Domani, giovedì 25 giugno, a Napoli si terrà la tredicesima edizione del Premio Nazionale Amato Lamberti nel corso del quale verranno consegnate anche tre borse di studio per tesi di Laurea Magistrale e per tesi di Dottorato. Tra i vincitori c’è Lorenzo Sorgente, che, per il corso di dottorato in studi sulla criminalità organizzata Dipartimento di studi internazionali, giuridici e storico-politici dell’Università di Milano ha discusso la tesi dal titolo: “La partita degli spalti. relazioni tra tifoserie e criminalità organizzata nel calcio moderno”, tutor, la prof.ssa Monica Massari; Co-tutor, prof. Vittorio Martone e coordinatore del dottorato, prof. Fabio Basile. Pubblichiamo l’introduzione dell’elaborato che nei prossimi mesi sarà pubblicata nel sito del premio.
Lorenzo Sorgente*
La ricerca si concentra su un tema di particolare attualità sul quale tuttavia non si ha ancora una consolidata letteratura scientifica, e risponde alla volontà di sviluppare uno sguardo sociologico sull’argomento degli episodi di contatto tra l’ambiente del tifo e quello della criminalità. Il nucleo centrale del lavoro consiste nella presentazione di quanto raccolto nel corso di un’intensa attività di ricerca etnografica mirata alla descrizione delle tifoserie di Lazio e Inter e delle relative formazioni del tifo organizzato, con particolare riferimento a quelle che popolano le due curve.
A partire da ciò, sono stati osservati i casi in cui l’ambiente tifoso e quello criminale sono entrati in contatto, sia al livello individuale sia per quanto concerne le organizzazioni di curva. Per il caso laziale è stata ricostruita la storia di Fabrizio Piscitelli, noto leader del tifo biancoceleste, alla luce della sua duplice frequentazione dello stadio e dei circuiti criminali capitolini. A questo approfondimento segue la presentazione della vicenda giudiziaria nota come Tentata scalata alla Lazio, per la quale sono stati recentemente assolti in appello i tifosi laziali, inizialmente accusati di tentata estorsione ai danni del presidente del club.
Il caso interista si è sviluppato a partire dalla biografia di Vittorio Boiocchi, storico fondatore del primo gruppo della curva interista e divenuto noto anche all’infuori del mondo tifoso in seguito al suo violento omicidio, avvenuto il 29/10/2022. L’approfondimento prosegue con la ricostruzione dell’inchiesta Doppia curva, che ha portato alle condanne in primo grado di diversi leader tifosi nerazzurri per il reato di associazione a delinquere con aggravante mafiosa.
Lo studio non intendeva validare specifiche ipotesi di ricerca, ma descrivere le vicende osservate a partire dai contesti sociali in cui si verificano. Da un punto di vista complessivo, il tifo calcistico si dimostra un fenomeno sociale articolato, al cui interno le formazioni di curva rivestono un ruolo primario e organizzano un ampio insieme di attività. Scendendo nel merito del rapporto tra curve e criminalità, le due biografie dei leader tifosi non consentono di intravedere una complementarità tra militanza tifosa e interessi malavitosi, ma evidenziano la particolare abilità dei soggetti osservati di abitare al contempo diversi ambienti sociali.
In entrambe le vicende inerenti ai gruppi di curva i principali elementi di criticità sembrano risiedere nell’instabilità delle organizzazioni tifose, gestite in maniera opaca quando non illegale, e nel loro complicato rapporto con le società sportive, formalmente vietato ma diffuso nella pratica. In conclusione, dalla tesi emerge la necessità di sviluppare ulteriori ricerche sull’argomento e di valorizzare il confronto tra le prospettive da cui viene osservato: quella istituzionale, quella di chi abita le curve e quella di chi prova a studiarle.
