LE PAROLE DEL PRESIDENTE DRAGHI RIPORTINO AL CENTRO DELL’AGENDA POLITICA LA LOTTA ALLE MAFIE E ALLA CORRUZIONE

Le parole pronunciate oggi a Milano dal Presidente del Consiglio, Prof. Mario Draghi, in occasione del trentennale della nascita della Direzione investigativa antimafia, sono importanti e autorevoli. Sono parole attese che devono contribuire a riportare al centro dell’agenda politica il tema della lotta alle mafie e alla corruzione.

La presa d’atto del nostro Primo Ministro che le mafie sono presenti non solo nel Mezzogiorno, ma in tutta Italia, e che queste compagini criminali operano anche nel settore economico-finanziario, minacciando anche la nostra democrazia e la nostra sicurezza, è un passaggio significativo che sottrae spazio a qualsiasi lettura negazionista o riduzionista del fenomeno mafioso.

Gli enti locali sono le istituzioni più prossime ai cittadini e alle cittadine, quelli in prima linea nella prevenzione e nel contrasto alle mafie e alla corruzione. Partendo dalla gestione dei beni che sono stati confiscati alle cosche mafiose – per cui si auspica un rafforzamento dell’Agenzia nazionale e il rapido avvio dell’Osservatorio previsto dal protocollo sottoscritto tra Ministero dell’Interno e della Giustizia – e, in tempi più recenti, nella gestione dei fondi del PNRR.

La buona amministrazione, giustamente richiamata dal Presidente Draghi come strumento indispensabile nella lotta alle mafie, necessita di un rafforzamento delle risorse umane – oggi in molti Comuni mancano i segretari comunali, dirigenti e tecnici – di una formazione del personale che sia constante e aggiornata, di un irrobustimento dei mezzi a sua disposizione, a partire dagli strumenti e dalle reti che possono concretamente accelerare il processo di digitalizzazione degli uffici pubblici e il conseguente uso delle banche dati.

Il Presidente ha giustamente richiamato la necessità di semplificare le procedure, ma anche di rafforzare i controlli. È stato un passaggio importante del suo intervento. Un passaggio che ci ricorda che la legalità, intesa come rispetto delle regole, è un pilastro dello sviluppo non un suo freno, che la semplificazione non può tradursi in deregolamentazione.

L’Italia non è solo il paese delle mafie, ma è anche il paese dell’antimafia. Bene ha fatto il Presidente a ricordarlo.

A trent’anni dalla nascita della DIA e delle stragi di Capaci e di via d’Amelio, questo ricordo deve tradursi in un rafforzato e costante impegno, collettivo e partecipato, sia a livello locale che nazionale e internazionale.

 

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