Avviso Pubblico audita dalla Commissione Ambiente della Camera nell’ambito della discussione sul decreto “Sblocca cantieri”

Lunedì 10 giugno, l’VIII Commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera dei deputati ha svolto un ciclo di audizioni informali nell’ambito dell’esame in sede referente del disegno di legge di conversione (AC 1898) del decreto c.d. “Sblocca cantieri” (D.L. n. 32/2019), recante Disposizioni urgenti per il rilancio del settore dei contratti pubblici, per l’accelerazione degli interventi infrastrutturali, di rigenerazione urbana e di ricostruzione a seguito di eventi sismici.

In rappresentanza di Avviso Pubblico è intervenuto NICOLA LEONI, sindaco di Gazoldo degli Ippoliti (Mn) nonché Vicepresidente dell’Associazione, il quale, «pur comprendendo e condividendo la volontà di rilanciare lo sviluppo e di rendere più efficiente e snello il funzionamento di un rilevante comparto economico del nostro Paese, qual è quello degli appalti», e pur volendosi mantenere nella logica di un dialogo costruttivo con le istituzioni, ha ritenuto opportuno far presenti i possibili elementi di criticità afferenti diverse modifiche introdotte dal suddetto decreto.

In considerazione delle numerose e recenti novità apportate alla normativa in materia di appalti, forte è anzitutto il rischio che questo ulteriore intervento legislativo possa incidere sensibilmente «sulla domanda di fiducia e di certezza, del diritto e delle procedure, che gli investitori, anche esteri, richiedono per poter operare nel nostro Paese».

Per un più rapido avvio dei cantieri, l’Associazione ritiene «sia necessario intervenire oltre che semplificando le procedure di gara, anche razionalizzando la parte riguardante l’esecuzione dei lavori […]. Fallimenti di imprese, sospensione temporanea dei contratti e ricorsi ai concordati tra imprese e Pubblica amministrazione sono situazioni frequenti che, di fatto, rallentano sensibilmente o bloccano l’esecuzione di importanti opere pubbliche, costringendo l’Erario ad esborsi particolarmente cospicui ed offrendo spazi al proliferare di fenomeni corruttivi».

Perplessità destano inoltre: il «sostanziale svuotamento di ANAC, organismo che in questi anni è divenuto un punto di riferimento imprescindibile per la gestione del sistema degli appalti pubblici; la ricomparsa del criterio del massimo ribasso, pratica che, è noto, incide negativamente sulla sicurezza nei cantieri, favorisce lo sfruttamento dei lavoratori e va a discapito della qualità delle opere realizzate; l’allargamento delle procedure ad affidamento diretto tramite negoziazione, campo nel quale la corruzione ha elevate probabilità di albergare; l’aumento del subappalto; la sospensione dell’obbligo di individuazione della terna di subappaltatori, che mira a proteggere gli appaltatori dalla pressioni della malavita in fase di esecuzione; il ripristino dell’appalto integrato, che affida allo stesso soggetto sia la progettazione che l’esecuzione dei lavori, senza preoccuparsi di mantenere distinto il controllore dal controllato».

Altra criticità è costituita dalla parte in cui, novellando l’articolo 23 del Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. n. 50/2016), si «consente di procedere all’affidamento dei lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria – attività primarie per gli enti locali e settori nei quali, l’assenza o una ridotta dose di trasparenza e un aumento dei processi decisionali discrezionali, può realmente favorire l’infiltrazione delle mafie e della corruzione – sulla base del solo progetto definitivo, a prescindere dall’importo: non definendo nel dettaglio l’oggetto del contratto, viene minata alla base la qualità dei controlli in fase esecutiva».

Per Avviso Pubblico desta poi preoccupazione la prevista sospensione dell’obbligo di ricorrere alle centrali uniche di committenza, mentre sarebbe piuttosto opportuno «un maggiore impegno per una loro migliore qualificazione in quanto strumenti essenziali per garantire una maggiore qualità dei procedimenti di acquisizione di forniture, servizi e lavori». Dagli incerti esiti, infine, appare la scelta di reintrodurre il regolamento attuativo, soprattutto in considerazione delle ulteriori sovrapposizioni normative che potrebbero occorrere in attesa della sua effettiva adozione.

«Il Codice degli appalti – ha concluso Leoni – ha probabilmente bisogno di essere rivisto in alcune sue parti. Non di essere né sospeso, né stravolto. Pertanto, considerata la complessità e la delicatezza del tema, in una comunanza di pensiero con le forze sindacali ed altre associazioni, tra cui Libera e Legambiente oggi qui presenti, Avviso Pubblico chiede al Governo e al Parlamento di sospendere l’approvazione del decreto n. 32/2019 e di aprire un tavolo di confronto e di lavoro che, operando in un ragionevolmente breve arco temporale, possa partorire razionali misure di modifica della normativa in materia di appalti, realmente capaci di saldare l’esigenza di rilanciare lo sviluppo, con quelle della riduzione e semplificazione degli iter burocratici, senza per questo indebolire gli strumenti di tutela della libera concorrenza, della legalità e della trasparenza, di prevenzione e contrasto alle mafie e alla corruzione approvati in questi ultimi anni».

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