Astensionismo rischio per la democrazia: Vittorio Mete presenta “Il partito che non c’è” su #Contagiamocidicultura

In questa nuova puntata della rubrica #Contagiamocidicultura, proponiamo la lettura di un saggio tanto attuale quanto urgente: “Il partito che non c’è – L’astensionismo elettorale in Italia e in Europa”, di Vittorio Mete e Dario Tuorto (Il Mulino), entrambi docenti di sociologia politica: all’Università di Firenze il primo e all’Università di Bologna il secondo. Il volume, appena uscito in libreria, è un’analisi lucida e ben documentata sulla crescita dell’astensionismo elettorale, fenomeno che mina la qualità della democrazia. Non solo quella di casa nostra. Più in generale gli autori comparano il caso italiano con quello di altre democrazie occidentali, in particolare quelle europee.

«L’astensionismo elettorale è una spina nel fianco della democrazia», scrivono gli autori, perché rappresenta in qualche modo una critica «ai suoi attori e alle sue procedure». In molti scelgono di ritrarsi dal gioco democratico, sempre più sfiduciati della possibilità di incidere sulle scelte della politica. Ma qual è l’identikit dell’astenuto tipo e come sfida la democrazia nel grande coro dei disertori del voto? Innanzitutto, gli astenuti «non sono un esercito e nemmeno un partito», avvertono Mete e Tuorto.

Il non voto, al contrario, rappresenta una schiera mutevole le cui ragioni sono complesse e articolate. È sempre più spesso una forma consapevole di auto-esclusione dal sistema politico, un segnale forte e chiaro di sfiducia e disillusione nei confronti di un’offerta politica ritenuta distante, autoreferenziale e spesso opaca.

Il saggio avanza una tesi chiara: l’astensionismo, che rappresenta una minaccia concreta alla legittimità e alla tenuta della democrazia, non può essere visto come una grande forza politica compatta, ad uso e consumo di chi vede in quel partito che non esiste la ragione della propria sconfitta elettorale o, a seconda della prospettiva da cui si guarda, di chi crede che il proprio “partito” abbia «conquistato il gradino più alto del podio».

Lungi dall’essere un popolo compatto, con interessi e obbiettivi comuni, «Il partito che non c’è» assomiglia, al contrario, più ad un popolo nomade che stanziale. Con il risultato che se continua a crescere il rischio è quello di una democrazia svuotata, dove le istituzioni non riescono più a parlare con i cittadini – e dove i cittadini, a loro volta, non si sentono più parte del processo democratico.

Per Avviso Pubblico, che promuove la buona politica e la partecipazione civica, questa lettura è particolarmente significativa. Il libro di Mete e Tuorto è un invito a riflettere profondamente sul senso della partecipazione, a rimettere al centro il valore del voto, e soprattutto a costruire una politica più trasparente, inclusiva, credibile. Una politica che sappia tornare ad essere “casa” anche per chi oggi si sente fuori.

Perché una democrazia senza partecipazione è una democrazia che si ammala. E per curarla, serve prima di tutto ascoltare il silenzio di chi non vota.

Condividi