Sesso e violenza nelle mafie. Celeste Costantino racconta “Predatori” su #Contagiamocidicultura

Con Predatori. Sesso e violenza nelle mafie (Fandango, 2025) Celeste Costantino – ex parlamentare, scrittrice, vicepreside della Fondazione Una Nessuna Centomila e componente del comitato scientifico di UN Women Italy – affronta uno dei lati più oscuri e meno raccontati delle mafie: la violenza sessuale su donne e bambini come strumento di dominio. «Un viaggio doloroso, in cinque tappe: dalla pedofilia all’incesto, dallo stupro di gruppo al femminicidio, fino allo sfruttamento e alla repressione delle identità», spiega l’autrice.

Il libro smonta, ancora una volta e con forza, la narrazione secondo cui i comportamenti mafiosi sono dettati da valori come la protezione dei deboli e la cura della famiglia. Al contrario, le storie raccolte – basate su atti giudiziari, inchieste e anni di impegno politico e istituzionale – restituiscono tutta la brutalità di un sistema di potere fondato su “coercizione, molestia, pedofilia e sfruttamento sessuale”. Donne e corpi diventano terreno di controllo, strumenti su cui i cosiddetti “uomini d’onore” esercitano una violenza brutale.

Come si legge nella quarta di copertina, “conoscere la sessualità delle mafie significa avere una lente privilegiata per scoprirne i punti deboli”, perché proprio queste storie, quando emergono, “intaccano la credibilità delle mafie, ne infangano la narrazione”. È per questo che vengono negate, taciute, rimosse.

Predatori è un invito a guardare in faccia questa realtà senza reticenze, chiamando in causa tanto il movimento antimafia quanto quello femminista: una richiesta di responsabilità collettiva, perché queste storie – spesso taciute – diventino patrimonio comune e motore di consapevolezza.

«Le bambine e i bambini ci guardano. Riuscire a reggere il loro sguardo senza abbassare gli occhi è la grande sfida che abbiamo davanti», avverte Celeste Costantino. Una lente potente attraverso cui leggere la realtà rappresentata nel libro e un modo per provare a “smantellare vecchi luoghi comuni e a fornire una comprensione più complessa della portata della violenza mafiosa”.

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