{"id":78891,"date":"2025-12-29T11:36:58","date_gmt":"2025-12-29T10:36:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/?p=78891"},"modified":"2026-01-14T09:26:50","modified_gmt":"2026-01-14T08:26:50","slug":"dalla-calabria-storia-di-mafie-e-di-resistenza-un-contributo-di-enzo-ciconte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/dalla-calabria-storia-di-mafie-e-di-resistenza-un-contributo-di-enzo-ciconte\/","title":{"rendered":"Dalla Calabria storia di mafie e di resistenza. Un contributo di Enzo Ciconte"},"content":{"rendered":"<h4><b><i>Quale \u00e8 stato il Comune che per primo ha fatto uno sciopero contro la mafia? E quale comune ha chiesto di essere riconosciuto come parte civile in un processo contro la mafia? La risposta nel racconto del professore Enzo Ciconte. Una storia di resistenza istituzionale e civile alle mafie. Accadde cinquant\u2019anni fa, \u00e8 ancora in grado di interrogare e far riflettere.\u00a0<\/i><\/b><\/h4>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Cinquant\u2019anni fa, il 5 dicembre 1975, con un documento innovativo illustrato dall\u2019arcivescovo <\/span><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Giovanni_Ferro\"><span style=\"font-weight: 400;\">Giovanni Ferro, la Conferenza episcopale calabrese <\/span><\/a><span style=\"font-weight: 400;\">defin\u00ec la mafia una \u201cdisonorante piaga della societ\u00e0\u201d e \u201cuno dei mali pi\u00f9 gravi che affliggono la societ\u00e0\u201d. Si parlava di mafia, non di \u2018ndrangheta, perch\u00e9 ancora il nome specifico della mafia calabrese non si era affermato. Era un passo avanti anche se molti sacerdoti erano refrattari a cogliere ed accogliere le novit\u00e0, e ad agire di conseguenza. Faceva eccezione<\/span><a href=\"https:\/\/www.corrieredellacalabria.it\/2022\/08\/16\/lex-prete-84enne-di-gioiosa-jonica-e-il-piu-anziano-delle-parlamentarie\/\"><span style=\"font-weight: 400;\"> don Natale Bianchi <\/span><\/a><span style=\"font-weight: 400;\">con la sua comunit\u00e0 di base il cui magistero si svolgeva a Gioiosa Jonica e ben presto entr\u00f2 in contrasto con la curia.<\/span><\/p>\n<h4><em><b>Lo sciopero cittadino<\/b><\/em><\/h4>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il fatto pi\u00f9 clamoroso di quel dicembre accadde il 29, quando l\u2019amministrazione comunale di Gioiosa Jonica in provincia di Reggio Calabria, poco meno di diecimila abitanti, proclam\u00f2 uno sciopero cittadino contro la mafia. Uno sciopero cos\u00ec non s\u2019era mai visto. Era il primo in Italia. La cronaca di Franco Martelli, giornalista de \u201cl\u2019Unit\u00e0\u201d, ci informa che \u201ctutti i negozi hanno abbassato le serrande per l\u2019intera mattinata\u201d. Molti di loro erano sotto estorsione. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019anima di quella iniziativa fu il comunista <\/span><a href=\"https:\/\/www.corrieredellacalabria.it\/2021\/01\/12\/francesco-modafferi-sindaco-di-frontiera\/\"><span style=\"font-weight: 400;\">Francesco Modafferi,<\/span><\/a><span style=\"font-weight: 400;\"> un insegnante elementare che era stato appena eletto sindaco. In mattinata un convegno affollatissimo si tenne al Supercinema e parlarono, oltre a Modafferi, il democristiano Pasquale Barbaro, che era presidente della commissione antimafia del consiglio regionale, i comunisti Girolamo, Mommo, Tripodi sindaco di Polistena, l\u2019avvocato Francesco Martorelli e il deputato socialista Salvatore Frasca, primo firmatario della <\/span><a href=\"https:\/\/dati.camera.it\/ocd\/attocamera.rdf\/ac06_45\"><span style=\"font-weight: 400;\">proposta di legge che chiedeva di estendere alla Calabria le indagini della Commissione parlamentare antimafia <\/span><\/a><span style=\"font-weight: 400;\">che si interessava, per legge, solo della Sicilia.\u00a0<\/span><\/p>\n<h4><em><b>L\u2019obbedienza di alcuni, la resistenza di Rocco Gatto<\/b><\/em><\/h4>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\"><strong>Erano anni di lotte sociali<\/strong>; sul tirreno i <strong>braccianti<\/strong>, sullo jonio le <strong>gelsominaie<\/strong>. A Gioia Tauro s\u2019erano avviati i lavori del quinto centro siderurgico e uno dei Piromalli fece gli onori di casa quando il ministro Giulio Andreotti partecip\u00f2 alla cerimonia della posa della prima pietra. A Limbadi, poco distante da Gioia Tauro, cresceva la presenza della <strong>\u2018ndrina di Francesco Mancuso<\/strong>. Dappertutto le estorsioni spingevano molte ditte a rinunciare ai lavori, mentre altre sottostavano al giogo mafioso.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\"><strong>Il fulcro rimaneva Gioiosa<\/strong>.