Matteo Toffanin. Su #contagiamocidicultura la graphic novel di Antonio Massariolo e Giorgio Romagnoni

In questa nuova puntata di #Contagiamocidicultura andiamo a Padova, dove il 3 maggio 1992 due sicari di mafia fecero fuoco su Matteo Toffanin, un giovane perito elettronico di 23 anni, uccidendolo. Accanto a lui la fidanzata, Cristina Mercadella, che riuscì a salvarsi. Subito dopo si scoprì che i killer cercavano in realtà un altro uomo.

Il giornalista Antonio Massariolo e il fumettista Giorgio Romagnoni hanno trasformato questa dolorosa vicenda e questo assurdo scambio di persona in una graphic novel dal titolo “Matteo Toffanin. Quanto può crescere una quercia?” (BeccoGiallo editore).

Quella notta il destino giocò una partita doppiamente amara nei confronti di Matteo Toffanin: l’auto del giovane era in officina per un guasto e lui aveva preso in prestito quella di uno zio: una Mercedes grigia. Come quella di un vicino di casa di Cristina, il vero bersaglio dei killer. Questa è una storia che Padova non ha mai dimenticato e che col tempo, anzi, si è radicata nella coscienza collettiva come le radici di una quercia che vincono la resistenza del terreno e proietta la sua chioma sulle orme del tempo.

«Morire ammazzati dalla mafia a Padova nel 1992, senza c’entrare nulla, è una storia assurda», dice Antonio Massariolo che spiega il senso del volume. «La quercia di cui parliamo è la comunità che da quel giorno si è stretta attorno a Cristina e a questa vicenda. Per ogni vittima innocente di mafia, per fortuna, nasce una grande comunità».

La graphic novel segue proprio la crescita di questa “quercia”: la forza di Cristina, il coraggio di tornare a parlare pubblicamente, le iniziative che negli anni hanno restituito voce a una vicenda che rischiava l’oblio. Il tratto di Romagnoni accompagna il lettore dentro una città ferita ma capace di reagire, mentre la scrittura essenziale di Massariolo tiene insieme memoria e responsabilità civile.

Un libro che si legge velocemente ma che resta a lungo, perché restituisce dignità a una vita spezzata e ricorda che le mafie non sono altrove: attraversano territori, comunità, fragilità inattese. E ci riguarda tutti.

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