Mafie nel Lazio: analisi del Rapporto 2018 dell’Osservatorio regionale per la sicurezza e la legalità

Presso l’ex GIL, storico palazzo di Trastevere recentemente riaperto al pubblico e ribattezzato WEGIL, si è tenuta nella mattinata di lunedì 23 aprile la presentazione del III° Rapporto “Mafie nel Lazio”, curata dall’Osservatorio per la sicurezza e la legalità della Regione Lazio. Si tratta di un resoconto documentato delle principali inchieste giudiziarie sulle organizzazioni criminali operanti nel Lazio, dei documenti istituzionali e degli interventi pubblici sul fenomeno mafioso nel periodo da luglio 2016 a dicembre 2017.

All’evento, introdotto e moderato da Gianpiero Cioffredi, presidente del suddetto Osservatorio, hanno preso parte tutte le più alte cariche delle Forze di polizia della provincia di Roma, il Prefetto di Roma Paola Basilone, nonché don Luigi Ciotti, fondatore e presidente dell’Associazione Libera.

«Roma si conferma una centrale importante del narcotraffico mondiale» esordisce con preoccupazione Cioffredi. Sono oltre cento le piazze di spaccio della Capitale organizzate sul “modello Scampia”, con assunzione da parte dei gestori delle stesse di un atteggiamento tipico delle tradizionali organizzazioni mafiose, tanto da far parlare di una capacità di “contagio” del metodo mafioso. Nello sconforto che ha accompagnato l’elencazione di una serie di dati riassuntivi della dimensione del fenomeno non è mancato, però, da parte del presidente dell’Osservatorio, oltre al dovuto plauso alla capacità delle forze dell’ordine di porsi come sempre più credibile argine all’illegalità, un pensiero ad una coraggiosa ed importante iniziativa. Si terrà, infatti, il 12 maggio l’inaugurazione della prima libreria di Tor Bella Monaca, quartiere della periferia est di Roma ricorrente nelle cronache soprattutto per via delle numerose consorterie criminali che ivi operano.

Sono poi intervenuti il Colonnello Francesco Gosciu, capo del Centro Operativo DIA di Roma, e il Colonnello Gerardo Mastrodomenico, comandante del G.I.C.O. della G.d.F. di Roma, il quale ha tenuto a sottolineare che non è più possibile sostenere che le mafie possano trovare nel territorio laziale un luogo in cui mimetizzarsi, in quanto l’attività di contrasto ha ormai raggiunto significativi livelli di efficacia.

«Fintantoché il contrasto alla mafia sarà ad esclusivo appannaggio di Forze di polizia e magistratura – ha però aggiunto il Questore di Roma, Guido Marino, ponendo l’attenzione sul deficit di educazione nel campo della legalità – la strada sarà in salita». Rievocando la mai banale considerazione sul fatto che «lo Stato siamo tutti noi», il Generale Antonio De Vita, comandante provinciale dei Carabinieri di Roma, ha ripreso il tema “educazione” posto dal questore, dedicando un’attenzione particolare al consumo di droghe: «È necessario agire per l’abbattimento della domanda di droga, il traffico della quale costituisce il vero motore delle mafie. E per fare ciò bisogna intervenire sull’educazione dei soggetti protagonisti di quella domanda, con un riguardo particolare ai giovani». Sono poi seguiti gli interventi del prefetto di Roma, Paola Basilone, e del Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, il quale ha tenuto a sottolineare che, per un contrasto efficace delle mafie, «è necessaria un’assunzione di responsabilità da parte di tutti, a partire dai livelli istituzionali», e come il Rapporto prodotto dall’Osservatorio del Lazio costituisca un preciso impegno in questa direzione.

La mattinata si è conclusa con un energico e stimolante intervento di don Ciotti, che ha anzitutto suggerito la stesura di una versione per ragazzi del Rapporto, affinché anche i più giovani possano accedere alla conoscenza del fenomeno mafioso; conoscenza che rappresenta «la via maestra verso il cambiamento». Pur mostrandosi anch’egli debitamente riconoscente per l’azione delle forze dell’ordine, don Luigi non ha mancato di rivolgere alcuni ammonimenti ed inviti alle istituzioni, a partire dalla oggi più che mai necessaria adozione in Italia di «un progetto organico e simultaneo di contrasto alle mafie»; un progetto che vada oltre la mera azione di contrasto, e che sappia anche agire nel senso di una riduzione delle distanze nel campo sociale e culturale, spesso sfruttate dal crimine organizzato per sostituirsi all’azione dello Stato. «Abbiamo bisogno di cittadini più responsabili. Ho il sogno di una “città educativa”, di una “regione educativa”. Oltre la famiglia, oltre la scuola, pure sempre fondamentali, ci vuole educazione ad un livello più alto».

Sul sito di Avviso Pubblico, nell’ambito della sezione Mafie, è disponibile una sintesi dettagliata del Rapporto 2018, unitamente agli altri documenti predisposti in passato dall’Osservatorio e dalla Commissione antimafia della regione Lazio.

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