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Lo si vide domenica 7 novembre 1976, giorno di mercato che era il pi\u00f9 grande del circondario; giorno di festa, di acquisti, di vendite, di incontri. Sin dalle prime ore del giorno, all\u2019arrivo dei primi ambulanti che scaricavano le merci, si presentarono <strong>giovanotti spavaldi che bloccarono lo scarico<\/strong>, informando gli ambulanti che il mercato non si sarebbe dovuto fare perch\u00e9 era un giorno di lutto. Era successo che in uno<strong> scontro a fuoco con i carabinieri<\/strong> era rimasto ucciso Vincenzo Ursini, il capobastone locale; e dunque bisognava onorarlo con un giorno di lutto per tutti non solo per la sua famiglia. A capo chino e a malincuore, chi borbottando chi protestando, tutti gli ambulanti andarono via.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\"><strong>Solo uno non accett\u00f2 l\u2019imposizione<\/strong>.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Era<\/span><a href=\"https:\/\/vivi.libera.it\/storie-136-rocco_gatto\"><span style=\"font-weight: 400;\"> Rocco Gatto<\/span><\/a><span style=\"font-weight: 400;\">, primo di 10 figli, un mugnaio comunista, lavoratore onesto che non aveva mai accettato di dare parte del suo guadagno agli uomini della mafia che passavano e ripassavano dal suo mulino cercando di piegarlo, senza riuscirci. Aveva una sola passione, raccoglieva e riparava orologi vecchi e antichi. E una sera tutti gli orologi sparirono come d\u2019incanto. <strong>Ma lui continu\u00f2 a non pagare<\/strong>. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\"><strong>Anche il padre era un ribelle<\/strong>, non s\u2019era piegato ai fascisti e non aveva indossato la camicia nera. Telefon\u00f2 ai carabinieri informandoli di quanto stesse succedendo al mercato. Fu chiamato anche il sindaco che convoc\u00f2 il consiglio comunale facendo approvare un ordine del giorno di dura condanna e chiese che i responsabili del raid fossero puniti perch\u00e9 quanto era successo al mercato era molto grave. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\"><strong>Rocco Gatto<\/strong> conferm\u00f2 tutto al capitano dei carabinieri, Gennaro Niglio, un <strong>uomo capace e determinato nel combattere i mafiosi<\/strong>, e al giudice istruttore. Quando inizi\u00f2 il processo i mafiosi decisero che era giunta l\u2019ora di eliminare quell\u2019uomo ostinato. <\/span><span style=\"font-weight: 400;\"><strong>Il 12 marzo 1977 lo uccisero a colpi d\u2019arma da fuoco<\/strong>.<\/span><\/p>\n<h4><em><b>La determinazione di un sindaco\u00a0<\/b><\/em><\/h4>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\"><strong>Fu ancora Modafferi a spingere perch\u00e9 il comune si costituisse parte civile nel processo<\/strong>. Era il primo comune in Italia a costituirsi parte civile. L\u2019avvocato del comune era Francesco Martorelli che in seguito fu membro della commissione antimafia quando si elabor\u00f2 la legge Rognoni-La Torre. La costituzione di parte civile era una novit\u00e0 assoluta e non era affatto scontato che il tribunale accogliesse quella richiesta. E invece, contro tutte le aspettative, il tribunale di Locri, il cui presidente era Guido Marino, accolse la richiesta.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">In un\u2019altra occasione Modafferi and\u00f2 in tribunale, il giorno in cui si doveva decidere per dei casi di <strong>pascolo abusivo in contrada Cessar\u00e8<\/strong>, dove le mandrie degli Ursini entravano abusivamente nei campi di sessantaquattro piccoli e medi proprietari di agrumeti e di orti. Quando si arriv\u00f2 al processo <strong>il vice pretore, avvocato Giuseppe Calafati, non trov\u00f2 nessun avvocato del luogo disposto a fare il pubblico ministero<\/strong> e allora, \u201ctra la meraviglia generale\u201d scrisse Pietro Melia su \u201cPaese Sera\u201d, utilizzando un articolo di legge, scelse il sindaco il quale accett\u00f2. Un sindaco pubblico ministero non s\u2019era visto. Il giorno dopo si trov\u00f2 un avvocato al suo posto.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\"><strong>Aveva esagerato, quel sindaco, e andava fermato<\/strong>. Non ci riuscirono i mafiosi. Lo fecero dimettere i socialisti che agli inizi del 1980 scelsero la DC.<\/span><\/p>\n<h5><strong><em><br \/>\n*storico, professore, rappresentante del comitato scientifico di Avviso pubblico<\/em><\/strong><\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quale \u00e8 stato il Comune che per primo ha fatto uno sciopero contro la mafia? E quale comune ha chiesto di essere riconosciuto come parte&nbsp;<span class=\"hellipsis\">[&hellip;]<\/span><a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/dalla-calabria-storia-di-mafie-e-di-resistenza-un-contributo-di-enzo-ciconte\/\">Leggi tutto <span class=\"screen-reader-text\">Dalla Calabria storia di mafie e di resistenza. 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