{"id":77612,"date":"2025-09-30T12:26:21","date_gmt":"2025-09-30T10:26:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/?p=77612"},"modified":"2025-10-09T13:31:17","modified_gmt":"2025-10-09T11:31:17","slug":"criminalita-minorile-a-napoli-giancarlo-siani-il-primo-a-capire-e-approfondire-il-fenomeno-un-contributo-di-isaia-sales","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/criminalita-minorile-a-napoli-giancarlo-siani-il-primo-a-capire-e-approfondire-il-fenomeno-un-contributo-di-isaia-sales\/","title":{"rendered":"Criminalit\u00e0 minorile a Napoli. Giancarlo Siani, il primo a capire e approfondire il fenomeno. Un contributo di Isaia Sales"},"content":{"rendered":"<h4><em>Il <a href=\"https:\/\/memoria.cultura.gov.it\/la-storia\/-\/event\/fact\/be3c59cc-71ff-4f64-a3e2-912d9595e559%2300042001-da5b-4238-be01-b5bf0e1b2586\/Omicidio+di+Giancarlo+Siani\">23 settembre del 1985 Giancarlo Siani, <\/a>cronista de Il Mattino di Napoli venne ucciso dalla camorra. Nelle sue inchieste analizzava la realt\u00e0 di Napoli, ferita dalle disuguaglianze, dalla povert\u00e0, dalla risposta criminale alle esigenze sociali. A 40 anni dal suo omicidio, tanti ne hanno ricordato il coraggio e l\u2019acume, tra questi Isaia Sales che, nell\u2019articolo pubblicato su Il Fatto quotidiano il 24 settembre 2025, ha riportato l\u2019importanza della lettura dell\u2019infanzia a rischio nei quartieri napoletani, a cui Siani si dedicava con parole e spunti ancora attuali.<\/em><\/h4>\n<p>Quando decisi di scrivere un libro sulla criminalit\u00e0 minorile a Napoli, mi ricordai di un articolo di Giancarlo Siani sui cosiddetti \u201cmuschilli\u201d, i ragazzini usati per consegnare dosi di droga o trasportare armi senza correre il rischio di essere imputabili.<\/p>\n<p>Il pezzo di Giancarlo mi aveva molto colpito: non era un saggio, non era un articolo lungo ma vi avevo trovato il tono che ritenevo necessario per affrontare un tema cos\u00ec delicato: <strong>l\u2019empatia verso questi bambini a cui si facevano compiere azioni che i criminali adulti ritenevano pericolose per s\u00e9 stessi, un atto vigliacco prima che immorale e illegale<\/strong>. Nell\u2019articolo si raccontava di una nonna capace di utilizzare il nipote di undici anni come postino di droga per i propri clienti, anello terminale di una catena criminale che strumentalizzava anche l\u2019affetto parentale e lo trasformava in affare o in mezzo di sussistenza.<\/p>\n<h4><em>L\u2019ultimo articolo<\/em><\/h4>\n<p>Vedendo poi la data in cui l\u2019articolo era comparso <strong>su <em>Il Mattino<\/em>, mi accorsi che si trattava del 22 settembre 1985, il giorno prima della sua uccisione <\/strong>per mano di camorristi, su indicazione del clan dei Nuvoletta, affiliato alla mafia siciliana, e di Tot\u00f2 Riina. Giancarlo aveva fatto intendere in un pezzo precedente di cronaca che l\u2019arresto del latitante Valentino Gionta, il capoclan di Torre Annunziata, era avvenuto nelle zone controllate dai Nuvoletta e, quindi, era possibile che i boss di Marano lo avessero segnalato alle forze dell\u2019ordine. Da qui, su suggerimento di Riina, la decisione di ammazzarlo per smentire che i Nuvoletta fossero degli spioni.<\/p>\n<p><strong>Quello sui muschilli era stato il suo ultimo articolo ed era dedicato ad una particolare condizione dei minori in Campania<\/strong>. Giancarlo era intransigente verso i politici che alimentavano la camorra e godevano elettoralmente del suo sostegno (Marco Risi nel film Fortapasc ne ha colto tutta l\u2019ipocrisia nella scena del comizio dell\u2019allora sindaco di Torre), ma voleva indagare sulle ragioni profonde che ne determinavano il successo. Nel suo articolo c\u2019era rabbia per la nonna e attenzione partecipata per il ragazzino.<\/p>\n<p>Insomma, come aveva gi\u00e0 ampiamente sostenuto nei suoi articoli sulla devastante crisi industriale che aveva colpito l\u2019area tra Torre Annunziata e Castellammare di Stabia all\u2019inizio degli anni Ottanta del Novecento, <strong>per il giovane cronista il crimine speculava sulla fragilit\u00e0 economica delle famiglie in difficolt\u00e0 e rappresentava la spia violenta di una grave malessere di contesto, prima che individuale.<\/strong><\/p>\n<h4><em>Le parole per dirlo\u00a0<\/em><\/h4>\n<p><strong>A Giancarlo facevano tenerezza quei minorenni che si muovono nell\u2019incerto confine tra innocenza e violenza<\/strong>, tra ansia di crescere e aggressiva strafottenza, tra arte di arrangiarsi e quella di sopraffare. La lingua napoletana ha prodotto alcuni dei termini pi\u00f9 efficaci per raffigurare questi ragazzini abbandonati e intraprendenti gi\u00e0 pronti a percorrere le strade della violenza, da guaglione a picciotto, da sciusci\u00e0 a scugnizzo, da muschillo a muccuso (ragazzini cos\u00ec piccoli che non sanno pulirsi dal muco che gli scende dal naso).