{"id":81135,"date":"2026-05-29T12:08:03","date_gmt":"2026-05-29T10:08:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/?p=81135"},"modified":"2026-06-04T10:59:37","modified_gmt":"2026-06-04T08:59:37","slug":"la-direttiva-europea-anticorruzione-e-il-ruolo-della-buona-politica-un-contributo-di-enrico-carloni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/la-direttiva-europea-anticorruzione-e-il-ruolo-della-buona-politica-un-contributo-di-enrico-carloni\/","title":{"rendered":"La direttiva europea anticorruzione e il ruolo della buona politica. Un contributo di Enrico Carloni"},"content":{"rendered":"<h4><em><strong>Il 31 maggio 2026, con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell\u2019Unione europea,<\/strong><strong>\u00a0la <a href=\"https:\/\/www.europarl.europa.eu\/RegData\/etudes\/ATAG\/2026\/785681\/EPRS_ATA(2026)785681_IT.pdf\">prima direttiva europea sulla lotta alla corruzione<\/a><\/strong><strong> diventar\u00e0 diritto vigente. Gli Stati membri hanno due anni per recepirne le disposizioni penali, tre per adottare una strategia nazionale anticorruzione. E\u2019 importante che l\u2019Italia si attivi per tempo, ma soprattutto che le istituzioni nazionali e locali si adoperino ogni giorno affinch\u00e8 siano rispettati valori e diritti costituzionali.<\/strong><\/em><\/h4>\n<p>Due o tre anni sembrano un orizzonte lontano. Non lo sono. E per chi amministra a livello locale, la domanda rilevante non \u00e8 \u201ccosa ci chieder\u00e0 la direttiva\u201d, ma \u201cperch\u00e9 chi gi\u00e0 lavora seriamente sull\u2019integrit\u00e0 pubblica \u00e8 sulla strada giusta \u2014 e come continuare\u201d.<\/p>\n<p>Questo nella consapevolezza che<strong> il discorso sull\u2019anticorruzione non va pi\u00f9 rubricato come questione tecnico-burocratica<\/strong>, ma come questione politica: l\u2019integrit\u00e0 \u00e8 condizione di qualit\u00e0 dell\u2019amministrazione, di effettiva capacit\u00e0 di prendere in carico i bisogni e gli interessi di cui ha cura, \u00e8 precondizione per la ricostruzione e il rafforzamento della fiducia dei cittadini. Solo un\u2019amministrazione integra \u00e8 davvero capace di svolgere bene il proprio compito ed essere al tempo stesso imparziale, efficiente, innovativa.<\/p>\n<h4><em><strong>Lo stato dell\u2019anticorruzione<\/strong><\/em><\/h4>\n<p>Il punto da cui partire non \u00e8 la direttiva in s\u00e9, ma lo stato in cui versa il sistema italiano dell\u2019anticorruzione. A quattordici anni dalla <a href=\"https:\/\/www.normattiva.it\/uri-res\/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2012-11-06;190!vig=\">legge 190 del 2012,<\/a> i segnali di stanchezza strutturale sono evidenti. I piani triennali di prevenzione della corruzione \u2014 ora confluiti nel PIAO \u2014 sono diventati troppo spesso un adempimento rituale, svuotati della funzione originaria di analisi reale del rischio.<\/p>\n<p><strong>La figura del responsabile anticorruzione \u00e8 rimasta in molte amministrazioni isolata, sovraccarica di funzioni, priva del supporto politico e organizzativo necessario<\/strong>. L\u2019Autorit\u00e0 anticorruzione ha accumulato funzioni eterogenee senza disporre di strumenti di enforcement davvero incisivi. La disciplina dei conflitti di interesse resta frammentaria. Il lobbying continua a essere privo di una regolazione organica. La stessa trasparenza amministrativa non \u00e8 pi\u00f9 al centro dell\u2019attenzione.<\/p>\n<p>Su questo sfondo si inserisce l\u2019impatto della <a href=\"https:\/\/www.programmagoverno.gov.it\/it\/approfondimenti\/riforme-di-rilievo-del-governo\/riforme-di-rilievo-del-governo\/riforma-dellordinamento-giudiziario\/legge-n-114-del-2024-riforma-nordio\/\">legge 114 del 2024<\/a> \u2014 <strong>la cosiddetta riforma Nordio \u2014 che ha abrogato il reato di abuso d\u2019ufficio e ridotto drasticamente l\u2019area del traffico di influenze illecite<\/strong>. La riforma ha risposto a un problema reale: l\u2019eccesso di responsabilizzazione penale che paralizzava i funzionari.