Presentata alla Camera la relazione annuale ANAC 2025

Il 21 Aprile si è svolta, presso la Camera dei Deputati, con la presenza del Presidente della Repubblica, la presentazione della Relazione Annuale ANAC 2025 ad opera del Presidente Giuseppe Busia.

Sono numerosi gli aspetti illustrati nel corso della Presentazione. Di seguito una sintesi. Qui il testo integrale della presentazione.

Sfida europea e Direttiva Anticorruzione.

Una dimensione cruciale della prevenzione e della lotta alla corruzione è rappresentata dall’impegno dell’Unione Europea. In questo senso, a fronte di alcuni dati preoccupanti (viene ricordato che, lo scorso anno, secondo la Procura Europea, la distrazione dei fondi dell’Unione è aumentata del 35%), è stata espressa soddisfazione per l’approvazione, da parte del Parlamento europeo, della nuova Direttiva anticorruzione (qui la scheda di sintesi): il testo è “meno ambizioso di quello iniziale ma, comunque, un presidio sicuro contro le troppe tentazioni di involuzione da parte degli Stati membri”.

E un altro passo in avanti sta per essere compiuto, con le nuove Direttive sui contratti pubblici, la cui proposta potrebbe essere formalizzata dalla Commissione europea già il prossimo giugno.

La prevenzione della corruzione.

Durante la presentazione è stata espressa preoccupazione per “alcune scelte normative recenti”. Il riferimento esplicito è all’abrogazione del reato di abuso d’ufficio e al ridimensionamento del reato di traffico di influenze illecite, e comprende anche l’indebolimento di alcune garanzie amministrative (rispetto ai limiti al passaggio diretto dalle cariche politiche alle società partecipate e ai vertici dell’amministrazione; rispetto al divieto di pantouflage; rispetto ai disallineamenti tra le ipotesi di incompatibilità, minando la separazione tra controllore e controllato).

Nella sua Presentazione il Presidente Busia ha auspicato che “il recepimento della Direttiva anticorruzione sia l’occasione per ripensare almeno alcune delle scelte normative effettuate” ritenendo urgente rafforzare i requisiti di professionalità ed esperienza per accedere a incarichi fiduciari (tantopiù dopo la riforma della Corte dei Conti che ha escluso in modo amplissimo la responsabilità erariale dei titolari di incarichi politici).

A questo si aggiunge la necessità di introdurre una regolamentazione organica delle lobby (la Camera ha approvato in prima lettura un testo: qui la scheda di sintesi) e di valorizzare lo strumento del whistleblowing. Le 1.931 segnalazioni esterne pervenute nel 2025, a fronte delle 1.240 del 2024, testimoniano un istituto in espansione.

La Piattaforma Unica di ANAC e il Piano Nazionale Anticorruzione.

Una delle novità più importanti è costituita dalla Piattaforma Unica della Trasparenza costituita presso ANAC. Essa offre una notevole semplificazione a tutti gli enti interessati, secondo il principio di gestione dei documenti “once only”, e consente un innalzamento del livello di trasparenza, nell’ottica di una maggiore comprensione generale.

Alla Piattaforma si affianca anche il nuovo Piano Nazionale Anticorruzione 2026-2028 (qui la scheda di sintesi), quale strumento centrale per agevolare le attività dei RPCT.

Il PNRR e la programmazione.

Il percorso del PNRR sta volgendo al termine, lasciando un’eredità importante in termini di opere e riforme, ma inferiore a quanto si sarebbe potuto ottenere. In particolare, nella presentazione della Relazione si è evidenziato che non è stato “ancora interiorizzato il metodo di definizione condivisa e sostegno agli obiettivi di lungo periodo”. L’accento che viene posto è sulla necessità di una maggiore e migliore programmazione, distinguendo ciò che è strategico da ciò che è urgente: il nuovo Codice Appalti consente di individuare le priorità caso per caso, moltiplicando le nomine di commissari straordinari e però frammentando la visione complessiva.

Gli appalti pubblici.

Il Presidente Busia ha sottolineato che due grandi sfide sono in corso sul tema degli appalti pubblici: la digitalizzazione e la qualificazione delle stazioni appaltanti. Sul primo versante, il crollo delle procedure analogiche (dal 21% all’1%) è un ottimo segnale, a cui deve accompagnarsi un vero cambiamento dei processi. Sul secondo piano, si registra un significativo calo del numero di stazioni appaltanti in due anni, da completare con una spinta verso la professionalizzazione.

In generale, l’aderenza al principio del risultato che informa il nuovo Codice Appalti deve concretizzarsi in buona programmazione, progettazione e qualità. È stato ricordato, infatti, che “le procedure aperte al confronto competitivo offrono maggiori garanzie”.

Tuttavia, ha evidenziato Busia, la traiettoria mostra una esplosione degli affidamenti diretti per servizi e forniture, fra i quali anche le consulenze. Nel 2025 hanno interessato quasi il 95% delle acquisizioni totali, con un significativo addensamento a ridosso della soglia 135-140mila euro (qui la scheda di sintesi dello studio di ANAC): è qui che possono annidarsi, secondo le parole del Presidente di ANAC, “sprechi, opportunismi, frazionamenti artificiosi, talvolta perfino infiltrazioni criminali”.

Sempre in quest’ottica è stata segnalata anche la perdurante assenza, per le imprese che partecipano agli appalti, dell’obbligo di dichiarare il titolare effettivo: strumento cruciale per conoscere davvero chi si rapporta con la PA e per prevenire infiltrazioni criminali e offerte combinate (qui la scheda di sintesi del testo in discussione).

Alla presentazione della Relazione era presente anche il Presidente di Avviso Pubblico, Roberto Montà, il quale dichiara: “L’illustrazione della Relazione di ANAC svolta del Presidente Busia costituisce un forte richiamo alla messa in pratica, da parte degli amministratori pubblici, della disciplina e dell’onore contenuti nell’articolo 54 della Costituzione. Significativo il fatto che il Presidente Busia abbia evidenziato le positività riscontrate attraverso il processo di digitalizzazione nella gestione del ciclo degli appalti. Altrettanto importante è stato il suo richiamo alla Direttiva europea contro la corruzione e la sua sottolineatura sulle criticità che le recenti modifiche normative, ad esempio in materia di abuso d’ufficio, possono comportare sul sistema di prevenzione e contrasto alle tangenti. Colpisce, infine – afferma Montà – l’alta percentuale di affidamenti diretti degli appalti, una dinamica che rischia di ledere il principio della libera concorrenza e di una corretta allocazione delle risorse pubbliche”.

Condividi