«Il motto, esteso anche a coloro con cui collaboro, resta sempre uguale: “non bisogna mai avere paura di intraprendere strade investigative nuove”. La realtà cambia di continuo e con essa la criminalità mafiosa che ad essa si adegua».
Sono solo tre righe dell’intenso racconto attraverso il quale la sostituta procuratrice Alessandra Cerreti, ha tracciato il suo percorso di impegno e di passione civile all’interno del libro Scelte, femminile plurale. Storie di impegno e di passione civile promosso da Avviso Pubblico a cura di Valeria Scafetta e Giulia Migneco, per Beccogiallo editore.
La sua testimonianza apre la raccolta delle storie di 16 donne, protagoniste di una sfida collettiva in difesa dei diritti e dei valori costituzionali. È significativo che sia chi sin da bambina scriveva nei temi di “voler diventare magistrata per arrestare i mafiosi”.
La sua figura umana e professionale, ancora di più oggi, alla luce della scoperta dell’attentato progettato contro di lei, spinge ad un moto necessario di riconoscimento e di riconoscenza. Alessandra Cerreti è la magistrata che è riuscita a colpire una delle ndrine più temibili della criminalità calabrese, con l’acume investigativo e la sensibilità di ascolto delle donne coinvolte nelle famiglie mafiose.
È stata la prima a capire quanto fosse importante andare oltre agli stereotipi culturali per ottenere risultati fondamentali per la giustizia del nostro paese.
Con uguale competenza e abnegazione ha affrontato l’inchiesta Hydra che ha consentito di scoprire le connessioni tra le organizzazioni criminali in Lombardia.
Scrive nel suo racconto.
“Quando parlo ai ragazzi delle scuole uso una metafora che può sembrare ardita invece è realistica: quando si affronta il tema mafia non bisogna approcciarsi come fosse un’autopsia in cui la criminalità organizzata è il cadavere da sezionare, perchè la mafia (in tutte le sue differenti manifestazioni) è assolutamente viva e si evolve di continuo alla società in cui è stabilmente inserita; bisogna interpretarne i mutamenti e le evoluzioni senza pregiudizi, stereotipi e timori. Anche recentemente mi son trovata di fronte a risultati investigativi oggettivamente innovativi, all’inizio, gli stessi investigatori erano increduli, ma non ci siamo fermati. Siamo andati avanti con estremo rigore nella valutazione degli elementi investigativi, perché non esistono tesi precostituite, né binari comodi in cui rifugiarsi”.
Costanza e generosità contraddistinguono un percorso di lavoro e di vita che si intrecciano, offrendosi ai più giovani, come modello di riferimento per affrontare in maniera determinata le sfide quotidiane. Una consapevolezza che non si fa fermare da ostacoli e minacce, perseguendo la volontà a raggiungere il risultato in nome dell’istituzione che rappresenta.
“Chiunque faccia il Pubblico Ministero Antimafia accetta le conseguenze della sovra esposizione. Non sono assolutamente l’unica che vive situazioni di rischio: ci sono tantissimi colleghi e colleghe che sono in condizioni del tutto simili, se non addirittura peggiori. Chi decide di intraprendere questa strada mette in conto i rischi. Rappresentano soltanto un piccolo conto da pagare per poter svolgere una professione che considero ancora un privilegio e un onore”.
Parole che racchiudono l’etica necessaria alla difesa della legalità costituzionale, rendendo ancora più importante il sostegno costante alla dottoressa Alessandra Cerreti che mai dovrà sentirsi sola contro chi non accetta la libertà delle sue scelte.
Per approfondire la sua storia e acquistare il libro clicca qui