Referendum sulla riforma della giustizia. Informazioni per votare con consapevolezza e responsabilità

Il 22 e 23 marzo, le cittadine e i cittadini italiani saranno chiamati ad esprimersi sul referendum costituzionale confermativo, relativo alla cosiddetta “riforma della giustizia”, che interviene sull’ordinamento della magistratura.

I punti cardine del disegno di legge costituzionale – approvato definitivamente dal Senato il 30 ottobre 2025, in seconda votazione, con maggioranza assoluta, ma non dei due terzi – sono rappresentati dalla separazione tra carriera giudicante e requirente, l’istituzione di due Consigli superiori della magistratura – eletti attraverso il sistema del sorteggio – e l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare che avrà il compito di giudicare i magistrati in relazione ad abusi, negligenze e comportamenti che non rispettano la deontologia professionale.

Il dibattito politico sviluppatosi in questi mesi in relazione alla riforma costituzionale, è stato caratterizzato da una forte polarizzazione e dall’utilizzo, in diverse occasioni, di toni accesi che purtroppo non hanno favorito un confronto costruttivo tra gli schieramenti tale da permettere alle cittadine e ai cittadini di comprendere a fondo l’importanza della proposta di riforma costituzionale sulla quale sono chiamati ad esprimersi con il referendum.

Le visioni sulla proposta di riforma sono contrapposte. Da un lato, essa viene descritta come necessaria per risolvere diversi problemi che da anni attanagliano il sistema giustizia, tra cui il garantire la terzietà del giudice, l’evitare l’influenza delle cosiddette “correnti” e la politicizzazione della magistratura; dall’altro chi, al contrario, considera la riforma non solo inadatta ad affrontare le criticità del sistema giustizia, ma una minaccia, seria e concreta, all’indipendenza e all’autonomia della magistratura.

Avviso Pubblico considera l’appuntamento referendario del 22 e 23 marzo come un momento molto importante della storia italiana. In casi come questi, a prescindere dal colore politico delle maggioranze parlamentari, l’Associazione cerca – come ha sempre fatto in questi trent’anni – di guardare al merito delle proposte, a partire da un’osservazione oggettiva della realtà e dello stato delle cose.

Avviso Pubblico, richiamandosi alle parole pronunciate dal Presidente della Repubblica nella seduta del Consiglio superiore della magistratura del 18 febbraio 2026, invita i rappresentanti di tutte le istituzioni ad assumere comportamenti di rispetto reciproco e di confronto democratico, in modo da garantire l’autorevolezza dello Stato, il perseguimento degli interessi del Paese e di non alimentare il senso di sfiducia che da tempo permea la società italiana che si riflette, tra l’altro, in un tasso di astensionismo elettorale crescente.

L’Associazione, rispettando profondamente le posizioni di tutte le forze politiche e richiamandosi allo spirito e all’equilibro dei costituenti, ritiene che qualsiasi proposta di riforma costituzionale, vista la sua importanza e delicatezza, dovrebbe essere sempre fatta oggetto di un confronto parlamentare, accurato e profondo, allargato anche a studiosi ed esperti qualificati. Ogni riforma di natura costituzionale, infatti, deve garantire l’autonomia e l’indipendenza tra i poteri dello Stato, elemento indispensabile per assicurare un equilibrato e corretto funzionamento delle istituzioni, il sistema di check and balances, la tutela dei principi e dei valori della nostra Costituzione unitamente a quelli della democrazia liberale.

Il senso del termine “riforma” rimanda all’idea di un miglioramento della situazione esistente, per realizzare il quale è necessario che le persone chiamate ad operare in seno alle istituzioni, anche del potere giudiziario, siano espressione di competenza, autorevolezza e responsabilità. Questi elementi si garantiscono attraverso una selezione basata non su criteri casuali ma, al contrario, su criteri rigorosi e oggettivi, al fine di garantire il perseguimento di interessi generali e non particolari.

Senza adeguati investimenti in risorse umane, economiche e strumentali nessuna riforma potrà veramente definirsi tale. Questo vale anche per il sistema giudiziario italiano.

Avviso Pubblico invita tutte le cittadine e tutti i cittadini ad andare a votare il 22 e 23 marzo e di farlo in modo informato, consapevole e responsabile. Per questo, nelle pagine che seguono vengono forniti informazioni, dati e statistiche ufficiali sul sistema giudiziario italiano, materiali parlamentari sulla proposta di riforma e, da ultimo, la segnalazione di articoli, libri e video di coloro che sostengono le ragioni del Sì e del No al referendum.

I problemi della giustizia in Italia

La narrazione sui problemi vede la giustizia italiana afflitta da diverse criticità. Le principali sono:

  • lentezza dei procedimenti penali e civili, che genera incertezze, non solo nei cittadini ma anche nelle imprese e negli investitori;
  • carenza di risorse umane, sia relativamente al numero dei magistrati che in tema di personale amministrativo;
  • inefficienza, a fronte di una carenza di risorse umane, il nostro Paese spenderebbe più della media europea;
  • scarsa informatizzazione, indicata come una delle concause della lentezza dei procedimenti.

Fonti e dati alla mano, andiamo ad analizzare tale narrazione.

Il divario di durata dei procedimenti in Italia e in Europa

Uno degli indicatori fondamentali per comprendere il funzionamento della giustizia è la sua capacità di fornire risposte alle esigenze della cittadinanza attiene alle sue tempistiche.

