“A volte ci stupiamo quando leggiamo che la ‘ndrangheta è entrata nelle curve dello stadio di San Siro, che le mafie gestiscono aziende o magari i locali pubblici della movida milanese, o magari che offrono pacchetti di voti ai politici locali. Ma come si arriva a tutto questo?” Se lo chiede Mario Portanova, giornalista e membro del comitato scientifico di Avviso Pubblico, che insieme ai colleghi Giampiero Rossi e Franco Stefanoni, ha firmato il libro “Mafia a Milano e in Lombardia. Ottant’anni di affari e delitti” (Zolfo editore, 2026).
Un volume imponente – oltre 800 pagine – che ricostruisce ottant’anni di presenza mafiosa nel cuore economico del Paese, fino ai più recenti sviluppi investigativi dell’indagine Hyda e il filone “Doppia Curva”. Ma gli autori non si limitano a raccontare, chiamano il lettore a fare i conti con una rimozione collettiva lunga decenni. Quella del radicamento mafioso a Milano e in Lombardia che per molto tempo è stato minimizzato e persino negato a livello istituzionale. E allora non ci si può stupire se ancora oggi si fatica a riconoscere i segnali di inquinamento mafioso del territorio.
Un pregiudizio che ha ritardato la costruzione di una piena consapevolezza collettiva sulla gravità del fenomeno. Eppure, ricordano gli autori, le mafie non sono arrivate all’improvviso. Le tracce dei “pionieri” di cosa nostra e della ‘ndrangheta a Milano si trovano già a partire dagli inizi degli anni Cinquanta. Dalla stagione delle bische e dei sequestri di persona; dall’arresto di Luciano Liggio nel 1974 alla finanza nera di Michele Sindona e Roberto Calvi; fino alle inchieste che hanno lambito figure come Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri.
«E poi ancora i primi maxiprocessi per ’ndrangheta celebrati non in Calabria ma in Lombardia. Poi arriviamo all’assalto all’economia pulita, fino alle indagini più recenti, compresa l’indagine Hydra che racconta di una federazione fra ‘ndrangheta, cosa nostra e camorra», racconta ancora Mario Portanova.
Ne emerge un contesto chiaro sulla capacità delle mafie di adattarsi e inabissarsi quando necessario. Rinunciare alla violenza eclatante per insinuarsi nel profondo dei circuiti dell’economia e della società del Nord. “Abbiamo impestato tutta Milano”, dice ai magistrati uno dei protagonisti dell’inchiesta Hydra. Una frase brutale, che sintetizza decenni di sottovalutazioni.
La ricostruzione storica degli autori e soprattutto uno strumento di comprensione del presente. “Mafia a Milano e in Lombardia” è un libro che punta a smantellare narrazioni di comodo e rassicuranti. E come dimostra questa storia, negare la realtà è stato uno degli errori più grandi.