{"id":81465,"date":"2026-06-22T16:54:25","date_gmt":"2026-06-22T14:54:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/?p=81465"},"modified":"2026-06-30T15:51:07","modified_gmt":"2026-06-30T13:51:07","slug":"dallinseguire-allanticipare-come-prevenzione-formazione-e-cooperazione-possono-cambiare-il-contrasto-alle-mafie-globali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/dallinseguire-allanticipare-come-prevenzione-formazione-e-cooperazione-possono-cambiare-il-contrasto-alle-mafie-globali\/","title":{"rendered":"Dall\u2019inseguire all\u2019anticipare. Come prevenzione, formazione e cooperazione possono cambiare il contrasto alle mafie globali"},"content":{"rendered":"<h4><b><i>Contro le mafie globali non basta aumentare la capacit\u00e0 di reazione. Occorre costruire prima la capacit\u00e0 di lettura che prevede la formazione specifica di tutti i soggetti esposti nella comunit\u00e0 ad un possibile attacco, dagli studenti agli amministratori, in un lavoro congiunto tra enti e istituzioni dei diversi paesi nei quali le mafie operano. Le azioni contro la criminalit\u00e0 globale per creare un fronte compatto in cui ognuno esegua il proprio ruolo nel rispetto di valori e leggi condivise, sono descritte nel denso e necessario saggio del Colonnello Paolo Storoni di cui abbiamo l\u2019esclusiva.\u00a0<\/i><\/b><\/h4>\n<h5><strong>Paolo Storoni*<\/strong><\/h5>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Chiudendo i lavori del convegno <\/span><a href=\"https:\/\/gazzettadiplomatica.it\/criminalita-organizzata-transnazionale-leuropa-di-fronte-alle-sfide-globali-incontro-a-roma\/\"><span style=\"font-weight: 400;\">\u201cCriminalit\u00e0 organizzata transnazionale. L\u2019Europa e le sfide internazionali a tutela dell\u2019economia, delle istituzioni e della democrazia\u201d, ospitato il 10 giugno 2026 nella Sala \u201cDavid Sassoli\u201d della sede italiana del Parlamento europeo, <\/span><\/a><span style=\"font-weight: 400;\">ho proposto tre considerazioni di prevenzione e analisi strategica: tre direzioni di marcia, con una ricaduta molto concreta sui territori, sulle imprese sane e sull\u2019amministrazione del denaro pubblico.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Sono temi che avevo gi\u00e0 sviluppato nella lunga introduzione che ho firmato per il saggio <\/span><a href=\"https:\/\/www.libreriauniversitaria.it\/malacarni-mafia-diventata-globale-salvia\/libro\/9791281805606?srsltid=AfmBOorAKEJ9B6OyjRymXL7DBRtA-w9jEnOkWnA-vbgj232z_VR2M9-1\"><span style=\"font-weight: 400;\">\u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">I Malacarni. Come la mafia \u00e8 diventata globale<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d di Paola La Salvia (Gambini, 2025<\/span><\/a><span style=\"font-weight: 400;\">). Non un bilancio, dunque, ma un tentativo di guardare un passo avanti. Dagli interventi che mi avevano preceduto, erano emersi alcuni nodi cruciali: la stima <\/span><a href=\"https:\/\/www.unodc.org\/\"><span style=\"font-weight: 400;\">dell\u2019UNODC (United Nations Office on Drugs and Crime) <\/span><\/a><span style=\"font-weight: 400;\">sul riciclaggio globale, l\u2019evoluzione della pericolosit\u00e0 sociale delle organizzazioni criminali, <strong>il peso crescente delle criptovalute, le dinamiche della criminalit\u00e0 cinese e messicana, la prospettiva europea offerta da Europol<\/strong>, Agenzia dell\u2019Unione europea per la cooperazione nell\u2019attivit\u00e0 di contrasto.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">A pochi giorni di distanza, <\/span><a href=\"https:\/\/uif.bancaditalia.it\/pubblicazioni\/avvisi\/2026\/rapporto-annuale-per-2025\/index.html\"><span style=\"font-weight: 400;\">il Rapporto annuale 2025 dell\u2019UIF (Unit\u00e0 di Informazione Finanziaria per l\u2019Italia)<\/span><\/a><span style=\"font-weight: 400;\">, presentato a Roma dalla Banca d\u2019Italia, offre a quelle direttrici una conferma documentale che vale la pena leggere con attenzione. Perch\u00e9 conferma una convinzione che dovrebbe orientare l\u2019azione delle istituzioni a ogni livello, e in modo speciale di chi amministra un territorio: la repressione resta indispensabile, ma<strong> la partita decisiva si gioca sempre un passo prima. Nella prevenzione. Nella formazione. Nella cooperazione.<\/strong><\/span><\/p>\n<h4><em><b>La cultura antiriciclaggio va costruita prima<\/b><\/em><\/h4>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">I professionisti rientranti tra i soggetti obbligati dalla normativa antiriciclaggio \u2014 tra cui, nei casi previsti, avvocati, notai e commercialisti \u2014 sono tenuti a segnalare alla UIF le operazioni sospette <\/span><a href=\"https:\/\/www.consiglionazionaleforense.it\/art.