Audizione del Procuratore di Torino, Giovanni Bombardieri, presso la Commissione d’inchiesta sulle mafie – XIX Legislatura (6 novembre 2024)


PREMESSA. La Commissione Antimafia, il 6 novembre 2024, ha svolto l’audizione del Procuratore della Repubblica di Torino, Giovanni Bombardieri (il video dell’audizione).

Di seguito si dà sinteticamente conto dei principali temi affrontati.

La prima parte dell’audizione del Procuratore Bombardieri è dedicata a una ricostruzione storica della presenza mafiosa in Piemonte, in particolare per quanto riguarda la ‘ndrangheta calabrese. L’infiltrazione mafiosa viene definita da subito con parole quali “penetrazione” e “inquinamento” del territorio piemontese. Si tratta di un processo che ha inizio intorno agli anni Sessanta con il provvedimento giudiziario del confino in alcune località del Piemonte. Il Procuratore ricorda che nel 1973 la Commissione parlamentare antimafia inviò una delegazione a Bardonecchia (Torino) in seguito all’emersione e l’infiltrazione di soggetti  che avevano portato in Piemonte modus operandi tipici della mafia calabrese, come intimidazioni, danneggiamenti ed estorsioni. Nello specifico, si tratta di infiltrazioni nel mondo dell’edilizia, nel contesto dei lavori per la costruzione del traforo del Frejus.

In questa prima fase di ricostruzione storica, il Procuratore Bombardieri menziona l’omicidio del Procuratore di Torino Bruno Caccia, avvenuto nel giugno 1983 per mano della ‘ndrangheta. In particolare, i processi hanno individuato il mandante nella persona di Domenico Belfiore e uno degli esecutori materiali, Rocco Schirripa. Nel 1995 ritorna ancora il Comune di Bardonecchia, in quanto è stato il primo ente locale del Piemonte e di tutto il Nord Italia ad aver subito uno scioglimento per infiltrazioni mafiose. Sempre nello stesso anno, il Procuratore sottolinea il maxi sequestro di oltre cinque tonnellate di cocaina nel torinese, nell’ambito del Processo Cartagine che ha indagato la presenza criminale all’interno del settore dell’edilizia e nel traffico degli stupefacenti.

Quindi, il Procuratore passa a una fase storica più recente con le Operazioni Minotauro del 2011 e Crimine e Infinito del 2010. Da queste operazioni emerge un’infiltrazione sistematica di gruppi criminali in gran parte del territorio della provincia di Torino. In particolare, l’Operazione Minotauro svela la presenza di nove locali di ‘ndrangheta tra Volpiano, San Giusto Canavese, Moncalieri, Cuorgnè, Chivasso, Torino, Nichelino e Rivoli. Si evidenzia la struttura unitaria della criminalità organizzata, attraverso una confederazione delle cosche piemontesi che si rapportano sistematicamente con i propri referenti delle “case madre” di provenienza, come Siderno e Natile di Careri per le due locali di Torino e il legame tra la locale di Volpiano e Platì. Il Procuratore sottolinea come si tratta, da un lato, di una dipendenza sotto il piano organizzativo, con una limitata autonomia organizzativa delle locali piemontesi, e dall’altro di autonomia operativa, in quanto viene lasciata libertà alle ramificazioni territoriali relativamente alla definizione delle attività e delle strategie criminali.

In seguito all’Operazione Minotauro, si riporta una grande attività delle procure piemontesi con  oltre venti operazioni antimafia negli anni successivi. Da queste emergono ulteriori locali di ‘ndrangheta (Basso Piemonte, Carmagnola, Brandizzo e Giaveno), la prosecuzione delle attività delittuose di alcune locali già riscontrate con l’Operazione Minotauro e vari reati fine che spaziano dal campo edilizio all’estorsione, fino all’usura aggravata dal metodo mafioso ex art. 416bis cp.

