Campagne elettorali sotto tiro: la fragilità dei Comuni sciolti per mafia. Un contributo di Claudio Forleo

Il 24 e 25 maggio in 900 comuni italiani si terranno le elezioni amministrative. Le stime sull’incremento delle intimidazioni, proprio nei mesi dedicati alle campagne elettorali, sono confermate anche nel rapporto Amministratori sotto tiro 2025 che verrà presentato a giugno: di seguito un’anticipazione dedicata al tema. 

Sin dal 2011, anno di pubblicazione del primo Rapporto Amministratori sotto tiro, i dati relativi alle minacce rivolte agli amministratori locali, censite su tutto il territorio nazionale da Avviso Pubblico, hanno fatto emergere una tendenza: un aumento del numero delle intimidazioni nei mesi primaverili, da marzo a giugno, solitamente dedicati alle campagne elettorali in vista delle Elezioni Regionali e/o Amministrative.

La campagna elettorale è il periodo in cui le motivazioni dietro a minacce e aggressioni possono essere maggiormente riconoscibili. È infatti il momento ‘ideale’ per chi intimidisce: consente di avvicinare i candidati, sia per spingerli a fare un passo indietro se ritenuti scomodi sia, eventualmente, per stringere accordi. Si parla naturalmente di una minoranza di casi che, tuttavia, ha un effetto inquinante sull’iter democratico dei territori, sulle scelte dei candidati e sulla libertà degli elettori. Tale impatto è più evidente negli ultimi anni, contraddistinti da un drammatico calo dell’affluenza alle urne.

Nelle comunità in cui è presente una criminalità in grado di gestire e indirizzare pacchetti di voti, all’aumentare dell’astensionismo, aumenta anche il peso specifico di queste preferenze ‘pilotate’. In molte delle relazioni allegate ai decreti di scioglimento, analizzate negli ultimi anni per realizzare i dossier tematici di Avviso Pubblico, emerge il coinvolgimento, a vario titolo, dei clan mafiosi nelle campagne elettorali, un’attenzione finalizzata ad ottenere o consolidare i rapporti con le future Amministrazioni nell’ottica di assicurarsi vantaggi di natura economica.

Comuni intimiditi: uno su cinque ha subito uno scioglimento

Andando a scorrere le cronologie dei casi di intimidazione censiti nei Rapporti annuali che Avviso Pubblico ha redatto fino ad oggi, troviamo storie che, a distanza di tempo, hanno fatto emergere situazioni in cui la minaccia era indirizzata sia a soggetti che avrebbero finito per stringere accordi con le organizzazioni criminali – oggi sotto processo, accusati da collaboratori di giustizia o considerati conniventi dagli inquirenti -, che a candidati ritenuti scomodi, dunque da eliminare attraverso la paura.

Non sono pochi i casi in cui uomini e donne, a seguito di intimidazioni, hanno deciso di fare un passo indietro, situazioni che si sono palesate soprattutto – ma non esclusivamente – nel corso di campagne elettorali che seguivano un commissariamento dell’Ente dovuto ad uno scioglimento per infiltrazioni mafiose, particolarmente delicate e meritevoli di un attento monitoraggio, per diversi motivi:

  • la nuova giunta e il nuovo consiglio comunale sono chiamati a gestire un Ente che, il più delle volte, si trova in dissesto a causa della malagestione precedente, inquinata dal condizionamento mafioso. Una malagestione a cui i commissari straordinari, in 18-24 mesi, non sempre riescono a porre del tutto rimedio;
  • la comunità è chiamata alle urne dopo un provvedimento che, spesso, viene vissuto come una punizione e non come uno strumento di tutela nei confronti della cittadinanza;
  • l’organizzazione criminale che ha perso la presa sull’Ente locale a seguito dello scioglimento, potrebbe provare a riguadagnare terreno, con le armi della corruzione e dell’intimidazione.

Che gli Enti sciolti per mafia siano territori da attenzionare lo dimostra un altro dato: nel quinquennio 2021 – 2025 il numero dei Comuni colpiti annualmente da atti intimidatori è variato da un minimo di 206 ad un massimo di 265 (una percentuale fra il 2 e il 3% del totale dei Comuni italiani). Fra questi il numero degli Enti che in passato hanno subito almeno uno scioglimento per mafia oscilla, annualmente, tra il 15 ed il 20%.

Le Amministrative 2026

Il prossimo 24 e 25 maggio si terranno elezioni amministrative in circa 900 Comuni italiani, di questi oltre 700 sono Enti locali con meno di 15mila abitanti, storicamente i più colpiti da atti intimidatori, secondo i dati annualmente raccolti da Avviso Pubblico. Tra questi ve ne sono cinque – Randazzo, Melito di Napoli, Quindici, Tropea e Cerva – che chiamano i cittadini alle urne dopo un lungo commissariamento per mafia.  Nonostante sia una tornata con un numero “limitato” di Comuni chiamati al voto, l’attenzione deve restare alta, sia sui gesti più eclatanti rivolti ai candidati che ai segnali rivolti agli stessi, anche attraverso i social network. E mentre la campagna elettorale è in pieno svolgimento abbiamo già registrato una nuova defezione di un candidato a seguito di un atto intimidatorio.

Sebbene nell’ultimo quinquennio il numero delle minacce censite su scala nazionale sia sensibilmente diminuito, anche il Rapporto 2025 di Avviso Pubblico, che sarà presentato il prossimo mese di giugno, mostra dei dati che restano allarmanti, soprattutto in determinate zone del nostro Paese, che non si limitano al solo Mezzogiorno d’Italia. Si tratta di una pressione violenta che non va né sottovalutata né derubricata a “male incurabile”, né considerata come qualcosa da accettare se si ha il coraggio di mettersi in gioco nella vita politica.

*responsabile Osservatorio Parlamentare di Avviso Pubblico
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