-35-obbligo-di-segnalazione-delle-operazioni-sospette-\"><span style=\"font-weight: 400;\">ai sensi dell\u2019art. 35 del d.lgs. 231\/2007<\/span><\/a><span style=\"font-weight: 400;\">, ferma restando la disciplina delle esenzioni professionali connesse all\u2019attivit\u00e0 difensiva, alla rappresentanza in giudizio e alla consulenza sulla posizione giuridica del cliente. Ma questi professionisti non possono essere formati soltanto quando entrano nel mercato del lavoro. <strong>La sensibilit\u00e0 giuridica che permette di riconoscere un\u2019anomalia non si improvvisa. Va coltivata prima<\/strong>, nei percorsi di studio, nei tirocini, nella preparazione agli esami di abilitazione, nella cultura professionale di base.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\"><strong>Il punto, infatti, non \u00e8 soltanto aumentare il numero delle SOS (segnalazioni di operazioni sospette). \u00c8 migliorare la qualit\u00e0<\/strong>. Quando si segnala per prudenza difensiva, pi\u00f9 che per un sospetto realmente maturato, il sistema non diventa pi\u00f9 efficace: si riempie di informazioni poco utili, che rischiano di coprire proprio i segnali davvero rilevanti.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u00c8 esattamente il problema che la stessa UIF ha posto al centro delle nuove Istruzioni per la rilevazione e la segnalazione delle operazioni sospette, emanate il 18 dicembre 2025 e destinate a entrare il prossimo 1\u00b0 luglio. Il provvedimento \u00e8 chiaro: <strong>nella valutazione del sospetto vanno evitati automatismi e approcci puramente cautelativi<\/strong>. Non bastano, da soli, il profilo di rischio elevato del cliente, eventuali notizie negative o la presenza di misure reali o personali per fatti penalmente rilevanti. Occorre sempre una valutazione concreta dell\u2019operazione e del contesto. <\/span><b>Segnalare solo per \u201cmettersi al riparo\u201d non produce conoscenza: produce rumore informativo.<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\"><strong>Nel 2025 le segnalazioni sono tornate a crescere: 162.059, l\u201911,5 per cento in pi\u00f9 dopo due anni di flessione.<\/strong> Ma pi\u00f9 segnalazioni non significano automaticamente pi\u00f9 riciclaggio. L\u2019aumento \u00e8 legato soprattutto a truffe, frodi informatiche e nuovi operatori digitali: segnala quindi sia lo spostamento online di una parte rilevante della criminalit\u00e0, sia una maggiore capacit\u00e0 del sistema di intercettarla. E che non si tratti solo di rumore difensivo lo suggerisce un dato importante: si \u00e8 ridotta la quota delle segnalazioni a basso o nullo rischio.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><b>Un secondo dato, per\u00f2, \u00e8 pi\u00f9 scomodo e chiama in causa direttamente chi amministra. Le segnalazioni provenienti dalle pubbliche amministrazioni sono pi\u00f9 che dimezzate in un anno: appena 521 contro le 1.264 del 2024, con un apporto ormai marginale, pari allo 0,3 per cento del totale.<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> \u00c8 un dato che dovrebbe far riflettere soprattutto gli enti locali, perch\u00e9 i Comuni gestiscono una parte rilevante di appalti, concessioni, contributi, autorizzazioni e agevolazioni.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Sono quindi osservatori privilegiati di anomalie che nessun altro pu\u00f2 vedere allo stesso modo. Si spiega forse con controlli divenuti pi\u00f9 efficienti a monte? Gli indizi suggeriscono prudenza. Se cos\u00ec fosse, ci si attenderebbe un presidio pi\u00f9 tempestivo e mirato. Il Rapporto segnala invece un apporto ridotto e, in molti casi, tardivo. <\/span><b>\u00c8 pi\u00f9 verosimile che ad essersi indebolita sia la capacit\u00e0 di riconoscere, formalizzare e trasmettere l\u2019anomalia: la sensibilit\u00e0, la formazione, la responsabilit\u00e0 di chi, dentro la macchina pubblica, dovrebbe saper leggere i flussi che amministra.<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">C\u2019\u00e8 poi un rumore pi\u00f9 sottile, che non si misura soltanto nei numeri ma nella qualit\u00e0 della singola segnalazione. La UIF richiama anche il rischio di un uso non adeguatamente presidiato delle tecnologie avanzate. I modelli automatici, compresi quelli basati sull\u2019intelligenza artificiale, se usati in modo acritico, possono non cogliere le anomalie non previste e produrre segnalazioni ripetitive, parziali o poco coerenti con i fatti. \u00c8 il rischio della segnalazione automatizzata: formalmente ordinata, ma costruita su formule standardizzate che simulano un sospetto senza contenerlo davvero. Anche su questo le nuove Istruzioni sono nette: gli strumenti di intelligenza artificiale, dove impiegati, devono basarsi su dati oggettivi e verificabili ed essere accompagnati da adeguate valutazioni svolte con l\u2019intervento umano. <\/span><b>La tecnologia \u00e8 un ausilio prezioso, ma non sostituisce il giudizio professionale.