La partita degli spalti | Introduzione
Pur condensata in un periodo relativamente breve (un anno di studio, uno di lavoro sul campo e circa diciotto mesi per analizzare i materiali raccolti e scrivere la tesi), questa ricerca ha una storia più lunga dei tre anni e mezzo nei quali si è svolta.
Nato in una città particolarmente legata al calcio ho iniziato a tifare la mia squadra ancor prima di vederla giocare, e sono entrato a far parte della “comunità rossoblù” da bambino senza avere una precisa idea di cosa ciò significasse. Tutto si è reso più comprensibile e concreto da ragazzo grazie alla frequentazione dello stadio: le prime volte con lo zio, poi con i compagni di scuola e infine con quelli dello stadio. In famiglia come nelle relazioni amicali, il pallone e ciò che gli gira intorno sono sempre stati argomenti di conversazione e riflessione.
L’università ha modificato tale scenario, mi sono trasferito in un’altra città e pur mantenendo la passione per i miei colori ho ridotto la frequentazione dello stadio. Proprio questo distacco, che ha scatenato in me la nostalgia dell’esperienza della partita dal vivo e della chiacchiera calcistica, ha creato i presupposti per la nascita di una curiosità sul tifo in quanto fenomeno sociale. Nel contesto del Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino ho potuto dar seguito ai miei interessi, osservando lo stadio in quanto spazio della città e il tifo calcistico con gli strumenti della sociologia urbana e conducendo un’attività di ricerca culminata nella tesi magistrale dal titolo Lo stadio in città. Tifoserie tra calcio moderno e politiche di sicurezza.
Se la curiosità scientifica nei confronti del tifo si è inizialmente sviluppata nell’alveo degli studi urbani, il lavoro di ricerca svolto in occasione della tesi e alcuni significativi episodi di cronaca avvenuti nello stesso periodo hanno indirizzato la mia attenzione su più circoscritte sfaccettature di questo articolato fenomeno sociale. In parallelo alle endemiche difficoltà legate al mantenimento dell’ordine pubblico in occasione delle partite, in tempi recenti sembrano emergere nuove criticità riguardanti il tifo calcistico.
Le più note vicende in tal senso riguardano l’accertamento di una consolidata presenza di persone e interessi riconducibili alla ‘ndrangheta nella curva della Juventus nel 2016 e l’omicidio di Fabrizio Piscitelli, leader del tifo laziale e figura di rilievo negli equilibri del narcotraffico capitolino, avvenuto il 7 agosto 2019 a Roma. A tali gravi fatti, più approfonditamente trattati nel corso del presente lavoro, è possibile accostare ulteriori episodi di violenza o disordine urbano non legati all’evento sportivo in cui si è registrato il coinvolgimento di soggetti localmente noti per la frequentazione degli ambienti del tifo calcistico: emblematiche in questo senso risultano le manifestazioni organizzate nel 2020 a Roma e in altre città italiane in contestazione delle misure adottate dal Governo per limitare la diffusione del coronavirus.
Pur nelle loro differenze, gli esempi riportati sostanziano l’ipotesi di un progressivo accostamento tra l’ambiente sociale del tifo, di cui il mondo ultras rappresenta lo zenit, e un multiforme insieme di devianze che dal ricorso alla violenza si estende fino alle manifestazioni di estremismo politico e all’accertata contiguità rispetto ad associazioni criminali.
Il corso di dottorato in Studi sulla criminalità organizzata dell’Università di Milano mi ha permesso di sviluppare competenze e strumenti maggiormente adeguati ad approfondire il mio interesse di ricerca. La natura spiccatamente multidisciplinare del dottorato mi ha consentito di approcciarmi al delicato tema delle relazioni tra tifoserie e organizzazioni criminali a partire dal confronto tra diversi approcci teorici, che si sono rivelati di fondamentale importanza tanto per l’inquadramento globale quanto per la successiva ricerca empirica condotta presso le tifoserie di Lazio e Inter.
