Una lettera-appello ai librai italiani anticipa l’uscita di Sicilia Nostra – Dall’Albania alla Sicilia: la rotta criminale che ha riscritto il potere mafioso (Compagnia editoriale Aliberti, 2026). Giuseppe Bascietto, giornalista e autore del volume avverte «il libro che troverete nel folder promozionale, non è solo un’inchiesta: è una linea di resistenza. È il tentativo di accendere una luce su una realtà che molti preferirebbero lasciare al buio». Ovvero la saldatura tra la mafia albanese e Cosa Nostra del sud-est siciliano, in particolare nel ragusano.
Bascietto racconta una trasformazione in corso, documentata con nomi, rotte, numeri e territori: un’alleanza che ha ridisegnato gli equilibri criminali e aperto un nuovo corridoio per il traffico internazionale di cocaina. Racconta le storie di uomini che arrivano da Tirana, da Valona, da Durazzo, da Elbasan, da Fier e che trovano a Vittoria «il terreno fragile, quella struttura che permette di unire da un lato la logistica e dall’altro la criminalità».
La scelta di Vittoria non è casuale. È una città centrale nella filiera agroalimentare e nel sistema dei trasporti. Da lì partono ogni giorno circa 2.000 tir diretti in tutta Europa. Come spiega Bascietto, «basta il 10% di questi tir, di questi autotrasportatori che acconsentono a trasportare merce che non possono dichiarare, per poter trasportare in tutta Europa almeno 1.000-1.500 kg di droga ogni 2-3 giorni». È una spiegazione semplice, concreta, che rende immediatamente comprensibile la portata del fenomeno.
Il libro segue le storie di figure chiave che si muovono sulle due sponde del Mediterraneo, ricostruendo legami, affari, movimenti. Ma il vero centro dell’inchiesta è il modello criminale: una mafia che “non spara, investe. Non minaccia, compra”. Una mafia che entra nell’economia legale, nella logistica, nell’agricoltura, approfittando di vuoti di controllo e di un silenzio diffuso.
L’autore chiama in causa una responsabilità collettiva: far circolare le informazioni, non lasciare che il silenzio diventi complicità. La quarta di copertina lo dice chiaramente: Sicilia Nostra è il racconto di cosa succede “quando il giornalismo non si limita a osservare, ma disturba”.