In questa nuova puntata di #Contagiamocidicultura proviamo a seguire le tracce dello sfruttamento dei braccianti agricoli, resi schiavi, in Italia, da un sistema retto da agromafie e caporalato. Lo facciamo attraverso il libro Per motivi di giustizia (People editore) di Marco Omizzolo, sociologo, scrittore, ricercatore Eurispes e docente all’Università La Sapienza di Roma.
Il volume è un viaggio dentro storie vere, che spesso ignoriamo anche quando le abbiamo di fronte agli occhi: uomini e donne, migranti e italiani, che lavorano nei campi italiani in condizioni di sfruttamento estremo e che, a un certo punto, decidono di ribellarsi. Omizzolo racconta un’Italia che raramente trova spazio nel dibattito pubblico, fatta di persone comuni che scelgono di denunciare padroni, caporali e sistemi criminali, anche quando il prezzo da pagare è altissimo.
Tra queste storie c’è quella di Balbir Singh, bracciante dell’Agro Pontino, sfruttato per anni e trattato come “un animale senza diritti”, che trova il coraggio di denunciare il proprio padrone e di costituirsi parte civile in un processo, pur sapendo di aver toccato interessi mafiosi. Accanto a lui, molte altre vicende di resistenza quotidiana mostrano come lo sfruttamento non sia un’eccezione, ma un ingranaggio strutturale dell’economia agricola.
Come scrive lo stesso Omizzolo,
‘Per motivi di giustizia’ è il tentativo di non far dimenticare storie di donne, di uomini, italiani e di immigrati che hanno deciso di combattere contro lo sfruttamento e il caporalato in questo paese. Persone sconosciute che però hanno dimostrato un coraggio leonino e che stanno davvero combattendo per la democrazia.
Il libro prova a mostrare la fatica, la paura, l’isolamento, ma anche la forza collettiva che nasce quando i diritti diventano una scelta consapevole. È, nelle parole dell’autore, una «pietra d’inciampo» pensata soprattutto per i più giovani, per ricordare che opporsi alle mafie e allo sfruttamento è possibile e necessario.
Per motivi di giustizia è un testo diretto, scomodo, essenziale. Un libro che invita a guardare da vicino ciò che spesso preferiamo non vedere e che rafforza una convinzione semplice ma fondamentale: senza diritti nel lavoro, non c’è democrazia.