Fin dai suoi esordi, lo studio ha richiesto un particolare sforzo nella definizione e nella delimitazione dell’oggetto della ricerca. Come si intuisce anche dagli episodi di cronaca sopra richiamati i profili di criticità legati al tifo calcistico riguardano fenomeni tra loro differenti; da un punto di vista sociologico, inoltre, tale varietà sembra aver ostacolato lo sviluppo di un consolidato framework teorico entro cui interpretare le vicende in questione. Di conseguenza, un fondamentale obiettivo della ricerca è stato quello di elaborare una cornice analitica sufficientemente flessibile e capace di comprendere e porre in dialogo diverse letterature e una pluralità di attori sociali.
Il perseguimento di tale obiettivo si è dimostrato particolarmente complicato nel corso della ricerca empirica, durante la quale i materiali e gli interlocutori consultati hanno espresso sul tema dello studio posizioni tra loro differenti e, talvolta, inconciliabili. In questa fase i fenomeni sociali associati al tifo calcistico e della criminalità organizzata si sono rivelati nella loro complessità, e hanno reso necessario il confronto delle più familiari categorie sociologiche con quelle giuridiche e del discorso pubblico.
Alla luce di ciò, l’analisi del materiale raccolto e la stesura del documento finale hanno richiesto un particolare sforzo di sintesi. Sia da un punto di vista redazionale, in riferimento alla considerevole mole di documenti, note etnografiche e trascrizioni di interviste, sia sul piano analitico, dove si è cercato di ricomporre le diverse prospettive incontrate. Le riflessioni che hanno accompagnato questo faticoso periodo sono efficacemente riassunte nell’interrogativo che Alessandro Dal Lago (ampiamente citato nella tesi anche in ragione dei comuni interessi di ricerca) si pone sulla sociologia quale genere letterario: Che cosa differenzia allora l’autore di un saggio sulla sottocultura calcistica da un letterato d’avanguardia che pretende di raccontare solo esperienze vissute tra gli hooligan? (Dal Lago 1995, p.42).
Nel presentare i complessi fenomeni sociali studiati si è cercato di rispettare i canoni della scrittura sociologica e di fare emergere la pluralità di prospettive esistenti sul tema delle relazioni tra tifoserie e organizzazioni criminali. Quanto segue non si propone come un racconto equidistante tra le posizioni degli attori consultati, ma una ricostruzione a più voci. Seguendo un criterio di pertinenza la ritualità tifosa è stata prevalentemente descritta attraverso le parole e l’esperienza di chi frequenta lo stadio, le vicende criminali sono state ricostruite a partire dalle fonti giudiziarie e da una prospettiva istituzionale, e si è provato a tematizzare il ruolo della stampa ricorrendo al confronto con chi opera nel settore.
L’operazione, che si è concretizzata anche nel selezionare quali fatti o pareri riportare, comporta intrinsecamente un certo grado di discrezionalità da parte del ricercatore, il cui sguardo può talvolta deformare i fenomeni osservati. Per limitare tale rischio, e consentire a chi legge di sviluppare un pensiero autonomo rispetto a quello di chi scrive, sono riportate nel testo alcune necessarie indicazioni circa il posizionamento e l’auto-riflessività del ricercatore.
La tesi si compone di cinque capitoli, a cui se ne aggiunge un sesto nel quale vengono proposte alcune riflessioni conclusive in merito a quanto osservato nel corso dello studio e a potenziali sviluppi della ricerca.
Il primo capitolo consiste nell’inquadramento dell’oggetto di studio. In esso vengono presentate quelle che si ritengono le fondamentali coordinate teoriche per analizzare il tema delle relazioni tra tifoserie e organizzazioni criminali. In primo luogo, è proposta una ricostruzione storico-sociale dell’evoluzione dello sport e dell’affermazione del tifo calcistico all’interno della società italiana.
