Gli arresti di alcuni amministratori locali avvenuti stamattina a Cosenza, così come quelli registrati nei mesi scorsi in altre regioni italiane, per reati particolarmente gravi, suscitano profonda amarezza e preoccupazione in quanto contribuiscono a creare sfiducia nei confronti della politica e delle istituzioni e ad arrecare un danno profondo, di immagine e non solo, alle collettività interessate.
A trent’anni dalle stragi di Capaci e di Via d’Amelio e dell’inchiesta Mani Pulite, constatiamo come i rapporti di politici locali con organizzazioni mafiose e con sistemi corruttivi ricorrano, purtroppo, ancora oggi in diverse inchieste giudiziarie. Lo testimoniano anche i 278 enti locali sciolti per mafia dal 1991 ai nostri tempi, prevalentemente al Sud, ma anche nel Centro-Nord.
Siamo nel pieno della campagna elettorale in cui i temi della lotta alle mafie e alla corruzione non sono posti al centro dell’agenda politica e dei programmi. Questo è un dato che deve far riflettere, una mancanza che deve essere rapidamente recuperata.
Mafie e corruzione sono incompatibili con la democrazia e sono fenomeni che possono essere concretamente prevenuti e contrastati non solo mettendo in campo le migliori energie nel campo repressivo ma, soprattutto, praticando una politica credibile e responsabile, che valorizzi le competenze, l’etica e la partecipazione civile.
Fondamentale è anche la vigilanza dei cittadini e delle cittadine, la loro partecipazione alla vita pubblica e politica, il loro recarsi alle urne in modo consapevole e responsabile rifuggendo la tentazione dell’astensionismo.
I legami tra mafia-corruzione-politica vanno spezzati e questo è un compito che non riguarda esclusivamente qualcuno, ma che deve essere sentito da tutti coloro che hanno a cuore le sorti della democrazia, dello sviluppo economico e sociale, della sicurezza.