{"id":74991,"date":"2025-03-25T10:58:36","date_gmt":"2025-03-25T09:58:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/?p=74991"},"modified":"2025-03-31T17:32:17","modified_gmt":"2025-03-31T15:32:17","slug":"a-san-luca-la-sfida-della-democrazia-che-riguarda-tutti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/a-san-luca-la-sfida-della-democrazia-che-riguarda-tutti\/","title":{"rendered":"A San Luca, la sfida della democrazia che riguarda tutti. Il contributo di Anna Sergi"},"content":{"rendered":"<h4><em><strong>Grazie al consenso dell\u2019autrice e del <\/strong><a href=\"https:\/\/www.corrieredellacalabria.it\/\"><strong>Corriere di Calabria<\/strong><\/a><strong> rilanciamo il pezzo \u201cJe suis San Luca, chi \u00e8 senza peccato scagli la prima pietra\u201d pubblicato il giorno 14 marzo. Un\u2019analisi puntuale relativa alla situazione sociale, istituzionale e criminale del comune di San Luca e alle prospettive future alla luce del <\/strong><a href=\"https:\/\/www.lacnews24.it\/cronaca\/democrazia-sospesa-e-ndrangheta-padrona-san-luca-e-un-caso-nazionale-i-parlamentari-dellantimafia-candidati-alle-comunali-efbqmg44\"><strong>provvedimento annunciato dalla Commissione Nazionale Antimafia per le prossime elezioni comunali senza candidati<\/strong><\/a><strong>.<\/strong><\/em><\/h4>\n<h5><strong>Un contributo di Anna Sergi*<\/strong><\/h5>\n<p>San Luca \u00e8 piccolo centro aspromontano della Calabria ionica considerato \u201cla mamma\u201d della \u2018ndrangheta. Potrebbe porsi un problema etico nel parlarne, perch\u00e9 <strong>la gente del posto non vuole che si parli di loro, in nessun senso<\/strong>, n\u00e9 per difenderli n\u00e9 per condannarli. <strong>Si sentono animali da circo, giudicati e presi in giro<\/strong>, quando non presi d\u2019assalto e lapidati da media e istituzioni di turno. Eppure, come tante altre volte, mi trovo qui a pensare a quelle strade semi-deserte dell\u2019Aspromonte, e a voler dare un contributo, se non altro analitico.<\/p>\n<p>Mi chiedo spesso, infatti, perch\u00e9 non si vedono manifesti e profili social aggiornati con la scritta <strong>\u201cJe suis San Luca\u201d<\/strong>, oppure <strong>\u201cSiamo tutti San Luca\u201d<\/strong>, a difesa di quei posti che diventano sineddoche di una regione disastrata e altamente stigmatizzata. Ma la risposta la so gi\u00e0 ed \u00e8 semplicissima: non solo non siamo tutti San Luca, ma per carit\u00e0, non vogliamo esserlo. <strong>Conviene un po\u2019 a tutti in Calabria e in Italia che posti come San Luca (o Plat\u00ec o Sinopoli o Natile\u2026) portino le loro croci da soli<\/strong>, cosicch\u00e9 si possano delineare confini fittizi tra bene e male, tra sviluppo e degrado, e sentirsi al sicuro una volta chiariti quelle frontiere. Ma andiamo con ordine.<\/p>\n<h4><em><strong>Un inferno ammobiliato<\/strong><\/em><\/h4>\n<p>Immaginate di essere cresciuti e di vivere in un paese inghiottito da una montagna verde e aspra, che si mangia il tuo tempo, rallentandolo oltremodo. Contestualmente si crea un rapporto quasi morboso con tutto ci\u00f2 che a quel tempo e a quel paese d\u00e0 vita: la famiglia, le stagioni, la chiesa, la Madonna di Polsi, ma soprattutto la Montagna, che tutto stritola, ma che al contempo \u00e8 la tua migliore amica, quella da fotografare, da conoscere e riconoscere, da giustificare e da sopportare.<\/p>\n<p><strong>A San Luca, tra le cose che sopravvivono, c\u2019\u00e8 il risentimento per lo stato<\/strong>, vissuto come lontano, ladro, e oppressore, e la \u2018ndrangheta, che agisce sul filo tra il rifiuto di un despota e la ricerca di protezione. I clan di San Luca erano e sono fondamentali per il <strong>narcotraffico a livello globale<\/strong>. Dinastie reali della \u2018ndrangheta, l\u2019hanno fondata, la cambiano, la circoscrivono, la potrebbero anche in parte distruggere.