INVESTIRE SUL WELFARE PER ARGINARE LE MAFIE: L’INTERVENTO DI AVVISO PUBBLICO ALLA “GIORNATA DELLA PARTECIPAZIONE” PROMOSSA DA CGIL E ALTRE ASSOCIAZIONI

«Uno Stato che investe sul welfare è uno Stato che gode nel consenso sociale dei cittadini e delle cittadine e, di conseguenza, le sue istituzioni godono di autorevolezza. Oggi, invece, in certe zone del nostro Paese, non si parla di welfare pubblico, ma di “welfare mafioso di prossimità” per descrivere situazioni in cui, in questo difficile momento storico che a seguito della pandemia stiamo vivendo, sono i mafiosi ad intervenire in soccorso di imprenditori e di tante persone povere e a disagio, procurando loro generi alimentari, farmaci, denaro e altre utilità». Così Andrea Bosi, vicepresidente di Avviso Pubblico e assessore al Comune di Modena durante i lavori della “Giornata della partecipazione” organizzata da Cgil e altre associazioni il 7 ottobre a Roma.

Sono stati tre i panel discussi durante l’evento: Transizione ecologica, Innovazione tecnologica e Welfare, durante il quale Bosi ha motivato l’importanza l’importanza della presenza degli enti locali nel dibattito sull’allargamento dei diritti e sulla costruzione di uno stato sociale più vicino ai cittadini e che sa curare relazioni tra questi e le istituzioni. «Gli investimenti sul welfare – ha ricordato il vicepresidente di Avviso Pubblico – sono un elemento chiave per arginare l’aggressione delle mafie all’economia e al tessuto sociale del nostro paese».

«Siamo nel pieno di una crisi di fiducia che interessa la politica e i partiti – ha spiegato Bosi –  Alle recenti elezioni amministrative è andato a votare il 7 per cento in meno di elettori rispetto a cinque anni fa e in diversi territori abbiamo constatato la difficoltà nel trovare dei candidati alla carica di consigliere o sindaco. E questo non è un bel segnale di partecipazione». E di mancata partecipazione alla vita pubblica del Paese ha parlato nel suo intervento anche il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, cha ha ricordato come l’assenza dalle urne  si riflette in negativo anche sui processi di democratizzazione della discussione sulle risorse da investire per rilanciare il Paese.

«Siamo riusciti ad ottenere dal Governo un Protocollo per coinvolgere i sindacati nella definizione di investimenti nazionali e territoriali del Pnrr – spiega Maurizio Landini –  Questa decisione però non è stata ancora attuata, per questo continuiamo a rivendicare partecipazione». Ed è proprio il nodo delle risorse per il Piano nazionale di ripresa e resilienza ad essere al centro della discussione, perché l’allargamento dei diritti passa anche attraverso la lotta alle mafie e alla corruzione che impediscono di costruire quella pace e quel senso di giustizia sociale necessario a costruire un percorso di pari opportunità per tutti. Gli enti locali, in questo senso, possono rappresentare quei presidi di legalità e trasparenza per impedire che quel welfare di prossimità mafioso diventi un rischio per la tenuta stessa delle basi democratiche e del patto sociale su cui si fondano. Da qui l’invito del segretario della Cgil a proseguire il confronto allargato anche in futuro.

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