“Impegniamoci tutti a cercare verità e a costruire giustizia”. Il messaggio di Rocco Mangiardi e Matilde Montinaro agli studenti veneti incontrati da Avviso Pubblico

In vista della Giornata regionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, che si svolgerà a Padova il 21 marzo, grazie ad un progetto finanziato dalla Regione del Veneto (L.R. 48/2012), Avviso Pubblico sta realizzando una serie di incontri con 700 studenti di 14 istituti superiori di secondo grado per spiegare cosa sono le mafie, come agiscono – anche in Veneto – e per raccontare la storia di alcune vittime. Su quest’ultime, successivamente, i ragazzi e le ragazze produrranno un elaborato (un testo, una canzone, un video, ecc) che sarà presentato durante un evento che si svolgerà a Palazzo della Ragione il prossimo 21 marzo. Agli incontri nelle scuole partecipano anche i rappresentanti di Libera.

Giovedì 25 e venerdì 26 gennaio, accompagnati dal coordinatore nazionale di Avviso Pubblico, Pierpaolo Romani, e da Roberto Fasoli, membro dello staff nazionale dell’associazione, sono giunti in Veneto a portare la loro testimonianza, Rocco Mangiardi – imprenditore lametino e testimone di giustizia – e Matilde Montinaro, sorella di Antonio, poliziotto e caposcorta del giudice Giovanni Falcone, ucciso nella strage di Capaci del 23 maggio 1992, insieme ai suoi colleghi Rocco Di Cillo e Vito Schifani e alla moglie del magistrato, Francesca Morvillo.

Rocco Mangiardi ha incontrato gli studenti dell’Istituto “Magarotto” di Padova e dell’Istituto “Medici” di Legnago (Vr). Sotto l’occhio vigile di due agenti di scorta, l’imprenditore che ha denunciato i suoi estorsori alle forze di polizia permettendo il loro arresto, ha raccontato ad una platea di studenti particolarmente attenti e partecipi le ragioni del suo gesto.
“Quando mi chiesero 1.200 euro di pizzo al mese per “zio Pasquale” (il boss Pasquale Giampà, ora arrestato e diventato collaboratore di giustizia) ho parlato con la mia famiglia. Guardando gli occhi dei miei figli ho capito che non potevo compiere questo gesto, non potevo pagare questa “tassa sulla paura”, perché avrei perso la mia dignità e avrei finanziato un’organizzazione che semina morte e dolore. I mafiosi – ha continuato Mangiardi – sono dei vigliacchi, non danno lavoro, non amano la famiglia, non sono cristiani. State attenti perché i soldi che loro fanno con la droga e altre attività illecite vengono ad investirli nelle zone dove l’economia gira, quindi anche in Veneto. Ricordatevi – ha sottolineato Mangiardi – che il mio e il vostro dito puntato contro di loro in un’aula di tribunale è stato, ed è, più potente delle loro pistole. Dobbiamo abitare la nostra vita ragazzi. Io – ha concluso il testimone di giustizia – grazie al sostegno dei miei figli e della mia famiglia ho trovato così tanto coraggio che oggi lo posso anche regalare. Ho imparato che nella vita dobbiamo fare certe scelte e correre qualche rischio”.

Matilde Montinaro ha incontrato gli studenti dell’Istituto Tecnico “E. De Amicis di Rovigo” e quelli dell’Istituto Professionale “C. Colombo” di Portotolle (Ro). Agli studenti, la sorella di Antonio ha raccontato la vita del fratello, l’infanzia e la giovinezza vissute insieme a lui, per sottolineare che prima di essere vittima lui è stato una persona, un marito e un padre. Vissuta in una famiglia che aveva come punti di riferimento il Vangelo e la Costituzione, Matilde Montinaro ha sottolineato ai ragazzi come la parola “ricordo” significhi “portare al cuore” e, per questo, ha invitato tutti i presenti a portare dentro di sé una parte di Antonio, “un ragazzo di 29 anni che ha fatto delle scelte e le ha fatte con responsabilità; una persona che ci ha insegnato che occorre anche avere il coraggio di avere paura, senza per questo tirarsi indietro. La responsabilità – ha continuato Matilde Montinaro – comincia dalle piccole cose, anche a scuola, ed è importante capire che cambiare è possibile”. Agli studenti, la sorella del caposcorta di Giovanni Falcone ha rivolto questo invito: “Impegniamoci tutti a chiedere che sia fatta verità completa sulle stragi. Se questo non è stato ancora possibile è perché anche noi adulti abbiamo delegato troppo questo compito soltanto a qualcuno”.

Infine, in vista del 21 marzo, Matilde Montinaro ha esortato i ragazzi ad ascoltare con attenzione l’elenco delle vittime innocenti delle mafie che verrà letto perché, ha sottolineato con forza e pacatezza, quella lista “è una preghiera laica”.

Durante l’incontro sono state mostrate le fotografie delle vittime della strage di Capaci, la teca contenente i resti della Quarto Savona 15, l’auto su cui viaggiava Antonio, ed è stata fatta sentire anche la voce di questo poliziotto che, durante un’intervista mai pubblicata, ha affermato: “Io ho paura, ma ho deciso di non essere un vigliacco”.

Rocco Mangiardi e Matilde Montinaro hanno toccato i cuori degli studenti, dei docenti e delle persone presenti. Hanno seminato speranza e voglia di impegnarsi. A loro, che hanno trasformato il loro dolore, le loro difficoltà e le loro sofferenze in impegno civico e sociale, dobbiamo essere molto grati e riconoscenti, non lasciandoli soli e impegnandoci di più tutti nella ricerca della verità e della giustizia.

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