Secondariamente viene presentata la riflessione sociologica sul tifo, con particolare attenzione sulle sue espressioni più estreme. In seguito, l’attenzione è riservata agli stadi di calcio e alle trasformazioni architettoniche e sociali che li hanno contraddistinti negli ultimi decenni. Infine, viene inquadrato mediante diverse angolature il tema oggetto della ricerca: in primis è presentata una rassegna dei più rilevanti episodi di cronaca inerenti alle interazioni tra l’ambiente del tifo calcistico e quello della criminalità; successivamente, a partire dalla relativa emersione giudiziaria, il fenomeno viene osservato attraverso lo sguardo istituzionale; infine, muovendo da una prospettiva sociologica, vengono presentati i principali profili di rischio delle interazioni tra tifoserie e organizzazioni criminali, ponendo le basi per il lavoro successivo di ricerca empirica.
Nel secondo capitolo è discussa la metodologia della ricerca empirica. Nella prima parte sono presentati il particolare lessico su cui si struttura la ricerca e gli interrogativi cui si propone di trovare risposta. Successivamente vengono indicate le motivazioni che hanno indotto a studiare il fenomeno attraverso uno studio di casi, individuati nelle tifoserie di Lazio e Inter. Infine sono proposte alcune riflessioni maturate nel corso del lavoro, principalmente relative alla posizionalità del ricercatore e a ulteriori questioni di natura etica e metodologica. I successivi due capitoli contengono le ricostruzioni dei casi studio, presentati in maniera speculare al fine di consentirne un più efficace raffronto.
Il terzo capitolo affronta il primo dei due casi studio, relativo alla tifoseria della S.S. Lazio. La prima parte è dedicata alla descrizione complessiva della tifoseria laziale, delle sue principali caratteristiche e della ritualità collegata allo stadio Olimpico. Il secondo ambito di approfondimento concerne i gruppi della tifoseria organizzata biancoceleste, la curva nord, ripercorrendone la storia e l’attuale assetto. Infine, vengono presentate le questioni che più rilevano ai sensi della ricerca: la storia del leader tifoso Fabrizio Piscitelli, o Diabolik, e la vicenda giudiziaria relativa alla tifoseria organizzata biancoceleste nota come Tentata scalata alla Lazio.
Il quarto capitolo si sviluppa seguendo una struttura simile a quello che lo precede. L’oggetto di approfondimento sono in questo caso la tifoseria dell’F.C. Internazionale e lo stadio Giuseppe Meazza. L’attenzione è in seguito destinata alle forme organizzate di supporto alla squadra, ripartiti in club ufficiali e gruppi della curva.
Anche in questo caso sono state approfondite due vicende di natura giudiziaria: la prima relativa al capo del tifo interista Vittorio Boiocchi, la seconda alle indagini e ai primi provvedimenti giudiziari scaturiti dalla recente inchiesta denominata Doppia curva. Alla luce di quanto emerso dal lavoro empirico, nel quinto capitolo vengono comparati i casi studiati, di cui sono discusse le differenze e le similitudini. Replicando la struttura su cui si è svolta la ricerca, un primo livello di analisi concerne le tifoserie.
Successivamente il focus è centrato sui gruppi che popolano le curve dei due stadi. Infine, l’attenzione è destinata alle vicende in cui si sono osservate interazioni tra il mondo del tifo e quello della criminalità. Il primo profilo di analisi riguarda le storie personali di due leader di curva, parallelamente caratterizzate dalla militanza tifosa e da attività malavitose. Un secondo approfondimento concerne le organizzazioni di curva nel loro complesso e le circostanze in cui tali associazioni incedono in atti devianti o criminali.
In ultimo, sono affrontate le vicende in cui le formazioni del tifo organizzato sono entrate in contatto con associazioni criminali di tipo mafioso. Completa la tesi un capitolo finale nel quale sono presentate alcune riflessioni conclusive sulla ricerca svolta, con particolare riferimento ai limiti e ai potenziali sviluppi futuri dello studio.