Sono da poco terminate le Olimpiadi invernali Milano Cortina, massima celebrazione dell’impegno, della lealtà, del rispetto, dello spirito di squadra e del sacrificio, valori propri dello sport, regalando anche agli spettatori la condivisione delle emozioni sincere ad esse collegati. Una boccata d’ossigeno per lo sport, ormai troppo spesso vissuto seguendo logiche ed interessi diversi che minacciano sia chi lo pratica, sia chi assiste. Le scommesse sportive sembrano dilagare senza argini, dalle promozioni pubbliche alla dimensione privata di chi vive ormai ogni competizione, mirando solo al tornaconto economico che ne potrà avere.
La premessa è doverosa: non sono un tifoso e non seguo con particolare passione nessuno sport, ma incontro tanti scommettitori su eventi sportivi che mi raccontano la grande fatica che ormai fanno nel seguire una partita di calcio senza scommetterci qualcosa. La passione per un determinato sport o il tifo per la squadra del cuore non bastano più per motivarli a stare incollati allo schermo o ad andare allo stadio per gioire sulla bell’azione o sulla vittoria, perché tutto è orientato non al risultato in campo, ma a quello sulla bolletta.
Siamo arrivati al punto che negli ultimi Internazionali di tennis di Roma, tra il pubblico, alcune persone rumoreggiavano apposta per far perdere la concentrazione all’avversario del tennista su cui avevano puntato. Per non parlare di chi gioca “live”, che praticamente passa tutto il tempo a fare le scommesse, piuttosto che seguire lo sport che dichiara di seguire con passione.
Non è più solo la schedina
A volte mi capita di invitare gli scommettitori a fare due pensieri su questo cambiamento antropologico e anche loro sono sconsolati per questa trasformazione, che li ha portati a passare da appassionati di uno sport a consumatori di un prodotto d’azzardo. Il mutamento però non è frutto del caso, ma è qualcosa di ben pianificato.
Le scommesse sul calcio esistono dal 1946 con il Totocalcio, quando si passava la domenica a controllare la schedina cartacea, seguendo le partite allo stadio o alla radio. Celebre era diventato il modo di dire “fare 13”, ad indicare di aver imbroccato tutti i pronostici per poter incassare spesso delle belle cifre, che cambiavano veramente la vita. Oggi se indovini 13 risultati consecutivi con le scommesse sportive non è che vai molto lontano: quindi non sono un fenomeno recente.
Ma un tempo erano al più un corollario all’evento calcistico, un rituale collettivo della domenica degli italiani, in prevalenza uomini. Ora è diverso: si può scommettere su tutti gli sport, a livello mondiale, a qualsiasi ora e ogni giorno, per non parlare degli eventi virtuali. È stato barattato quel rito settimanale, ben sedimentato nell’immaginario collettivo, in cambio di modifiche ingegnerizzate per favorire l’impulsività e la compulsività.
Pubblicità e tipster
Non bisogna dimenticare l’effetto che hanno avuto negli anni la pubblicità e le sponsorizzazioni delle squadre, come più volte sottolineato nel recente rapporto della Commissione per la Salute pubblica di Lancet sul gioco d’azzardo. Seppur vietate da qualche anno con il Decreto Dignità nel 2019, le Concessionarie hanno trovato il modo di aggirare il divieto pubblicitario “inventandosi”, con la benedizione di Agcom, i siti di informazione.
Per esempio da ottobre 2025 il portale “sureWin” è diventato “Official Regional Online Casino Partner in Asia” del Milan, un’azienda che secondo notizie di stampa è un sito di scommesse sportive molto opaco. Poi basta andare allo stadio e si sprecano i cartelloni pubblicitari con loghi aziendali arcinoti, pubblicizzati semplicemente modificando l’estensione del sito di scommesse da “.it” ad altre declinazioni (ad esempio, “.tv”, .info e così via), così come seguendo una trasmissione sportiva alla tv e non badando troppo a quello che succede online, perché ormai siamo troppo abituati al bombardamento pubblicitario che quasi non ci facciamo più caso, per lo meno a livello conscio.
Occorre anche ricordare i giocatori famosi che in passato hanno pubblicizzato le aziende, ma l’elenco dei volti noti che invitano a “scommettere responsabilmente” sarebbe troppo lungo, per cui ve lo risparmio, ma senza dimenticare i tipster.
Sono una sorta di “influencer” settoriali per le scommesse, con un seguito a volte anche importante, che online o attraverso Telegram suggeriscono su quali partite puntare, condividendo poi con i follower i loro successi. La domanda che mi pongo sempre è la seguente: ma se ho “scoperto” il trucco per vincere con una discreta regolarità, perché lo dovrei condividere con gli altri?