<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Per questo, durante il convegno, ho proposto di <\/span><b>portare l\u2019antiriciclaggio gi\u00e0 nelle prove di abilitazione professionale e, prima ancora, nei percorsi universitari. La cultura della prevenzione va radicata prima che diventi obbligo, non quando \u00e8 ormai percepita solo come rischio sanzionatorio.<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> Un giovane deve avvicinarsi alla propria futura professione con l\u2019ottica giusta, con una conoscenza adeguata degli strumenti e con l\u2019approccio corretto per riconoscere e contrastare le situazioni di potenziale riciclaggio. Non \u00e8 un\u2019utopia. \u00c8 una strada gi\u00e0 percorsa altrove. Nel Regno Unito, l\u2019esame di abilitazione dei solicitor \u2014<\/span><a href=\"https:\/\/www.sra.org.uk\/become-solicitor\/sqe\/\"><span style=\"font-weight: 400;\"> il Solicitors Qualifying Examination<\/span><\/a><span style=\"font-weight: 400;\"> \u2014 include l\u2019antiriciclaggio tra le materie valutate, chiedendo al futuro avvocato di sapere quando un sospetto va segnalato, a chi e con quali procedure. La verifica dell\u2019etica e della condotta professionale attraversa l\u2019intero percorso. <\/span><b>Il principio \u00e8 chiaro: quelle competenze devono essere gi\u00e0 padroneggiate al momento dell\u2019accesso alla professione, non acquisite soltanto dopo, davanti al caso concreto.<\/b><\/p>\n<h4><em>Il reclutamento \u00e8 diventato digitale<\/em><\/h4>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Le organizzazioni criminali usano i social per reclutare, fidelizzare giovani e minori, costruire consenso. Accade in America Latina, ma accade anche in Italia: con organizzazioni nostrane che impiegano immagini, musica, ostentazione del denaro e linguaggi identitari, e con organizzazioni straniere capaci di intercettare i ragazzi nelle comunit\u00e0 di riferimento, comprese quelle latinoamericane ormai radicate anche nel nostro Paese.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Al convegno, il rappresentante di Europol ha posto l\u2019accento proprio su questo <\/span><b>inquietante cambio generazionale: il reclutamento di giovanissimi come nuova frontiera delle mafie.<\/b><\/p>\n<p><b>Ma i social non servono soltanto ad arruolare. Servono a legittimare. Legittimano uno status, uno stile di vita, persino comportamenti devianti tipici delle organizzazioni criminali<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. \u00c8 un meccanismo subdolo, perch\u00e9 agisce per assuefazione: pi\u00f9 quei modelli vengono esibiti, raccontati e ammirati, pi\u00f9 diventano normali agli occhi di chi guarda. E sono soprattutto i giovani a subirne l\u2019effetto, perch\u00e9 pi\u00f9 esposti e pi\u00f9 permeabili ai linguaggi identitari. Per loro il denaro facile pu\u00f2 cessare di apparire come un disvalore e trasformarsi in aspirazione. \u00c8 una sorta di colonizzazione culturale, prima ancora che criminale. E prepara il terreno a tutto il resto.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il dibattito legislativo ha colto il problema, e non da oggi: negli anni si sono susseguite, da parte di schieramenti politici diversi, varie proposte per introdurre nel Codice penale un reato di apologia della criminalit\u00e0 mafiosa. L\u2019ultima in ordine di tempo prevede aggravanti specifiche quando l\u2019esaltazione dei boss passa attraverso i social e gli strumenti telematici. \u00c8 un segnale di consapevolezza, e va accolto come tale. <\/span><b>Ma chi conosce il fenomeno sa anche che la norma penale, da sola, rischia di colpire la rappresentazione pi\u00f9 che la radice: si pu\u00f2 sanzionare un video, ma non l\u2019assenza di alternative che lo rende attraente agli occhi di un ragazzo.<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il diritto penale arriva sempre dopo. La prevenzione, invece, deve arrivare prima.<\/span><\/p>\n<p><b>Se il reclutamento e la legittimazione passano dagli schermi, anche la prevenzione deve arrivare l\u00ec. A partire dalla scuola, con una vera educazione digitale<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. \u00c8 un terreno su cui Avviso Pubblico lavora da sempre, nella convinzione che la mafia tema la scuola pi\u00f9 della giustizia. Oggi quella scuola deve imparare a presidiare anche lo spazio digitale dove i nostri ragazzi vengono raggiunti, sedotti e, troppo spesso, conquistati da un modello che andrebbe invece smascherato.