<\/p>\n<p>Ma non ha compensato in alcun modo l\u2019arretramento: non ha rafforzato i presidi preventivi, non ha ridisegnato le situazioni di conflitto di interesse, non ha risposto ai vuoti di tutela che essa stessa apriva. Il risultato \u00e8 quello che la Corte costituzionale, <a href=\"https:\/\/www.cortecostituzionale.it\/scheda-pronuncia\/2025\/95\">nella sentenza n. 95 del 2025, <\/a>ha chiamato \u201cindubbi vuoti di tutela\u201d. <strong>Meno repressione penale, non pi\u00f9 prevenzione amministrativa<\/strong>: uno spazio che tende a riempirsi non di buona amministrazione, ma di opacit\u00e0.<\/p>\n<h4><em><strong>Il principio di integrazione: n\u00e9 repressione n\u00e9 prevenzione bastano da sole<\/strong><\/em><\/h4>\n<p>Il cuore concettuale della direttiva europea \u2014 e della stessa <a href=\"https:\/\/www.fedlex.admin.ch\/eli\/cc\/2009\/666\/it\">Convenzione ONU del 2003 <\/a>da cui trae ispirazione \u2014 \u00e8 il principio di integrazione. <strong>L\u2019anticorruzione efficace non \u00e8 n\u00e9 solo penale n\u00e9 solo amministrativa: \u00e8 un sistema in cui prevenzione e repressione si sorreggono a vicenda, in cui la trasparenza rinforza i controlli, in cui la formazione alimenta l\u2019integrit\u00e0. Quando si indebolisce un pilastro, gli altri devono essere proporzionalmente rafforzati<\/strong>. Questa logica vale per il legislatore nazionale che abroga un reato senza rafforzare i presidi alternativi.<\/p>\n<p>Vale anche per ogni singola amministrazione: <strong>il PIAO non pu\u00f2 essere un documento di carta se mancano le condizioni organizzative e culturali che lo rendono uno strumento reale<\/strong>, il responsabile di prevenzione non pu\u00f2 essere un centro di imputazione formale e burocratico, ma uno snodo operativo di una priorit\u00e0 istituzionale che va condivisa e messa a sistema. Il tutto in un disegno nel quale la digitalizzazione \u00e8 sempre pi\u00f9 chiamata a svolgere un ruolo centrale.<\/p>\n<p>Va ripensata un\u2019infrastruttura etica complessiva, integrata, la cui efficacia \u00e8 decisiva ma dipende da tanti fattori e certo solo parte dal contrasto penale ex post delle condotte pi\u00f9 gravi.<\/p>\n<p><strong>La direttiva traduce questo principio in obblighi concreti<\/strong>. Chiede strategie nazionali aggiornate periodicamente, con valutazioni del rischio settoriale. Chiede il coinvolgimento attivo della societ\u00e0 civile. Chiede misure efficaci contro i conflitti di interesse. Chiede la protezione di chi segnala irregolarit\u00e0. Chiede un approccio integrato nella gestione dei dati. Chiede, soprattutto, che l\u2019anticorruzione smetta di essere una materia tecnica delegata a strutture specializzate e torni a essere una scelta politica, una priorit\u00e0 di governo a tutti i livelli.<\/p>\n<h4><em><strong>Cosa chiede la direttiva all\u2019Italia: le scadenze operative<\/strong><\/em><\/h4>\n<p>Le scadenze principali sono due: una, strettamente legata al recepimento con legge delle previsioni innovative della direttiva (entro giugno 2028); una seconda, legata all\u2019adozione di una strategia anticorruzione (nell\u2019anno successivo).<\/p>\n<p>Un elemento particolarmente rilevante riguarda l\u2019art. 7 della direttiva, che obbliga gli Stati membri a criminalizzare le \u201cviolazioni gravi della legge\u201d nell\u2019esercizio di funzioni pubbliche. La formulazione \u00e8 volutamente generica, per lasciare margini di discrezionalit\u00e0 nel recepimento, ma l\u2019effetto \u00e8 chiaro: <strong>l\u2019Italia \u00e8 tenuta a reintrodurre nel proprio sistema almeno alcune delle condotte gi\u00e0 coperte dall\u2019abrogato art. 323 c.p. <\/strong><\/p>\n<p>Non si tratta di ripristinare la vecchia fattispecie, accusata a lungo di eccessiva genericit\u00e0 e scarsa tassativit\u00e0, ma di <strong>costruire un presidio penale preciso e circoscritto per le condotte pi\u00f9 gravi:<\/strong> il funzionario che favorisce un amico in un concorso pubblico, il dirigente che esercita un potere discrezionale per un interesse privato, il responsabile che nega un atto dovuto per danneggiare deliberatamente un cittadino.