<\/p>\n<p>La \u2018ndrangheta definisce (erroneamente) il paese nelle narrazioni cannibalizzate da media e da istituzioni che <strong>tendono a semplificare in modo manicheo, bene o male<\/strong>. A San Luca per\u00f2 la gente normale <a href=\"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/di-ndrangheta-di-memoria-e-di-calabria-anna-sergi-raccolta-il-suo-inferno-ammobiliato-su-contagiamocidicultura\/?hilite=anna+sergi\">ammobilia l\u2019inferno<\/a>: le fiamme che avvolgono il paese (immaginarie, per lo pi\u00f9, ma a volte reali quando l\u2019Aspromonte brucia) le vedono solo gli estranei, le istituzioni, la polizia, la magistratura, i giornalisti.<\/p>\n<p><strong>Chi ci sta dentro, nel cerchio delle fiamme, sopravvive aggrappandosi a ci\u00f2 che di positivo c\u2019\u00e8 nel quotidiano<\/strong>, sperando che oggi, almeno oggi, non venga arrestato nessuno, non si parli di loro in TV, non ci siano blitz dei carabinieri, non venga ammazzato nessuno. Perch\u00e9 ogni giorno poi c\u2019\u00e8 anche molto che agonizza a San Luca: la speranza di cambiamento, l\u2019eguaglianza sostanziale, l\u2019accesso ai diritti di base, la democrazia, la politica, lo stato.<\/p>\n<p><strong>Ma iniziamo a dare i numeri<\/strong>. A San Luca abitano poco pi\u00f9 di 3.500 persone. Solo 700 di costoro risultano attualmente impegnati in attivit\u00e0 lavorativa; il <strong>tasso di disoccupazione \u00e8 elevatissimo<\/strong>, pari al 57%. Sono <strong>369 gli abitanti del comune<\/strong> registrati nelle banche dati in uso alle forze dell\u2019ordine come <strong>inseriti all\u2019interno dell\u2019organizzazione mafiosa del territorio<\/strong>, la \u2018ndrangheta. <span style=\"font-size: 1rem;\">Sono <\/span><strong style=\"font-size: 1rem;\">oltre 200 in paese i detenuti per reati riconducibili al crimine organizzato<\/strong><span style=\"font-size: 1rem;\"> (associazione di tipo mafioso e associazione finalizzata al traffico degli stupefacenti). <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 1rem;\">Tra 50 e 70 il numero dei sottoposti a misure limitative della libert\u00e0 personale. <strong>Ben 49 i soggetti che sono esponenti di organizzazioni criminali<\/strong> costituenti proiezione delle famiglie del paese al di fuori del territorio calabrese. A San Luca ci sono almeno<strong> 5 \u2018ndrine, Strangio, Nirta, Pelle, Vottari e Mammoliti<\/strong>. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 1rem;\"><strong>Nel 2022 sono stati commessi 66 delitti<\/strong>, 37 nel 2023 e 11 tra il 1\u00b0 gennaio e il 31 maggio 2024; il numero \u00e8 basso perch\u00e9 la \u2018ndrangheta protegge, la gente non denuncia, sembra non succedere mai niente. E poi, sono stati <strong>1.963 i giorni in cui, dal 17 maggio 2013, il comune di San Luca \u00e8 rimasto privo di organi democraticamente eletti.<\/strong> E con 1.263 voti su 1.444 \u00e8 stato finalmente eletto<\/span><a style=\"background-color: #ffffff; font-size: 1rem;\" href=\"https:\/\/www.corrieredellacalabria.it\/tag\/bruno-bartolo\/\"> Bruno Bartolo<\/a><span style=\"font-size: 1rem;\"> sindaco nel maggio 2019. Il paese vota quando vuole votare; quando non vuole votare \u2013 come nel settembre 2022 per le politiche &#8211; solo il 21.49% dei cittadini aventi diritto al voto si presenta alle urne. Teniamolo a mente.<\/span><\/p>\n<p>Questi dati, riportati in una recente<a href=\"https:\/\/documenti.camera.it\/_dati\/leg19\/lavori\/documentiparlamentari\/IndiceETesti\/023\/007\/INTERO.pdf\"> relazione<\/a> presentata dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie sulla missione a San Luca del giugno 2024, articolano un\u2019analisi dettagliata della s<strong>ituazione socio-economica, criminale e amministrativa del comune calabrese<\/strong>.