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u00c8 un compito che riguarda gli enti locali tanto quanto le famiglie. <\/span><b>I progetti di educazione civica e digitale nei territori non sono un di pi\u00f9: sono una delle poche barriere reali a un reclutamento che oggi entra direttamente nelle camerette.<\/b><\/p>\n<h4><em><b>L\u2019Africa va guardata adesso, con visione strategica<\/b><\/em><\/h4>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Le operazioni di polizia condotte nel maggio 2026 in Nigeria e in Sudafrica hanno documentato laboratori industriali per la produzione di metanfetamina, con il coinvolgimento di soggetti messicani, secondo le autorit\u00e0 locali collegabili a reti transnazionali della produzione sintetica.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Parallelamente, in Africa occidentale operano reti albanesi e balcaniche inserite nelle rotte della cocaina verso l\u2019Europa. Le analisi della <\/span><a href=\"https:\/\/globalinitiative.net\/\"><span style=\"font-weight: 400;\">GI-TOC (Global Initiative Against Transnational Organized Crime)<\/span><\/a><span style=\"font-weight: 400;\"> segnalano da tempo il ruolo crescente dell\u2019area come spazio logistico, di stoccaggio e di redistribuzione a servizio di reti criminali transnazionali. L\u2019Africa, dunque, \u00e8 sempre meno soltanto un\u2019area di transito. In alcuni contesti diventa spazio logistico, produttivo e finanziario del crimine internazionale. Soprattutto, \u00e8 una cerniera tra reti latinoamericane, balcaniche, africane ed europee che si incontrano sulle stesse rotte e negli stessi circuiti. \u00c8 lo stesso fenomeno che Europol descrive per l\u2019Europa, dove la cocaina arriva sempre pi\u00f9 spesso anche in forma da trasformare o estrarre in laboratori clandestini situati sul continente.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Alcune fasi della filiera si spostano dove i controlli sono pi\u00f9 deboli, le vulnerabilit\u00e0 maggiori e i margini criminali pi\u00f9 ampi. Vale per l\u2019Europa. Vale, in forme ancora pi\u00f9 esposte, per l\u2019Africa. Questa lettura trova nel Rapporto UIF una sponda concettuale precisa. <\/span><b>Il documento introduce e sviluppa la nozione di geocriminalit\u00e0, intesa come impiego strumentale dei mercati illeciti e delle organizzazioni criminali nelle strategie di competizione geopolitica tra Stati<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. \u00c8 un passaggio importante, perch\u00e9 sposta il tema della criminalit\u00e0 organizzata fuori dalla sola dimensione dell\u2019ordine pubblico.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Quando una rete criminale dispone di canali logistici, finanziari e relazionali globali, non produce soltanto reati. Pu\u00f2 diventare un\u2019infrastruttura informale di influenza, riciclaggio, penetrazione economica e condizionamento geopolitico. <\/span><b>Al convegno questa dimensione \u00e8 emersa con chiarezza: il riciclaggio globale, secondo la stima UNODC, oscilla tra il 2 e il 5 per cento del prodotto interno lordo mondiale; la produzione di cocaina ha raggiunto livelli storicamente elevati; l\u2019Europa \u00e8 ormai uno dei principali mercati di destinazione; la \u2019ndrangheta conserva un ruolo di straordinario rilievo nelle filiere logistiche e finanziarie del narcotraffico.<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Di fronte a tutto questo, <\/span><b>investire nella cooperazione con le forze di polizia e con la magistratura africane non significa occuparsi di problemi lontani: significa rafforzare, in anticipo, la sicurezza dei nostri confini.<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> E qui l\u2019Italia ha qualcosa di prezioso da offrire.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Al convegno, l\u2019ambasciatore e il procuratore generale aggiunto del Costa Rica hanno riconosciuto l\u2019eccellenza della cooperazione tecnica italiana nel contrasto ai reati economico finanziari e al riciclaggio, invocando la formazione congiunta degli operatori di giustizia. \u00c8 un modello che va esteso con decisione all\u2019Africa e che, in parte, \u00e8 gi\u00e0 realt\u00e0.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Nel 2024 e nel 2025 la DIA (Direzione Investigativa Antimafia) ha organizzato il primo e il secondo corso internazionale di formazione sulle criptovalute \u2014 iniziative che ho avuto modo di promuovere in prima persona \u2014 con la partecipazione di dieci rappresentanti delle autorit\u00e0 di polizia e magistrature nigeriane. \u00c8 un segnale piccolo ma concreto di come <\/span><b>il trasferimento di conoscenza investigativa e l\u2019addestramento condiviso possano contribuire alla costruzione di un fronte comune.