<\/p>\n<p>Questo discorso \u00e8 importante, ma non deve mettere in ombra l\u2019importanza di un rinnovato approccio al problema.<strong> Una delle criticit\u00e0 storiche dell\u2019Italia \u00e8 il suo dividersi in fazioni: l\u2019anticorruzione deve uscire da questo cono d\u2019ombra, <\/strong>attraverso un approccio equilibrato e pragmatico, orientato all\u2019effettiva tutela delle persone nel rapporto con l\u2019amministrazione:<strong> titolari di diritti che devono essere assicurati da un\u2019amministrazione capace, imparziale, trasparente. <\/strong><\/p>\n<p><strong>La sfida \u00e8 questa: se la condividiamo, il problema di come assicurarla nell\u2019equilibrato bilanciamento di misure di prevenzione e di contrasto diviene una questione applicativa, di dosaggi consapevoli e sempre perfezionabili.<\/strong><\/p>\n<h4><strong><em>Il protagonismo degli amministratori consapevoli: una via gi\u00e0 percorribile<\/em> <\/strong><\/h4>\n<p><strong>La direttiva descrive un modello di anticorruzione che in Italia \u00e8 ancora un\u2019aspirazione diffusa ma non una pratica sistematica<\/strong>. Eppure quel modello esiste gi\u00e0, almeno in parte: lo praticano quelle amministrazioni che non si limitano a compilare il PIAO come adempimento burocratico, ma lo usano come strumento reale di mappatura e gestione del rischio e come strumento di effettiva integrazione delle esigenze di integrit\u00e0 con quelle complessive di valore pubblico; che supportano il RPCT come figura di sistema e non come parafulmini istituzionale; che investono nella formazione del personale non per aggiornare le competenze tecniche ma per costruire una cultura dell\u2019integrit\u00e0; che individuano negli obblighi di legge una base da cui partire nella costruzione di un sistema efficace e non un mero adempimento.<\/p>\n<p>La <a href=\"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/home\/cosa-facciamo\/carta-di-avviso-pubblico\/\">Carta di Avviso Pubblico <\/a>\u2014 strumento ad adesione volontaria, aggiornato sulla base di un percorso partecipato e riconosciuto nelle valutazioni europee sullo Stato di diritto come buona pratica \u2014 \u00e8 la traduzione operativa di questo modello. Non \u00e8 un insieme di divieti: \u00e8 l\u2019articolazione di una postura etica e istituzionale che considera l\u2019integrit\u00e0 pubblica una condizione della qualit\u00e0 democratica, non un vincolo burocratico da soddisfare.<\/p>\n<p>Quella postura non aspetta la direttiva. La anticipa. E la anticipa nel modo pi\u00f9 efficace possibile: non attraverso la compliance formale, ma attraverso il protagonismo politico. <strong>Amministratori di diverso colore politico che scelgono \u2014 liberamente, consapevolmente \u2014 di fare dell\u2019integrit\u00e0 pubblica una priorit\u00e0, non perch\u00e9 lo impone una norma europea, ma perch\u00e9 la corruzione erode i diritti dei loro cittadini, distorce la concorrenza, prosciuga le risorse dei servizi pubblici, corrode la fiducia nelle istituzioni democratiche.<\/strong><\/p>\n<h4><em><strong>Alcune cose da fare sin d\u2019ora<\/strong><\/em><\/h4>\n<p>In attesa del recepimento, le amministrazioni locali non sono spettatori passivi. Ci sono almeno quattro ambiti in cui agire gi\u00e0 adesso.<\/p>\n<h4><em><strong>Rafforzare il RPCT come figura di sistema<\/strong><\/em><\/h4>\n<p><strong>Il responsabile anticorruzione \u00e8 ancora troppo spesso una figura isolata<\/strong>, coinvolta nella redazione del PIAO annuale (e anche qui, spesso, con un ruolo limitato alle misure della sezione di anticorruzione); la tensione istituzionale a supporto dell\u2019anticorruzione come funzione prioritaria si \u00e8 smarrita ed \u00e8 diffusa la critica ad un sistema avvertito come formalistico e burocratico.