori di Avviso Pubblico e li ringrazia per l’attenzione ai bisogni del singolo, di solito nascosti dalle statistiche dei grandi numeri”.

“È fondamentale far emergere la reale portata del dramma rappresentato dalla dipendenza da gioco d’azzardo. C’è troppa differenza tra i numeri ufficiali delle persone che si rivolgono ai Servizi per le dipendenze e le stime che l’Istituto Superiore di Sanità e il Ministero della Salute diffondono da almeno dieci anni”, aggiunge Andrea Bosi, Vicepresidente di Avviso Pubblico e assessore del Comune di Modena. “I numeri ci mostrano chiaramente l’entità del danno sociale ed economico che l’azzardo di massa genera. Per questo motivo abbiamo deciso di realizzare questo portale che prova a rendere consapevole la società sulle conseguenze di rischi e dei problemi legati alla pratica dei giochi d’azzardo, provando a mettersi dalla parte di coloro che giocano e dei soggetti più a rischio”.

A seguire il Portavoce della Campagna “Mettiamoci in Gioco” Don Armando Zappolini ha sottolineato che, alla luce delle statistiche relative alle persone con problemi di dipendenza, “il gioco legale non può essere definito un gioco sicuro”. Non solo: il gioco legale non può essere considerato sicuro nemmeno rispetto al rischio di infiltrazioni mafiose. In questo quadro Don Armando Zappolini ha ricordato l’importanza che lo Stato non smentisca le scelte già compiute (su tutte, il divieto di pubblicità), e faccia ulteriori passi nella direzione di concentrare e ridurre l’offerta di gioco, anche orientandosi a rinunciare ad una parte dei 10 miliardi di euro incassati dall’erario, a tutela della salute pubblica e del bene comune.

Adele Minutillo del Centro Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità ha ricostruito, nel suo intervento, il funzionamento dei servizi di contrasto alle dipendenze, anche rispetto alle nuove sfide che stanno emergendo in questa fase. Su questo terreno, ad esempio, Adele Minutillo ha ricordato che con la pandemia è cresciuta la dipendenza da gioco online: ciò mette in risalto la necessità di adottare risposte differenziate e specifiche rispetto alle singole tipologie di soggetti (per differenza di età, di genere, di professione, ecc). Il tema va affrontato come un problema di salute pubblica e sociale, e deve passare anche per il rafforzamento del personale dei Ser.D.

Stefano Saracchi, dirigente dell’Ufficio Giochi Numerici e Lotterie di ADM, ha invece sottolineato, l’intelligenza del Progetto “Se questo è un gioco”, a cui ADM guarda con grande attenzione. Saracchi ha poi esposto alcune delle problematiche che ADM affronta nella sua attività, a partire dal tema dell’illegalità nel gioco, rispetto al quale vanno comprese le patologie presenti nel gioco legale (tra cui quella della criminalità). Su questo terreno, l’impegno prioritario ribadito da ADM è quello di mettere in campo una forte attività di vigilanza, che non può che partire dalla definizione dei confini dei mercati legali, anche con la App Gioco Sicuro, lanciata con lo scopo di porre un argine all’illegalità, ben sapendo che il passo immediatamente successivo dovrà comunque essere quello di predisporre una efficace attività informativa rispetto ai rischi che il gioco porta con sé.

Giovanni Endrizzi, Vice Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul gioco illegale e sulle disfunzioni del gioco pubblico, in chiusura dell’incontro, ha invece affrontato le contraddizioni dell’attuale sistema di regolazione del gioco e le linee di riforma che la legge di riordino del settore dovrebbe mettere in campo. In primo luogo, il Sen. Endrizzi ha espresso le proprie perplessità a proposito della definizione di gioco sicuro (“sarebbe come parlare di tabacco sicuro”): è necessario, invece, interrogarsi sulle ragioni dell’anelasticità della domanda di gioco, la cui risposta non può che passare dalla componente dipendenza. In questo quadro, è un vero e proprio cortocircuito porre tra gli obiettivi l’invarianza del gettito erariale da gioco. La riforma che ci si appresta a varare deve concentrarsi sulla riduzione della domanda, sull’aumento dei controlli e sulla riduzione dell’offerta (il che semplifica, naturalmente, anche l’attività di vigilanza).

 

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