<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Questa cooperazione non risponde a un\u2019esigenza astratta. Una parte dei fenomeni criminali che osserviamo in Italia ha infatti una chiara proiezione transnazionale e richiede interlocutori affidabili anche nei Paesi d\u2019origine. Le relazioni della DIA documentano da anni la presenza in Italia di organizzazioni criminali di matrice nigeriana, strutturate anche in confraternite come la Black Axe, la cui qualificazione mafiosa \u00e8 stata riconosciuta in specifiche pronunce italiane, ferma restando la necessit\u00e0 di un accertamento caso per caso. Si tratta di gruppi attivi nel narcotraffico, nella tratta di esseri umani e, pi\u00f9 di recente, nelle frodi informatiche e nel riciclaggio.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Si tratta di un fenomeno criminale che va tenuto concettualmente distinto dalla comunit\u00e0 nigeriana regolarmente presente nel Paese, che di quelle stesse organizzazioni \u00e8 in larga parte bersaglio. Sono spesso le persone pi\u00f9 vulnerabili a esserne reclutate, intimidite o sfruttate. Proprio perch\u00e9 la regia di queste reti conserva collegamenti con i Paesi di origine, contrastarle in Italia richiede anche una collaborazione stabile con le autorit\u00e0 di polizia e giudiziarie africane, attraverso canali di cooperazione investigativa, giudiziaria e informativa.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La rete mondiale delle <\/span><a href=\"https:\/\/www.coe.int\/en\/web\/moneyval\/implementation\/fiu\"><span style=\"font-weight: 400;\">FIU (Financial Intelligence Unit),<\/span><\/a><span style=\"font-weight: 400;\"> riunita nel Gruppo Egmont, ha del resto accolto nel 2025 gli Stati di Mozambico, Gambia, Guinea Equatoriale e Sierra Leone, mentre la stessa UIF conduce ormai stabilmente programmi di assistenza tecnica verso le omologhe estere. Anche questa \u00e8 prevenzione: non perch\u00e9 sostituisca le indagini, ma perch\u00e9 crea in anticipo le condizioni affinch\u00e9 quelle indagini siano possibili, tempestive ed efficaci.<\/span><\/p>\n<h4><em><b>La ricaduta territoriale: la mafia che entra nelle imprese sane e nei conti pubblici<\/b><\/em><\/h4>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">C\u2019\u00e8 infine un fronte che il convegno ha imposto all\u2019attenzione e che chiama in causa direttamente i territori: la presenza economico-imprenditoriale delle mafie nei mercati legali. Lo ha sottolineato il professor <\/span><a href=\"https:\/\/www.corisveneto.com\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/CV-PARBONETTI-ANTONIO-CORIS.pdf\"><span style=\"font-weight: 400;\">Antonio Parbonetti,<\/span><\/a><span style=\"font-weight: 400;\"> prorettore vicario dell\u2019Universit\u00e0 di Padova ed esperto di infiltrazioni mafiose nell\u2019economia, richiamando la centralit\u00e0 di questa \u201cpresenza\u201d nei mercati sani. Non pi\u00f9 solo violenza e controllo del territorio. Ma imprese, appalti, capitali. La criminalit\u00e0 che si fa operatore economico.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u00c8 un fenomeno che il Rapporto UIF documenta con particolare rigore in uno studio condotto con l\u2019Universit\u00e0 Bocconi. L\u2019analisi riguarda il rapporto tra razionamento del credito e rischio di infiltrazione mafiosa nelle imprese. Il punto \u00e8 cruciale: <\/span><b>quando un\u2019impresa attraversa una fase di fragilit\u00e0 finanziaria e vede peggiorare in modo significativo il proprio merito creditizio, pu\u00f2 diventare pi\u00f9 vulnerabile all\u2019offerta di liquidit\u00e0 criminale.<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> Secondo il Rapporto, nei cinque anni successivi al declassamento, la probabilit\u00e0 di infiltrazione aumenta del 5 per cento. Il dato non va letto in modo meccanico, ma \u00e8 molto significativo: mostra che <\/span><b>la fragilit\u00e0 finanziaria pu\u00f2 diventare un canale indiretto di penetrazione della criminalit\u00e0 nell\u2019economia legale<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il razionamento del credito pu\u00f2 cos\u00ec diventare una porta d\u2019ingresso della criminalit\u00e0 nell\u2019economia pulita. La vulnerabilit\u00e0 finanziaria di un\u2019azienda ancora inserita nel mercato si trasforma nel varco attraverso cui soggetti criminali possono offrire risorse alternative in cambio di influenza, controllo o disponibilit\u00e0 dell\u2019impresa. Il Rapporto aggiunge un elemento ancora pi\u00f9 interessante: <\/span><b>in presenza di restrizioni creditizie, le imprese infiltrate tendono a sopravvivere pi\u00f9 a lungo rispetto a imprese simili non attigue ad ambiti mafiosi, pur mostrando analoghi cali dell\u2019attivit\u00e0, dell\u2019occupazione e della redditivit\u00e0.