Niccolò Machiavelli è spesso ricordato come il teorico dell’astuzia politica e dell’inganno. In “Machiavelli repubblicano” (Editori Laterza, 2026), il politologo e professore emerito dell’Università di Princeton Maurizio Viroli propone una rilettura che supera questa immagine, restituendo il ritratto di un pensatore profondamente legato alla libertà civile e alla difesa delle istituzioni repubblicane.
Non il simbolo del cinismo in politica, del calcolo spregiudicato e della convinzione che il fine giustifichi ogni mezzo, ma un “uomo buono e un buon cittadino”. Un uomo realista in politica ma con una forte tensione idealista e una rigida morale civile.
«Contrariamente a quello che pensano da secoli molti dei suoi lettori superficiali Machiavelli ha servito la sua Repubblica con impeccabile onestà, è stato generoso, onesto e ha scritto le sue opere maggiori affinché le generazioni successive potessero vivere libere», spiega Maurizio Viroli.
Il volume mette al centro un Machiavelli per il quale la politica deve perseguire il bene comune, non gli interessi di pochi. La libertà, in questa prospettiva, non significa essere privi di regole o di doveri, ma non essere sottoposti alla volontà arbitraria di altri. Per garantirla servono leggi solide, istituzioni capaci di limitare gli abusi e cittadini consapevoli del proprio ruolo.
Essere cittadini, quindi, non significa assistere passivamente alla vita politica, ma partecipare, conoscere le istituzioni e contribuire alla loro difesa. Contrastare la corruzione significa proteggere il bene comune e impedire che il potere diventi uno strumento al servizio di interessi particolari.
E di questo Niccolò Macchiavelli può dirci molto. «Ho scritto questo libro per raccontare sia l’uomo sia le idee, perché a mio parere nel caso di Niccolò Machiavelli le idee si capiscono tenendo presente come quell’uomo ha vissuto la sua vita – spiega ancora Viroli – Mi sembra ovvio, se una persona ha vissuto tutta la vita per ideali di libertà è più credibile quando parla di libertà».