Tra loro, ci sono sicuramente persone che non sono proprio corrette, altre che lo fanno più per passione e meno per profitto. La questione da tenere sotto controllo è il contenuto delle loro promesse, per cui una persona può seguire i tipster, al pari di un influencer, cercando però di mantenere alto lo spirito critico e non farsi condizionare nelle loro scelte.
E- sport, cross – selling e IA
Non sono sufficienti neanche gli scandali periodici che vengono fuori e noti come “Calcioscommesse”, le “combine” in tanti altri sport che ogni tanto emergono o gli sportivi che dichiarano di avere un disturbo da gioco d’azzardo, a far cambiare idea agli scommettitori. Senza dimenticare quello che succede oltreoceano, con giocatori che si auto-escludono per truccare le puntate, allenatori coinvolti in partite di poker controllate dalla criminalità e insider che vendono informazioni ai bookmaker.
Si cercano sempre nuovi eventi su cui azzardare, così da qualche anno si può puntare anche sugli e-sport. Per non parlare del fenomeno del cross-selling, dove gli scommettitori online vengono caldamente “invitati a spostarsi” su altri giochi da casinò con interessanti bonus di benvenuto ed incentivi vari. Non è raro incontrare giocatori d’azzardo che mi raccontano di aver perso il controllo non sulle scommesse, ma sulle slot machine o su altri giochi da casinò come la ruota della fortuna o la roulette. Ma è possibile scommettere anche su un risultato parziale, o sul goleador che avrà conseguito più risultati…
La velocità è importante per indurre coazione a ripetere, compulsività e dipendenza.
Si fa un gran parlare anche di IA (intelligenza artificiale), applicata al mondo delle scommesse, dove in teoria immettendo migliaia di informazioni si dovrebbe con una certa facilità avere un buon pronostico. Affidarsi alla tecnologia non è un tema recente, ma la facilità con cui certi strumenti sono alla portata delle persone potrebbe convincerli di aver finalmente trovato il modo di battere il banco.
E se effettivamente qualche risultato positivo avviene, ecco che l’IA diventa l’oracolo incontestabile, fonte di un futuro meraviglioso. Ma se per noi l’accesso ad una IA è facilitato, lo sarà anche per i bookmaker e le società di azzardo, per cui anche il banco ha a disposizione i nostri stessi strumenti, se non più potenti, per cui si ripropone l’antica asimmetria che porta il banco a vincere sempre più del giocatore.
Invertire la rotta della normalizzazione
Purtroppo con la manovra di Bilancio 2026 è arrivato anche un nuovo gioco d’azzardo, simile al Superenalotto, che andrà a finanziare proprio il Coni, il Comitato olimpico nazionale italiano e non è una buona notizia perché si fa cassa usando nuovamente l’azzardo. Rispetto all’offerta di scommesse, gli eventi sono meno complessi e ci sono meno opzioni che in una partita di calcio, ma questo non mette al riparo alcune persone dalla possibilità di perdere il controllo.
Se proprio non se ne può fare a meno, per limitare i danni occorre stabilire un budget e rispettarlo, senza rincorrere le perdite. Inoltre, sarebbe utile domandarsi il perché della necessità di scommettere, cercando di non banalizzare la propria attività di scommettitore, che potrebbe anche non essere preoccupante in questo momento, ma che in un futuro forse non troppo lontano potrebbe peggiorare.
La scommessa sportiva, così come il resto dei prodotti d’azzardo, è stata di fatto normalizzata attraverso un’interazione di processi socio-culturali, ambientali, commerciali e politici. La strategia industriale di inquadrare il gioco d’azzardo come un’attività ricreativa legittima, che apporta numerosi benefici socio-culturali ed economici, ha funzionato, distogliendo l’attenzione dal fatto che esso crea dipendenza e dai danni correlati, che vanno anche molto oltre le persone direttamente coinvolte.
La passione per lo sport si è quindi imbricata al gioco d’azzardo, diventando una cosa unica ed ora vanno a braccetto, tristemente almeno per me, verso un futuro luminoso, non certo per gli scommettitori, soprattutto quelli giovani!
Per porre un freno a questa dinamica occorrerebbe che gli scommettitori cogliessero che la loro passione è stata usata per arrivare al loro portafoglio, cogliessero che il prodotto di consumo chiamato scommessa sportiva altro non è che l’ennesimo prodotto, per quanto ben confezionato, nato con l’obiettivo di spostare ricchezza e non produrla.
Occorrerebbe che le persone, ma questo vale per tutti i prodotti d’azzardo e non solo, non ambissero alla ricchezza che cade dal cielo e tornassero a vivere di quello che riescono a creare senza rincorrere falsi miti di benessere. Insomma, un cambiamento antropologico molto lontano da realizzarsi, ma assolutamente urgente almeno da indicare e rivendicare.