<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La criminalit\u00e0 organizzata sembra cos\u00ec operare, talvolta, come <\/span><b>finanziatore di ultima istanza<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">, consentendo la continuit\u00e0 di imprese cosiddette \u201czombie\u201d che non sarebbero competitive in un mercato sano. <\/span><b>\u00c8 un passaggio decisivo. La mafia non entra nell\u2019economia legale soltanto perch\u00e9 \u00e8 forte. Entra anche perch\u00e9 intercetta debolezze.<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> Un\u2019impresa in difficolt\u00e0, un credito che si restringe, un mercato che si chiude, una banca che non finanzia pi\u00f9, una commessa pubblica che diventa indispensabile: in quei passaggi si aprono varchi che la criminalit\u00e0 sa leggere prima e meglio di altri.<\/span><\/p>\n<p><b>Vale per\u00f2 anche il movimento inverso<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. Fortunatamente. Un recente studio del professor Parbonetti con altri economisti, pubblicato come Working Paper della BCE (Banca Centrale Europea), ha misurato cosa accade <\/span><b>quando le imprese mafiose vengono rimosse da un territorio attraverso operazioni antimafia: il credito bancario verso le aziende legittime circostanti torna a crescere<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. Lo studio misura un incremento medio dello 0,8 per cento, che arriva fino al 2,1 per cento nei Comuni con maggiore presenza mafiosa pregressa.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u00c8 la prova empirica di una verit\u00e0 intuitiva ma spesso trascurata<\/span><b>: la mafia non soffoca soltanto la concorrenza e la libert\u00e0 d\u2019impresa. Soffoca la fiducia creditizia di un intero territorio. Liberarlo significa restituire ossigeno all\u2019economia sana<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. Lo studio coglie anche una sfumatura preziosa: <\/span><b>le banche locali, pi\u00f9 radicate nel territorio e dotate di una conoscenza diretta degli imprenditori, sembrano disporre di una migliore capacit\u00e0 informativa nel distinguere il rischio effettivo dal rischio percepito del contesto. <\/b><span style=\"font-weight: 400;\">Gli istituti pi\u00f9 lontani, che si affidano prevalentemente a bilanci, rating e credit score, tendono invece a irrigidirsi quando emerge l\u2019infiltrazione, perch\u00e9 leggono soprattutto il rischio aggregato e meno il contesto concreto.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Anche questo dimostra quanto conti un sistema finanziario capace di conoscere davvero i territori in cui opera. E quanto sia fragile l\u2019illusione che la lettura automatica dei dati possa sostituire la conoscenza viva dei luoghi. Ma il varco pi\u00f9 ampio resta quello del denaro pubblico.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il Rapporto UIF dedica ampio spazio all\u2019abuso di fondi pubblici, agli appalti e alla corruzione, descrivendo schemi che ogni amministratore dovrebbe conoscere: contributi erogati a soggetti privi dei requisiti, anche in presenza di meccanismi di controllo carenti da parte degli enti eroganti; appalti per grandi opere con fondi dirottati verso conti esteri e prestanome; frazionamenti artificiosi dei progetti, anche nel settore del fotovoltaico e delle rinnovabili, per accedere a procedure autorizzative e agevolative semplificate.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Non a caso, nel <\/span><a href=\"https:\/\/uif.bancaditalia.it\/normativa\/norm-indicatori-anomalia\/Comunicazione_UIF_31.03.2026.pdf\"><span style=\"font-weight: 400;\">marzo 2026, la stessa UIF ha rivolto alle pubbliche amministrazioni una Comunicazione specifica<\/span><\/a><span style=\"font-weight: 400;\"> sulla prevenzione di attivit\u00e0 illecite connesse con agevolazioni e contratti pubblici, richiamando gli indicatori di anomalia da cogliere nelle diverse fasi di una gara o di un finanziamento. \u00c8 uno strumento prezioso, e ancora troppo poco conosciuto, proprio per chi lavora negli uffici comunali. Perch\u00e9 qui sta il punto che riguarda da vicino chi amministra<\/span><b>: l\u2019infiltrazione non bussa sempre con la violenza. <\/b><\/p>\n<p><b>Pu\u00f2 presentarsi con un\u2019offerta vantaggiosa, una perizia compiacente, un\u2019impresa che vince a condizioni anomale, una filiera di subappalti poco leggibile, una societ\u00e0 appena costituita ma improvvisamente competitiva, un flusso finanziario che si muove dove non dovrebbe. \u00c8 un meccanismo silenzioso, che non fa rumore come uno sparo ma inquina i mercati, distorce la concorrenza e penalizza gli imprenditori onesti.