\u00a0 A onor del vero, la Commissione, in quest\u2019occasione pi\u00f9 che nel recente passato, dimostra di saper scavare pi\u00f9 a fondo in quelle che sono le cause sociali che facilitano la persistenza della \u2018ndrangheta in Aspromonte (e non solo).<\/p>\n<p>E non fa sconti, questa Commissione, ai commissariamenti passati (e presenti\u2026) che non hanno risolto, come auspicato, le criticit\u00e0 amministrative e politiche di San Luca. Si fa autocritica su cosa serve, e manca, riguardo alla <strong>legislazione sullo scioglimento dei comuni per infiltrazioni mafiose<\/strong> (artt. 143-146 del decreto legislativo n. 267 del 2000) che la Commissione stessa sta da anni cercando di riformare.<\/p>\n<p>Nella relazione, infatti, si nota come il territorio di San Luca sia rimasto in gran parte <strong>inaccessibile e sottosviluppato<\/strong>. La mancanza di infrastrutture adeguate e la carenza di attivit\u00e0 produttive compromettono le possibilit\u00e0 di crescita. L\u2019<strong>assenza di candidature alle elezioni<\/strong>, fenomeno che continua a ripetersi e che tutt\u2019ora \u00e8 causa del commissariamento del paese (dal 1993 ad oggi solo 3 sindaci hanno completato il loro mandato) \u00e8 emblematicamente rappresentativa della cappa di sfiducia e paura che sembra caratterizzare la vita politica locale. Di qui la <strong>grave disaffezione rispetto alla partecipazione democratica<\/strong>.<\/p>\n<h4><em><strong>I tre aspetti da analizzare<\/strong><\/em><\/h4>\n<p>San Luca, da questi numeri, appare come un paese in cui la fragilit\u00e0 strutturale della societ\u00e0 e delle istituzioni \u00e8 riconosciuta ma di fatto minimizzata, quando non deprecata (<em>di chi \u00e8 poi la colpa di non saper reagire\u2026?<\/em>); <strong>la \u2018ndrangheta \u00e8 totalizzante<\/strong>,<strong> eppure ancora fraintesa<\/strong>; <strong>si sottovaluta una radicalizzazione del risentimento antistato<\/strong>; il distacco dalle istituzioni \u00e8 normalizzato come conseguenza prevedibile della presenza mafiosa.<\/p>\n<p><strong>Tutto ci\u00f2 che prende vita e tutto ci\u00f2 che muore a San Luca \u00e8 collegato<\/strong>. Ci sono tre aspetti da considerare: primo fra tutti, la natura della \u2018ndrangheta; secondo, il rapporto tra \u2018ndrangheta e comunit\u00e0; terzo, i processi di vittimizzazione che radicalizzano quel diffuso risentimento tanto necessario alla mafia quanto distruttivo di qualsiasi senso di comunit\u00e0 e impegno politico condiviso.<\/p>\n<p><strong>Per iniziare, la \u2018ndrangheta di San Luca \u00e8 una mafia ubiqua<\/strong>. I Sanluchesi affiliati di \u2018ndrangheta agiscono contestualmente dal paese verso l\u2019altrove e dall\u2019altrove verso il paese. Ci\u00f2 che succede a uno di loro a D\u00fcsseldorf ha ripercussioni su fratelli, moglie, figli a San Luca; ci\u00f2 che fa uno di loro ad Aosta ha ricadute su un\u2019intera famiglia a San Luca, e magari anche a Lisbona o a Canberra.<\/p>\n<p>Ma attenzione: sebbene la \u2018ndrangheta venga spesso associata (e ridotta) solo ai crimini che commette, primo fra tutti il traffico di stupefacenti transfrontaliero, <strong>la natura della mafia aspromontana \u00e8 molto pi\u00f9 composita<\/strong>. Rimane ancorata alla manipolazione di quel risentimento che in molte frange della societ\u00e0 (calabrese, ma non solo) sposa impulsi antistato e retorica antipolitica. Questo risentimento viene amplificato dalle \u2018disavventure\u2019 (cos\u00ec vengono chiamate\u2026) dei paesani all\u2019estero, assoggettati a severo scrutinio dalle autorit\u00e0 autoctone e a indagini a migliaia di chilometri dal paese, a causa di quel collegamento con certi cognomi, con certe reputazioni, con una certa storia paesana.