<\/p>\n<p>Non monello, bullo, discolo, ragazzaccio, appellativi usati in altre parti d\u2019Italia. Come se nella realt\u00e0 di Napoli e del suo esteso hinterland un minore non potesse permettersi una semplice crisi di crescita, un disagio della pubert\u00e0, una devianza provvisoria prima della maggiore et\u00e0 senza necessariamente finire\u2013 con elevate probabilit\u00e0 \u2013 nelle braccia degli adulti camorristi.<\/p>\n<p><strong>Anche in altre parti d\u2019Italia la delinquenza dei minori si presenta come un serio problema, ma nell\u2019area napoletana assume le caratteristiche di emergenza sociale e culturale, densa, difficile e drammatica. <\/strong>Essa non riguarda solo la citt\u00e0 di Napoli ma tutto il suo estesissimo hinterland, dove si sono ripresentate le stesse condizioni predisponenti della capitale. Torre Annunziata, la cittadina dove Giancarlo ha svolto quasi tutta la sua attivit\u00e0 di giornalista precario, \u00e8 stata ed \u00e8 una \u201criuscita\u201d fotocopia dell\u2019esplosivit\u00e0 sociale di Napoli.<\/p>\n<h4><em><strong>La lettura ancora attuale del fenomeno<\/strong><\/em><\/h4>\n<p><strong>Qual \u00e8 la particolarit\u00e0 della criminalit\u00e0 minorile napoletana che colpiva Siani? Sicuramente il rapido passaggio dai delitti di strada a membri dei clan di camorra.<\/strong> Non \u00e8 una regola, ma della camorra \u00e8 pi\u00f9 probabile che diventi membro un figlio di un sottoproletario che il figlio di un borghese. Non \u00e8 un teorema, ma nella camorra \u00e8 pi\u00f9 probabile che entri a far parte un ragazzo che ha abbandonato la scuola piuttosto che uno che la frequenta regolarmente.<\/p>\n<p>Non si entra nella camorra per parentela, ma \u00e8 pi\u00f9 probabile che vi trovi posto un familiare di chi \u00e8 stato gi\u00e0 in carcere. Non si entra nella camorra solo perch\u00e9 da minorenni si \u00e8 commesso qualche reato, certo, ma \u00e8 pi\u00f9 probabile che un minore che \u00e8 passato per le carceri minorili vi venga reclutato.<\/p>\n<p><strong>La differenza che segnalava Siani era data, poi, dal fatto che la droga consentiva dei profitti cos\u00ec alti da non potersi paragonare a nessun\u2019altra attivit\u00e0 illegale del passato.<\/strong> Il contrabbando, il lotto clandestino, il calcio scommesse, la ricettazione di merce rubata, permettevano, certo, a una piccolissima \u00e9lite di arricchirsi ma soprattutto a tanti altri che vi ruotavano attorno di sopravvivere e di \u201cportare il pane a casa\u201d. Con la droga di massa, invece, il circuito dell\u2019arricchimento si era enormemente allargato, mentre lo scugnizzo di un tempo si arrangiava tra elemosina, furto, scippo, lavoro precario, e la violenza non era cos\u00ec abituale.<\/p>\n<p>Questa tendenza si \u00e8 consolidata nel tempo. <strong>Oggi dentro l\u2019economia della droga operano dei narco-giovani che non hanno pi\u00f9 niente a che fare con gli scugnizzi di un tempo. Mai nel passato si poteva fare un salto cos\u00ec veloce dalla povert\u00e0 e dalla precariet\u00e0 verso la ricchezza.<\/strong> \u00c8 questo dato che ha cambiato nel profondo il rapporto tra disagio minorile e criminalit\u00e0. <strong>E Giancarlo lo aveva intuito<\/strong>. Senza saper fare niente di complicato, si pu\u00f2 avere accesso a quei consumi che per anni i minori hanno sognato e a una vita da \u201cinvidiati\u201d.<\/p>\n<p>Il reclutamento non avviene attraverso una carriera criminale ben distanziata nel tempo: si passa dallo scippo e dal furto all\u2019omicidio e allo spaccio di droga in pochissimo tempo, si transita dalla minigang alla partecipazione al clan camorristico nel giro di una stagione. <strong>Il passaggio dal crimine di strada al clan di camorra \u00e8 pi\u00f9 rapido che in qualsiasi altra mafia. Nessuno di questi giovanissimi vuole restare \u201cnessuno\u201d, ognuno di loro vuole diventare \u201cqualcuno\u201d a tutti i costi. E la via criminale \u00e8 la pi\u00f9 aperta e \u201cdemocratica\u201d rispetto a quelle che (non) aprono la scuola e il lavoro.<\/strong><\/p>\n<p>Ho avuto modo di leggere in questi anni gli articoli di Giancarlo a pi\u00f9 riprese, e non solo quelli usciti su <em>il Mattino<\/em>. Mi sono convinto che <strong>se non fosse stato cos\u00ec violentemente strappato alla vita in quella calda sera del 23 settembre 1985, Giancarlo avrebbe fatto della condizione dell\u2019infanzia e dei minori nella grande area metropolitana di Napoli una delle questioni centrali della sua idea di giornalismo e di impegno civile.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h5><em>*storico, scrittore, membro del comitato scientifico di Avviso Pubblico<\/em><\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 23 settembre del 1985 Giancarlo Siani, cronista de Il Mattino di Napoli venne ucciso dalla camorra. Nelle sue inchieste analizzava la realt\u00e0 di Napoli,&nbsp;<span class=\"hellipsis\">[&hellip;]<\/span><a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/criminalita-minorile-a-napoli-giancarlo-siani-il-primo-a-capire-e-approfondire-il-fenomeno-un-contributo-di-isaia-sales\/\">Leggi tutto <span class=\"screen-reader-text\">Criminalit\u00e0 minorile a Napoli. 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