<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> E non \u00e8 un\u2019ipotesi remota. Secondo le rilevazioni disponibili sugli scioglimenti degli enti locali per condizionamento mafioso, dal 1991 sono stati adottati oltre quattrocento provvedimenti di scioglimento, che hanno riguardato quasi trecento amministrazioni distinte, alcune delle quali colpite pi\u00f9 volte. <\/span><\/p>\n<p><b>L\u2019amministratore informato, insieme ai dirigenti, ai responsabili del procedimento, ai segretari comunali, ai responsabili anticorruzione, ai revisori e agli organi di controllo, \u00e8 una delle prime sentinelle in grado di cogliere quei segnali prima che diventino sentenze.<\/b><\/p>\n<h4><em><b>Anticipare, non inseguire<\/b><\/em><\/h4>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">C\u2019\u00e8 un filo che lega queste considerazioni e il Rapporto UIF. \u00c8 la consapevolezza che <\/span><b>il modello italiano \u2014 riconosciuto come un punto di forza anche dal <\/b><a href=\"https:\/\/www.dt.mef.gov.it\/it\/attivita_istituzionali\/rapporti_finanziari_internazionali\/organismi_internazionali\/gafi\/\"><b>GAFI (Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale) <\/b><\/a><b>conclusasi all\u2019inizio del 2026 \u2014 deve una parte essenziale della sua efficacia alla capacit\u00e0 di aggredire il vincolo associativo prima ancora del compimento dei reati-fine.<\/b><\/p>\n<p><b>\u00c8 l\u2019eredit\u00e0 dell\u2019articolo 416-bis del Codice penale: uno strumento che consente di intervenire sul vincolo associativo prima ancora che i singoli reati-fine vengano consumati<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. Ma \u00e8 anche <\/span><b>un patrimonio che fatica a essere recepito dagli ordinamenti stranieri. <\/b><span style=\"font-weight: 400;\">Da qui la <\/span><b>necessit\u00e0<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">, su cui al convegno tutti i relatori hanno convenuto, di <\/span><b>armonizzare le legislazioni europee sul versante associativo<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. <\/span><b>Di fronte a un network criminale globale, l\u2019Europa non pu\u00f2 permettersi di parlare lingue giuridiche troppo diverse. <\/b><span style=\"font-weight: 400;\">Perch\u00e9 proprio nei vuoti normativi, nelle asimmetrie tra ordinamenti e nelle aree di minore presidio giuridico si incunea il crimine organizzato, scegliendo i territori, i mercati e le giurisdizioni dove il contrasto \u00e8 pi\u00f9 debole o pi\u00f9 frammentato.<\/span><\/p>\n<p><b>La repressione resta indispensabile. Ma la partita decisiva si gioca sempre prima: nella prevenzione, nella formazione e nella cooperazione.<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> Troppo spesso lo Stato interviene soltanto a valle, quando il danno \u00e8 fatto, affidando tutto alla magistratura, alle prefetture e alle forze di polizia. Eppure i margini di intervento a monte sono ampi, e appartengono in larga parte a chi governa i territori: riconoscere un alert in una gara d\u2019appalto, formare i dipendenti pubblici a leggere le anomalie, portare l\u2019educazione alla legalit\u00e0 nelle scuole, segnalare invece di tacere, valorizzare i dati gi\u00e0 disponibili, mettere a sistema le informazioni invece di lasciarle disperse.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u00c8 l\u00ec che si passa dall\u2019inseguire all\u2019anticipare. E non \u00e8 solo la UIF a indicarlo. Anche <\/span><a href=\"https:\/\/www.anticorruzione.it\/-\/fotogallery.relazione.annuale.21.04.2026\"><span style=\"font-weight: 400;\">la Relazione annuale 2025 dell\u2019ANAC (Autorit\u00e0 Nazionale Anticorruzione)<\/span><\/a><span style=\"font-weight: 400;\"> muove nella stessa direzione, affiancando alla vigilanza tradizionale un approccio predittivo, capace di intercettare preventivamente anomalie e tentativi di infiltrazione criminale lungo l\u2019intero ciclo di vita degli appalti pubblici. Anche ANAC, peraltro, fissa lo stesso principio che attraversa tutto questo ragionamento: l\u2019intelligenza artificiale non sostituisce il dato, cos\u00ec come non sostituisce il giudizio di chi quel dato deve interpretarlo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Due autorit\u00e0 diverse. Due relazioni. La stessa conclusione. <\/span><b>Contro le mafie globali non basta aumentare la capacit\u00e0 di reazione. Occorre costruire prima