Bertinoro: al via la scuola “Amministratori consapevoli” su etica, anticorruzione e giustizia contabile

La quarta edizione della scuola di politica “Amministratori consapevoli” a Bertinoro (15-17 ottobre) ha messo al centro una convinzione di fondo: la buona amministrazione non vive di meri automatismi burocratici, ma del rigore etico di chi guida la cosa pubblica.

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Nella lezione inaugurale, Maurizio Viroli ha riletto l’Articolo 54 della Costituzione, mostrando come i doveri di fedeltà, disciplina e onore non vadano intesi come vincoli esterni, ma come un comando della coscienza e la forma più alta di libertà interiore. Per alimentare questa tensione morale occorrono tre passioni civili: lo sdegno di fronte alle ingiustizie, l’amor di patria inteso come caritas reipublicae a garanzia dell’uguaglianza e la gratitudine verso il sacrificio delle generazioni passate. In democrazia, ha scandito Viroli, sa comandare solo chi sa obbedire alla Costituzione, rifiutando ogni servitù verso potenti o logiche di partito.

Questa tensione etica trova il suo banco di prova immediato nella difesa della legalità, laddove i principi incontrano la vita quotidiana delle comunità. Come ha evidenziato Enrico Carloni, la corruzione non è un astratto costo economico, ma una lesione concreta dei diritti dei cittadini nei concorsi, nelle scuole e nella sanità. Di fronte all’abrogazione dell’abuso d’ufficio e al ridimensionamento del controllo penale, occorre evitare che la prevenzione amministrativa si riduca a una sterile spunta di caselle formali nei Piani anticorruzione. La nuova Direttiva Europea Anticorruzione impone invece una scelta politica strategica, capace di estendere l’integrità e i codici di condotta a chiunque eserciti funzioni pubbliche.

Se la tutela dei cittadini esige rigore, l’azione amministrativa richiede al contempo supporto agli amministratori in un quadro che valorizzi i presidi di legalità. Analizzando la Riforma Foti della Corte dei Conti (Legge 1/2026), Marco De Pasquale ha illustrato come il nuovo assetto sposti la magistratura contabile verso un ruolo consultivo e di supporto preventivo. Se da un lato si tipizza la colpa grave e si introduce la presunzione di buona fede per la parte politica, dall’altro l’imposizione di un tetto obbligatorio al risarcimento del danno erariale (pari al 30% del pregiudizio e non oltre due annualità di stipendio) rischia di traslare il peso degli illeciti sull’intera comunità.

A chiudere i lavori della giornata è stato il presidente di Avviso Pubblico, Roberto Montà, richiamando le analisi del documento per il trentennale dell’associazione per sollecitare un cambio di passo operativo sul campo. Montà ha ricordato come il fenomeno mafioso sia profondamente mutato: dalla stagione della violenza eclatante si è passati a una criminalità che non fa rumore e che fa rete – come mostrano le inchieste sulle alleanze mafiose al Centro-Nord – facendo leva sulla corruzione anziché sull’intimidazione. Occorre edificare una “rete di legalità organizzata” – ha concluso Montà – capace di sviluppare alleanze territoriali concrete e ricostruire consenso sulla convenienza morale ed economica della legalità. Superando il pericolo di una convivenza col fenomeno mafioso.

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