È il 1993 quando dalla Prefettura di Modena chiamano Massimo Calzolari, giovane sindaco di Savignano sul Panaro. Lo avvertono della presenza di strane società, in odore di mafia, interessate agli appalti in tutta la provincia. In un pezzo di Nord Italia che allora si credeva immune da questo fenomeno, in realtà i clan facevano già da tempo i loro sporchi affari.
L’anno prima l’Italia è stata sconvolta dallo scoppio di Tangentopoli a Milano. Poi le bombe di Cosa nostra a Capaci e Via D’Amelio. E nel 1993 il tritolo scuote Firenze, Roma e Milano. Una stagione stragista che inaugura una consapevolezza nuova nella coscienza collettiva: le mafie non sono solo un fatto del Sud Italia. È in questo clima di urgenza e bisogno di capire che tredici sindaci e un assessore regionale, il 22 maggio 1996 si riuniscono a Roma per dare vita ad Avviso Pubblico.
L’associazione «nasce da un bisogno, da un desiderio, prende forma dentro alcuni avvenimenti decisivi, cresce nelle relazioni che riesce a mettere in campo nel corso delle sue attività. Negli anni ha anche bisogno di guardarsi indietro per misurare la strada percorsa, per rinnovare il patto e la passione che la animano. La strada di Avviso Pubblico è questo e molto altro», avverte Checchino Antonini, giornalista e scrittore, che insieme a Giulia Migneco (responsabile della Comunicazione di Avviso Pubblico), ha curato il volume “Mettiamo il Bene in Comune” (Scintille di Futuro).
Quel giovane sindaco di allora è uno dei tanti promotori di Avviso Pubblico e ne diventa il primo presidente. Il libro ne ripercorre la storia, dà voce a lui e ai quattro presidenti che sono seguiti in questi trent’anni: Enza Rando, Andrea Campinoti e Roberto Montà, il presidente ancora in carica. Ciascuno di loro è testimone e attore di una stagione specifica dell’associazione.
«Abbiamo cercato di ricostruire questa storia sia con i documenti, sia dalla voce viva di chi le ha dato vita, ma anche di chi ha intrecciato dei rapporti: dai compagni di strada, magistrati, studiosi, attiviste e attivisti, familiari di vittime innocenti delle mafie», spiega ancora l’autore del volume.
«Ricostruendo la storia abbiamo trovato molti altri possibili punti di partenza, ma soprattutto quei fili rossi che arrivano fino ad oggi con un’associazione che continua a crescere sia in consapevolezza sia in ampiezza e che ormai svolge un ruolo imprescindibile nel contrasto alle politiche e alle economie criminali», ci ricorda Antonini.
Oggi Avviso Pubblico conta oltre seicentoventi soci e continua a crescere. È un grande arcobaleno istituzionale che condivide un obiettivo comune: costruire una cultura della consapevolezza e della partecipazione civile alla vita democratica del Paese.