Corruzione, l’Italia scala la classifica dei Paesi virtuosi

Lo dicono gli indicatori internazionali: il caso italiano un modello da esportare. Ma c’è ancora tanta strada da fare. 

Ne parlano con noi Nicoletta Parisi e Alberto Vannucci, due figure di primo piano nella lotta alla corruzione:

L’Italia guadagna posizioni nella lotta alla corruzione: diciannove dal 2013 al 2019, secondo l’Indice di percezione della corruzione, un indicatore elaborato da Transparency International. Il contesto internazionale valuta positivamente il nostro sistema della prevenzione della corruzione, tanto da indicarlo come modello da esportare. È quanto emerge dall’ultima Relazione dell’Autorità Anticorruzione (ANAC), che dal 2014 lavora per un modello culturale nuovo, di prevenzione del fenomeno.

Negli ultimi anni c’è stato un significativo aumento di “gole profonde”, che sempre più spesso denunciano irregolarità e comportamenti illeciti all’Autorità. La crescita delle segnalazioni dei cosiddetti whistleblower, ovvero chi si assume il rischio di denunciare ciò che non va, «è sintomatico del fatto che la cultura della prevenzione sta incominciando a dare dei frutti. È una cultura giovane in Italia, perché risale alla Legge Severino», spiega ad Avviso Pubblico Nicoletta Parisi, componente del Consiglio Anac e docente di Diritto Internazionale all’Università di Catania.

Tuttavia c’è ancora molta strada da fare. In generale gli indicatori «non sono confortanti, nel senso che comunque rimangono segnali di vario tipo relativi a una serie di anomalie che investono ad esempio il costo delle opere pubbliche». Ne è convinto Alberto Vannucci, direttore del Master APC dell’Università di Pisa sui temi dell’anticorruzione e dell’antimafia e professore ordinario di Scienza Politica. Lo abbiamo anche visto con l’emergenza coronavirus: prezzi che schizzano alle stelle per camici, mascherine e strumenti di protezione anti Covid-19; e ancora opere pubbliche sulla cui utilità ancora si discute.

«C’è bisogno di maggiore attenzione a questi temi, soprattutto perché la corruzione è un fenomeno diffuso e come tale va combattuto con le armi dell’istruzione e della cittadinanza attiva». Della stessa opinione è anche Parisi: «Le condotte corruttive vanno combattute a monte. L’arma del diritto penale non è quella più indicata contro un fenomeno che da noi è endemico. Ecco perché abbiamo bisogno di cultura, azione amministrativa e prevenzione della corruzione».

I dati ci dicono che oggi si corrompe sempre più spesso per pochi spiccioli, per avere ristrutturata la casa o in cambio di favori sessuali. Una «corruzione stracciona», la definisce Nicoletta Parisi. Negli anni la struttura stessa del fenomeno è cambiata. Non c’è più solo il rapporto corruttore-corrotto. Oggi si somma un terzo elemento: la criminalità organizzata che mette le mani su molti e spesso piccoli appalti.

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