Secondo l’ultimo rapporto CEPEJ 2024 (dati 2022), la durata media dei procedimenti penali in Europa è pari a 133 giorni in primo grado, 110 in secondo grado e 101 in terzo grado: totale 344 giorni.

Secondo il Ministero della Giustizia (sezione dati e statistiche, I semestre 2025), in Italia il tempo di trattazione – cosiddetto disposition time – penale è di 313 giorni in Tribunale, 476 in Corte d’Appello e 77 in Cassazione: totale 866 giorni. In sede civile il disposition time italiano è di 1.814 giorni (458 giorni in Tribunale, 467 in Corte d’Appello e 889 in Cassazione).

La mole dei procedimenti pendenti che ostacola la giustizia

Uno dei fattori che più incide sui tempi è, naturalmente, quello della pendenza dei procedimenti nelle varie sedi.

In sede civile, secondo il Ministero della Giustizia (sezione dati e statistiche, III trimestre 2025) risultano pendenti quasi 1 milione e mezzo di provvedimenti (così suddivisi: 1,2 milioni in Tribunale, 147mila in Corte d’Appello, e 80mila in Cassazione). Rispetto alla base-line 2019, il calo è del 23%, quando erano quasi 1,9 milioni (al calo contribuiscono maggiormente Corte d’Appello e Cassazione, mentre la media dei Tribunali si attesta intorno al 20%).

In sede penale, risultano pendenti circa 1 milione di procedimenti (821mila in Tribunale, 164mila in Corte d’Appello e 13mila in Cassazione). Rispetto alla base-line 2019, il calo in questo caso si assesta al 30% (in primo grado è al 28,7%).

La carenza di personale

Un altro tema cruciale è quello del personale. Secondo l’ultimo rapporto CEPEJ 2024 (dati 2022), in Italia ci sono:

  • nel settore civile: 5,95 giudici ogni 100mila abitanti (media europea: 14,34);
  • nel settore penale: 5,31 giudici ogni 100mila abitanti (media europea: 6,20) e 3,8 PM ogni 100.000 abitanti (media europea: 11,2).

In Italia ci sono circa 9200 magistrati: il 13,4% in meno rispetto all’organico fissato dalla legge. Sul piano amministrativo, la Relazione del Ministero sull’amministrazione della giustizia (anno 2025) evidenzia che la scopertura nazionale di personale amministrativo attualmente è pari al 30,61%.

Ufficio per il Processo: la questione della stabilizzazione del personale

La struttura dell’Ufficio per il processo (UPP), prevista dal PNRR, con l’obiettivo di contribuire alla riduzione dell’arretrato e della durata dei processi, ha potuto contare su assunzioni a tempo determinato di circa 9mila addetti con compiti di studio, ricerca, redazione di bozze di provvedimenti, e di quasi 3mila unità di personale amministrativo e tecnico, a supporto delle cancellerie e di altri progetti in essere.

Come tutti gli investimenti PNRR, anche questo è soggetto a scadenza nel 2026.  Il Decreto Legge 19/2024 (art. 22) detta i criteri per la stabilizzazione del personale che è stato assunto. Il Ministero della Giustizia prevede risorse per la stabilizzazione di 9.368 lavoratori, sul totale di 11.211. Sulla base di queste stime, restano ancora da stabilizzare quasi 2mila unità di personale.

La spesa italiana per la giustizia: la questione dell’utilizzo delle risorse

Secondo l’ultimo rapporto CEPEJ 2024 (dati 2022), in Italia il budget per il sistema giustizia ammonta a 100,6 euro per abitante, pari allo 0,31% del PIL nazionale. La media europea si assesta su una spesa di 85,4 euro per abitante e su un rapporto col PIL pari a quello italiano.

La riflessione che va fatta è, dunque, su come vengono utilizzate da parte del Ministero della Giustizia le risorse stanziate. È un tema che riguarda, in particolare:

  • l’allocazione delle risorse sul personale che opera nel settore;
  • gli strumenti che vengono messi a disposizione per informatizzare il sistema.

Digitalizzazione: migliorare sul procedimento penale  

L’uso della tecnologia digitale nei sistemi giudiziari è un aspetto cruciale. Dati interessanti su questo aspetto li raccoglie ed elabora la Commissione europea con il Report “Justice Scoreboard”.

L’Italia, stando ai dati europei 2025, mostra dati complessivamente positivi sulla digitalizzazione, soprattutto nei Tribunali, mentre sul piano delle soluzioni digitali per condurre e seguire i procedimenti penali nelle Procure il lavoro da compiere è ancora lungo, tant’è che il nostro Paese è fanalino di coda nella statistica europea.

Documentazione parlamentare

A sostegno del SÌ

Articoli

Libri

  • Carlo Nordio, Una nuova giustizia, Guerini & Associati, 2026

  • Emilia Rossi, Certo che si! Il referendum tra realtà e propaganda, Castelvecchi, 2026

  • Lorenzo Zilletti e Gian Domenico Caiazza, La verità sulla riforma della magistratura – Perché è giusto votare sì, Liberilibri, 2026

A sostegno del NO

Articoli

Libri

  • Antonella Mascali, Piergiorgio Morosini, Mani legate. La separazione delle carriere per addomesticare la giustizia, Paper First, 2026

  • Stefano Passigli, Nordio. Ragioni e pericoli di una riforma, Passigli editore, 2026

  • Nello Rossi e Armando Spataro, Le ragioni del no – La posta in gioco nel referendum costituzionale, Laterza, 2026

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