<\/p>\n<p>La direttiva \u2014 e ancor di pi\u00f9 il modello di anticorruzione che promuove \u2014 richiede che il RPCT sia un interlocutore stabile dell\u2019organo politico-amministrativo, dotato di risorse, autorevolezza e accesso alle informazioni necessarie per svolgere una funzione reale e strategica. Rafforzarlo non richiede nuove norme: richiede una scelta organizzativa e politica.<\/p>\n<h4><em><strong>Usare il PIAO come strumento reale di governo di un\u2019integrit\u00e0 efficiente<\/strong><\/em><\/h4>\n<p>Il Piano Integrato di Attivit\u00e0 e Organizzazione pu\u00f2 essere un documento di carta o uno strumento di governo. <strong>La differenza la fa la qualit\u00e0 dell\u2019analisi del rischio:<\/strong> mappatura reale delle aree vulnerabili, misure concrete e verificabili, indicatori di attuazione che consentano una valutazione effettiva a fine anno. La direttiva chiede esattamente questo, a livello di strategia nazionale: le amministrazioni virtuose possono cominciare da subito.<\/p>\n<p><em><strong>Un uso strategico degli strumenti a disposizione<\/strong><\/em><\/p>\n<p><strong>Il cittadino va messo al centro del discorso sulla prevenzione della corruzione<\/strong>: \u00e8 dai vuoti di tutela che ha, o pu\u00f2 avere (nei concorsi, nelle domande di finanziamento, nell\u2019esercizio dei suoi diritti) che occorre ricomporre una strategia: che \u00e8 certo nazionale, ma pu\u00f2 essere gi\u00e0 \u201clocale\u201d. Un uso consapevole e pro-attivo dei diversi strumenti a disposizione pu\u00f2 dare efficace risposta, a solo titolo esemplificativo, alla perdita di fiducia che si accompagna all\u2019assenza di protezione penale nei concorsi pubblici.<\/p>\n<p><strong>Procedure pi\u00f9 rigorose, commissioni meglio formate, maggiore attenzione ai conflitti di interesse<\/strong>: \u00e8 un sistema che gi\u00e0 esiste, ma possono essere sviluppate e condivise buone pratiche per un&#8217;amministrazione sempre pi\u00f9 integra e imparziale. Ripensare le misure ex parte populi, pi\u00f9 che intorno alle procedure, permette di sviluppare alleanze, di mettere in relazione la funzione tecnica di anticorruzione con i cittadini e la societ\u00e0 civile, consente di mettere a valore politico adempimenti non formali.<\/p>\n<h4><em><strong>Partecipare attivamente alla costruzione della legge e della strategia nazionale<\/strong><\/em><\/h4>\n<p><strong>L\u2019attuazione della direttiva richieder\u00e0, verosimilmente, il ripensamento complessivo della legge sull\u2019anticorruzione e la trasparenza<\/strong>: \u00e8 un\u2019occasione da non perdere, evitando il rischio di operazioni frammentarie e tecniche di \u201cmero recepimento\u201d. Il percorso verso la nuova legge anticorruzione va costruito con il protagonismo delle forze politiche e delle energie istituzionali del paese, a partire da quanti vedono con forza l\u2019esigenza di rinnovare e rinsaldare un patto di fiducia con i cittadini attraverso l\u2019integrit\u00e0 e la trasparenza.<\/p>\n<p>La strategia nazionale anticorruzione prevista dalla direttiva, d\u2019altronde, non sar\u00e0 costruita solo dal governo centrale, n\u00e9 potr\u00e0 pi\u00f9 essere un compito tecnico rimesso integralmente all\u2019autorit\u00e0 anticorruzione.<\/p>\n<p><strong>La direttiva richiede il coinvolgimento della societ\u00e0 civile<\/strong> e \u2014 necessariamente \u2014 degli enti territoriali, che rappresentano il livello di governo pi\u00f9 vicino ai fenomeni di corruzione e alla percezione dei cittadini. <strong>Avviso Pubblico e le amministrazioni che ne fanno parte hanno titolo e capacit\u00e0 per essere protagonisti di questo processo, non destinatari passivi.