“TENERI ASSASSINI”, ISAIA SALES RACCONTA IL MONDO DELLE BABYGANG SU #CONTAGIAMOCIDICULTURA

Questa volta #Contagiamocidicultura si mette in viaggio sulle strade che attraversano il pianeta delle babygang, per capire cosa c’è davvero dietro al fenomeno della criminalità minorile. Ecco la nuova puntata della rubrica di Avviso Pubblico nata per conoscere, analizzare e approfondire come prevenire e contrastare le infiltrazioni mafiose e i fenomeni corruttivi, per tentare di impedire che mafiosi e corrotti possano ancora continuare a danneggiarci.

Isaia Sales, che è stato docente di Storia delle Mafie all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, ed è autore di saggi e inchieste – attualmente per Repubblica su criminalità organizzata e Sud – ci guida tra le pagine di “Teneri assassini – Il mondo delle babygang” (Marotta&Cafiero, 2021). Singolare anche la scelta della casa editrice: giovane e indipendente. “Una casa editrice terrona Made di Scampia, spacciatori di libri – come si definiscono – che stampano narrativa civile e storie dal Sud del mondo.

E un pezzetto di quel sud è raccontato anche nei capitoli di “Teneri assassini”, che si muove per le strade di Napoli, alla ricerca di prospettive nuove. Il libro vuole capire perché, nonostante la città non rientri tra le prime 50 più violente del mondo, di fatto ha il più alto numero di clan presenti nel tessuto urbano e il numero più alto di minorenni in contatto con la criminalità degli adulti. «Nessuno in Italia può disinteressarsi di quello che avviene nel mondo della criminalità minorile a Napoli», spiega Sales.

E insiste: «Mentre il crimine minorile nel resto d’Italia è per metà un problema degli immigrati, a Napoli è questione che riguarda i locali». E mentre bullismo e disagio esistenziale sono componenti del fenomeno in altra parti d’Italia, dove alle babygang appartengono anche i rampolli della borghesia, a Napoli riguarda principalmente alcuni strati sociali: ragazzi che non vanno a scuola, o che non hanno un mestiere o che ne hanno fatto uno precario. E comunque caratterizzati da condizioni economiche molto basse.

E da qui parte il ragionamento che porta Sales a fare un confronto con l’islamismo, e soprattutto con il terrorismo islamico. «Ho visto dei punti di contatto tra la radicalizzazione religiosa delle periferie belghe e parigine e la radicalizzazione di questi giovani ragazzi napoletani». Poi ha cercato punti di contatto con l’America Latina: «ho trovato qualcosa di simile – spiega ancora l’autore – in quella che viene chiamata la cultura d’urgenza. Ovvero fare delle cose in grande prima che possa capitarti qualcosa». Questi ragazzi mettono in conto di morire presto, se a 18 anni sono già boss della camorra o sicari dei narcos latini. Perciò, conclude Sales, hanno urgenza di avere tutto e subito e per questo sono disposti a tutto.

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