la capacit\u00e0 di lettura: nei dati, negli appalti, nei flussi finanziari, nei segnali che arrivano dai territori, nei linguaggi digitali che intercettano i giovani<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><b>Il punto, in fondo, \u00e8 il tempo. Lo Stato di diritto si muove dentro regole, garanzie, competenze, procedure e giurisdizioni. \u00c8 la sua forza, ma anche il suo limite operativo. La criminalit\u00e0 organizzata, al contrario, non conosce questi vincoli<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">: <\/span><b>decide, si adatta, occupa spazi, sposta capitali, cambia rotte e linguaggi con una rapidit\u00e0 che le istituzioni democratiche non possono e non devono imitare.<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Questo squilibrio non pu\u00f2 essere colmato comprimendo le garanzie o inseguendo la criminalit\u00e0 sul suo stesso terreno. Pu\u00f2 essere ridotto solo anticipando. E anticipare significa costruire prima le condizioni culturali, professionali e istituzionali che rendano pi\u00f9 difficile alla criminalit\u00e0 trovare varchi. <\/span><b>La prevenzione, allora, non \u00e8 un settore accessorio della repressione. \u00c8 il modo con cui lo Stato lavora sul fattore tempo senza rinunciare allo Stato di diritto.<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> Formare un amministratore a riconoscere un\u2019anomalia, educare un giovane a smascherare il fascino criminale, abituare un professionista a leggere un\u2019operazione sospetta, mettere in relazione dati e istituzioni prima che il danno si compia: tutto questo significa sottrarre spazio e velocit\u00e0 all\u2019iniziativa criminale.<\/span><\/p>\n<p><b>La cultura civica, in questa prospettiva, non \u00e8 un complemento morale della repressione. \u00c8 una infrastruttura di sicurezza<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. <\/span><b>Dove una comunit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 consapevole, la criminalit\u00e0 trova meno silenzio, meno complicit\u00e0, meno indifferenza e meno occasioni per mimetizzarsi. \u00c8 l\u00ec che ogni cittadino diventa coprotagonista del contrasto alle mafie: non perch\u00e9 debba sostituirsi allo Stato, ma perch\u00e9 contribuisce a rendere il territorio meno disponibile alla penetrazione criminale.\u00a0<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u00c8 qui che si misura davvero il passaggio dall\u2019inseguire all\u2019anticipare: non nella pretesa impossibile di rendere lo Stato veloce come il crimine, ma nella capacit\u00e0 di rendere il terreno sociale, amministrativo, economico e culturale meno fertile per la sua azione. Anche lo strumento pi\u00f9 avanzato serve a poco se prima non costruiamo le persone capaci di guidarlo. E anche la norma migliore resta fragile se non \u00e8 sorretta da cultura, responsabilit\u00e0 e cooperazione.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h5><em>*Colonnello dell&#8217;Arma dei Carabinieri con una lunga esperienza investigativa e di analisi nel contrasto alla criminalit\u00e0 organizzata e alla criminalit\u00e0 transnazionale, prima nel ROS e poi nella DIA, di cui ha diretto l&#8217;articolazione del Triveneto. Si \u00e8 quindi poi specializzato nelle relazioni investigative internazionali e nelle attivit\u00e0 di cooperazione internazionale di polizia, quale Direttore dell&#8217;omonima divisione della DIA. Ha sviluppato competenze in materia di indagini patrimoniali, analisi criminale, relazioni internazionali, sicurezza e modelli di prevenzione delle infiltrazioni criminali nell&#8217;economia legale, oltre che nel contrasto al terrorismo interno e confessionale. Ha firmato l&#8217;introduzione al saggio I Malacarni. Come la mafia \u00e8 diventata globale di Paola La Salvia (Gambini Editore, 2025).<\/em><\/h5>\n<h5><em>** Le opinioni espresse nel presente contributo sono esclusivamente personali dell\u2019autore e non impegnano in alcun modo l\u2019Amministrazione di appartenenza, che resta estranea al contenuto dello scritto e sollevata da ogni responsabilit\u00e0 al riguardo.<\/em><\/h5>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Contro le mafie globali non basta aumentare la capacit\u00e0 di reazione. Occorre costruire prima la capacit\u00e0 di lettura che prevede la formazione specifica di tutti&nbsp;<span class=\"hellipsis\">[&hellip;]<\/span><a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/dallinseguire-allanticipare-come-prevenzione-formazione-e-cooperazione-possono-cambiare-il-contrasto-alle-mafie-globali\/\">Leggi tutto <span class=\"screen-reader-text\">Dall\u2019inseguire all\u2019anticipare. 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