<\/strong><\/p>\n<h4><em><strong>L\u2019integrit\u00e0 pubblica come condizione di capacit\u00e0 dello Stato democratico<\/strong><\/em><\/h4>\n<p><strong>\u00a0Parlare di anticorruzione significa parlare di qualit\u00e0 dell\u2019amministrazione,<\/strong> di capacit\u00e0 di presa in cura dei bisogni sociali, di prevalenza degli interessi generali, di esercizio imparziale delle funzioni, di affidabilit\u00e0 e ricostruzione di un rapporto di fiducia con il cittadino che richiede attenzione e conferme nell\u2019esercizio concreto dei compiti pubblici. <strong>Significa parlare di buona amministrazione.<\/strong><\/p>\n<p>Questo anzitutto perch\u00e9 la corruzione non \u00e8 solo una questione giudiziaria o amministrativa. \u00c8 un danno ai diritti di chi subisce la prevaricazione, una distorsione della concorrenza che punisce le imprese oneste, un drenaggio di risorse pubbliche che impoverisce i servizi ai cittadini, una corrosione lenta della democrazia. <strong>La corruzione \u00e8 nemica della Repubblica, sosteneva Pertini.<\/strong><\/p>\n<p>I dati del <a href=\"https:\/\/www.transparency.it\/indice-percezione-corruzione\">Corruption Perception Index di Transparency International<\/a> mostrano un arretramento costante della percezione dell\u2019Italia, in un contesto europeo in cui la corruzione \u00e8 vissuta come un problema grave dalla grande maggioranza dei cittadini. Ad essere danneggiate sono costantemente le categorie pi\u00f9 deboli.<\/p>\n<p><strong>La corruzione \u00e8 nemica dell\u2019ambiente, del merito, delle pari opportunit\u00e0, delle imprese pi\u00f9 efficienti, della qualit\u00e0 delle opere<\/strong>. La corruzione uccide: l\u2019ha dimostrato una ricerca della rivista Nature, anni addietro, spiegando che in caso di terremoto il fattore che rende pi\u00f9 alto il numero dei morti \u00e8 proprio la corruzione (l\u2019integrit\u00e0 delle strutture dipende dall\u2019integrit\u00e0 dei funzionari che ne seguono la realizzazione).<\/p>\n<p>La direttiva europea \u00e8, nei suoi limiti, un punto di partenza. Non \u00e8 un testo rivoluzionario: \u00e8 il prodotto di un difficile compromesso politico tra ventisette ordinamenti diversi, con resistenze significative (e per\u00f2 risolte e superate, in questo testo) da parte di alcuni governi. <strong>Ma il fatto che l\u2019anticorruzione sia diventata \u2014 per la prima volta \u2014 una politica europea vincolante cambia la traiettoria.<\/strong> Come \u00e8 successo con i contratti pubblici, le prime direttive aprono la strada a generazioni successive di norme progressivamente pi\u00f9 esigenti.<\/p>\n<p><strong>La differenza, per l\u2019Italia, non sta nelle norme di recepimento. Sta nella volont\u00e0 istituzionale di considerare l\u2019integrit\u00e0 pubblica una priorit\u00e0 politica, non un mero adempimento amministrativo.<\/strong> Quella volont\u00e0 non si decreta per legge. Si costruisce, un\u2019amministrazione alla volta, con scelte concrete, con cultura, con coraggio. Con il protagonismo, insomma, di quegli amministratori democratici che hanno scelto di non aspettare che la norma li obbligasse.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h5><em>* professore ordinario di Diritto amministrativo nell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Perugia, direttore del Dipartimento di Scienze politiche.<\/em><\/h5>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 31 maggio 2026, con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell\u2019Unione europea,\u00a0la prima direttiva europea sulla lotta alla corruzione diventar\u00e0 diritto vigente. Gli Stati membri&nbsp;<span class=\"hellipsis\">[&hellip;]<\/span><a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/la-direttiva-europea-anticorruzione-e-il-ruolo-della-buona-politica-un-contributo-di-enrico-carloni\/\">Leggi tutto <span class=\"screen-reader-text\">La direttiva europea anticorruzione e il ruolo della buona politica. 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