Nella seconda parte dell’audizione, il Procuratore ha affrontato alcuni dei temi maggiormente ricorrenti nelle ultime operazioni svolte dalla Procura di Torino, ovvero l’infiltrazione della criminalità organizzata nel tessuto imprenditoriale ed economico piemontese. In prima analisi, si è approfondito l’interessamento da parte delle organizzazioni mafiose per i reati di natura tributaria e fiscale, come la realizzazione di crediti di imposta inesistenti e di fatture per operazioni inesistenti, aggravate dalla presenza di commercialisti e professionisti senza scrupolo. Si riporta a titolo di esempio una recente indagine del Tribunale di Asti, che ha condannato due imprenditori di origine calabrese e un commercialista per reati fiscali e tributari legati all’art. 416 bis cp.

Successivamente il Procuratore ha evidenziato come l’attività d’impresa non può essere considerata solo come vittima di estorsioni e attività criminali, ma purtroppo in alcuni casi è la stessa attività imprenditoriale che si avvale del sistema criminale per la realizzazione di interessi propri, come il recupero crediti, e l’esternalizzazione di servizi. In particolare, risulta di grande importanza porre attenzione al momento dell’individuazione delle ditte esterne per l’esternalizzazione di servizi delle imprese medio-grandi, come la logistica, la pulizia, la distribuzione e lo smaltimento dei rifiuti, perché in questi settori è più complicato riuscire a individuare gli elementi che identifichino la presenza di soggetti criminali.

Il Procuratore ha voluto, inoltre, sottolineare che un’economia in mano alla criminalità organizzata è un’economia di breve periodo, basata sul riciclaggio di denaro e senza un futuro di sviluppo. Bisogna invece premiare l’economia sana, che si basa su una corretta concorrenza e su investimenti a medio-lungo termine. Al termine di questa seconda parte, si riportano alcune recenti indagini che hanno coinvolto alcune cooperative, come la Coop. Liberamensa che si occupava della gestione di un bar all’interno del Palazzo di Giustizia, e in alcuni casi anche il mondo del sindacato.

Nella terza parte dell’audizione sono state sottoposte al Procuratore Bombardieri domande da parte dei Commissari. Rispetto al rischio di infiltrazione criminale nel mondo imprenditoriale, il Procuratore ha rimarcato l’importanza dei corpi intermedi e delle associazioni di categoria, in quanto per primi possono accorgersi del malessere di un loro associato e accompagnarlo in un percorso che porti alla denuncia e a un processo di “legalizzazione” dell’impresa coinvolta. Infatti, le associazioni di categoria possono essere le antenne del malessere e delle difficoltà dei propri iscritti.

In seguito, si è trattato il rischio di condizionamento e di infiltrazione negli appalti pubblici. È un problema che va analizzato e affrontato nei subappalti e nell’esternalizzazione del lavoro e che, secondo il Procuratore, dev’essere accertato a valle, e non a monte, controllando chi effettivamente va a lavorare nei cantieri. Infatti, l’accesso ai cantieri dà la possibilità di capire se c’è effettiva presenza di soggetti criminali nella realizzazione dell’opera. Si evidenzia, quindi, l’importanza di controlli effettivi, ma anche la difficoltà concrete legate alla carenza di personale ispettivo. Inoltre, il Procuratore auspica una maggiore sensibilità delle stazioni appaltanti nel porre dei limiti alla concessione di subappalti.

Infine, il Procuratore si è soffermato sullo strumento dello scioglimento dei comuni. Si tratta di una decisione drammatica e spesso non risolutoria perché nei piccoli comuni l’attenzione mafiosa si pone maggiormente su dinamiche amministrative e meno su questioni di tipo politico. Si evidenziano alcuni problemi pratici, come l’impiego di commissari prefettizi presenti nel comune interessato dallo scioglimento per pochi giorni alla settimana e che a volte seguono più comuni contemporaneamente. Ne deriva, quindi, una scarsa efficacia del periodo di risanamento e la situazione frequente di comuni che vengono sciolti ripetutamente nell’arco di pochi anni. Si auspicano così, da un lato, poteri più ampi per i commissari affinché l’attività di risanamento possa intervenire sia sul profilo politico, sia su quello amministrativo, e dall’altro una maggiore durata del commissariamento per ristabilire la legalità.

(a cura di Andrea Gaudino)