“LEGGE SUL GIOCO D’AZZARDO: OCCASIONE O TRAPPOLA”. IL RESOCONTO DEL PRIMO WEBINAR DI “SE QUESTO È UN GIOCO”

“Legge sul gioco d’azzardo: occasione o trappola?”. È stato questo il titolo del webinar organizzato ieri da Se questo è un gioco per discutere di una proposta di legge che deciderà il futuro del settore e di milioni di giocatori.

Al tavolo dei relatori, moderati da Claudio Forleo, responsabile dell’Osservatorio Parlamentare di Avviso Pubblico, il Sen. Giovanni Endrizzi, Vicepresidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul gioco illegale e sulle disfunzioni del gioco pubblico, ha ricordato come il tema della regolamentazione dell’offerta di gioco e della dislocazione dei punti gioco sia aperto ormai da diversi anni: “È stato il Decreto legge Balduzzi, ancora nel 2012, ad intervenire su questi aspetti. Da quel momento in poi, però, Governo e Parlamento non hanno dato un seguito, e sul distanziometro sono quindi intervenute Regioni e Comuni con misure che, dati alla mano, si sono dimostrate efficaci. Da Governo e Parlamento, in alcuni casi, sono invece arrivate proposte di stampo repressivo nei confronti degli Enti locali che si erano dimostrati più incisivi nella riduzione del gioco”, sottolinea il Senatore.

“Anche rispetto all’attuale discussione sulla legge delega si deve riconoscere che, se è positivo l’impegno a stabilire livelli minimi di tutela a livello nazionale, ciò non deve tuttavia sopprimere la potestà d’intervento di Regioni e Comuni. Va ricordato, inoltre, che la stessa Intesa in sede di Conferenza Unificata del 2017 ha comunque previsto che fossero fatte salve le norme locali già vigenti e anche quelle più restrittive”, commenta ancora il Senatore Endrizzi. “È positivo, quindi, il doppio binario nazionale e locale, purché la scala dei valori costituzionali sia comunque rispettata: prima la tutela della salute, poi il gettito erariale e infine la libertà di iniziativa economica privata (come ribadito anche recentemente dalla Corte dei Conti). Un assetto d’interessi che deve ispirare anche la discussione intorno al ruolo dei concessionari, toccati anche questi ultimi dai fenomeni di infiltrazione mafiosa negli ultimi dieci anni”.

Sul distanziometro, infine, il Sen. Endrizzi ha sottolineato che la sua funzione, ossia quella di allontanare il gioco dai luoghi della vita quotidiana, è orientata alla prevenzione e alla tutela della salute, senza che per questo sfoci in forme di proibizionismo.

A seguire l’Avv. Geronimo Cardia, Presidente di ACADI, associazione concessionari di giochi pubblici, nel suo intervento, per prima cosa ha focalizzato il tema della questione territoriale, quale problema dell’intero ordinamento giuridico, mettendolo in stretta correlazione con le ipotesi (che si susseguono ormai da dieci anni nelle leggi di bilancio) di introdurre leggi di riordino del settore. “Il riparto di competenze tra Stato e Regioni è chiaro e, quando alcuni punti critici devono essere appianati, il legislatore promuove forme di accordo: l’ottica auspicata è quella dell’intesa massima”, ha sottolineato l’Avv. Cardia. “In questo quadro, si sono inserite le normative locali sul gioco e, in particolare, quelle sul distanziometro che hanno generato un certo contenzioso. Gli operatori del gioco, nel corso degli anni, hanno posto dei seri quesiti sulle modalità di applicazione, soprattutto quando si sono viste respingere diverse ipotesi di apertura”.

“Ad oggi”, sostiene l’Avv. Cardia, “in cento città italiane le norme sul distanziometro hanno disegnato enormi aree interdette al gioco. Dalle mappe ricostruite dagli urbanisti, ci sono casi (come quello del Comune di Roma) in cui nel 99,3% del territorio comunale il gioco è vietato. A fronte di questi dati, ci si deve chiedere se un tale esito è condivisibile, pur sapendo che, in buona sostanza, ciò si avvicina all’introduzione di un vero e proprio divieto di gioco sul territorio regionale, salvo che per l’1% delle aree, tutte peraltro concentrate nelle periferie”.

Sul tema delle infiltrazioni mafiose nel settore, l’Avv. Cardia ribadisce che questo problema riguarda un po’ tutti gli ambiti in cui i guadagni sono alti e che, in realtà, per il numero di controlli, il gioco pubblico ha forme di trasparenza che altri settori non hanno.

La Dott.ssa Daniela Capitanucci, psicoterapeuta, componente titolare dell’Osservatorio per il contrasto della diffusione del gioco d’azzardo e il fenomeno della dipendenza grave presso il ministero della Salute e socio fondatore di And-Azzardo e nuove dipendenze, intervenendo sul tema della legge delega, ha ribadito che la prima domanda da porsi è relativa all’approccio che si intende perseguire, e su questo punto, ad oggi, manca ancora la necessaria chiarezza.

“In tema di tutela della salute individuale e collettiva, oggi bisogna considerare che l’OMS si sta orientando da un’ottica di cura della malattia ad un approccio cd. salutogenico, in cui il punto di partenza sta nel chiedersi cosa può generare salute. Un simile interrogativo, volto alla promozione della salute, al momento non sembra ispirare la discussione intorno alla legge delega. La promozione della salute è un tema intimamente connesso con la valutazione dei danni generati dal gioco, che sono di vario tipo: finanziari, alla salute, alle relazioni, ecc. Si tratta di danni che colpiscono non solo i giocatori ma anche le persone a loro vicine, con la caratteristica di esplodere quando il livello di danno è diventato ormai elevato”.

I giocatori generalmente perdono il controllo sulla loro attività progressivamente e, ha ricordato la Dott.ssa Capitanucci, man mano che ciò avviene il livello dei danni aumenta.  Va posta quindi una particolare attenzione sui giocatori cd. costanti la cui attività è ancora sotto controllo perché questi sono, in realtà, già esposti a dei rischi di cui non si può prevedere l’evoluzione.

L’incontro, promosso da Se questo è un gioco il progetto sperimentale, realizzato da Avviso Pubblico e da Fondazione Adventum, attraverso il portale www.sequestoeungioco.org, che mette in campo informazione e strumenti per prevenire il Disturbo da gioco d’azzardo in Italia, è il primo di una serie di webinar che saranno organizzati mensilmente al fine di sensibilizzare sempre di più giocatori e cittadini sui rischi e pericoli derivanti dalla dipendenza da gioco d’azzardo.

 

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