<\/p>\n<h4><em><strong>Lo Stato oppressore<\/strong><\/em><\/h4>\n<p>E arriviamo al secondo punto. Avvolti dalla Montagna che stritola ma d\u00e0 un\u2019illusione di protezione, alcuni sanluchesi crescono pensando di essere dei sopravvissuti, protagonisti di una resistenza che accomuna molti paesi nel sud Italia. <strong>Si sentono vittime di oppressione<\/strong>, <strong>discriminazione, razzismo<\/strong>, e soffrono di <strong>traumi intergenerazionali legati alla migrazione<\/strong> <strong>forzata<\/strong> e alla perdita di identit\u00e0 di intere famiglie. <strong>Gli uomini di \u2018ndrangheta in questo scenario sono parte di questa storia<\/strong>.<\/p>\n<p>Sono individui che <strong>si raccontano come paladini della resistenza<\/strong>, disposti a \u2018rischiare\u2019 diventando fuorilegge pur di \u2018contrapporsi\u2019 allo stato oppressore. Non lo sono, paladini, e non rischiano mai davvero; a rischiare sono solo quelli che la \u2018ndrangheta sfrutta e assoggetta come manovalanza in attivit\u00e0 criminali. Ma <strong>se gli affiliati di &#8216;ndrangheta fingono o si illudono di agire in modo \u2018giusto\u2019<\/strong> \u2013 non nei confronti dello stato, ma nei confronti della loro gente &#8211; <strong>quella gente tender\u00e0 a proteggerli<\/strong> schierandosi dalla loro parte e non con lo stato e le istituzioni.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 in fondo <strong>quella gente condivide la medesima narrazione dell\u2019oppressione statale<\/strong>. Le istituzioni pubbliche sono percepite come assenti perch\u00e9 lo sono: manca l\u2019acqua, mancano le strade, manca l\u2019assistenza sanitaria, manca la scuola, manca il sostegno ai commercianti, manca il supporto ai servizi amministrativi.<\/p>\n<p><strong><em>Perch\u00e9 pagare le tasse se i servizi non ci sono, ci si chiede (non solo a San Luca)?<\/em><\/strong> Questa logica perversa mortifica il senso civico dei cittadini che vorrebbero contribuire al bene della collettivit\u00e0 a monte, anche solo pagando le tasse. In questo scenario, la politica locale \u00e8 stata spesso espressione di una contrapposizione alle istituzioni provinciali e regionali, dalle quali ci si sente abbandonati, puniti, dimenticati.<\/p>\n<h4><em><strong>La comunit\u00e0 vittimizzata<\/strong><\/em><\/h4>\n<p>E arriviamo al terzo punto. Esiste un senso <strong>profondo di solidariet\u00e0 tra i calabresi<\/strong>, soprattutto in alcune zone della regione. Si fonda sulla <strong>condivisione di esperienze comuni di discriminazione e razzismo<\/strong> \u2013 al Nord come all\u2019estero \u2013 <strong>e pu\u00f2 essere manipolato da logiche di &#8216;ndrangheta<\/strong> \u2013 logiche di appropriazione parassitaria e di arricchimento personale di pochi. Simili esperienze possono anche portare a veri e propri traumi familiari e intergenerazionali che le faccende di \u2018ndrangheta sicuramente esasperano.<\/p>\n<p>Avere figli o parenti che finiscono in carcere in Australia, o in Germania, per le famiglie locali \u00e8 una ferita tanto ricorrente quanto dolorosa. <strong>La comunit\u00e0 sanluchese<\/strong>, come tante altre in Aspromonte, <strong>\u00e8 gravemente vittimizzata da questi processi sociali e culturali<\/strong>. Per capire questo processo di vittimizzazione non \u00e8 sufficiente raccontare solo l\u2019oggettivit\u00e0 dei fatti \u2013 cio\u00e8 da dove nasce il danno subito e cosa contribuisce alla negazione sistematica dei diritti e del rispetto della persona e della sua integrit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Serve anche capire l\u2019origine di questa vulnerabilit\u00e0 e fragilit\u00e0 sociale,<\/strong> pur riconoscere l\u2019effetto che marginalizzazione e discriminazione possono avere sulle identit\u00e0 collettive. Solo allora si potr\u00e0 capire da dove effettivamente scaturisce quel <strong>risentimento<\/strong>. <strong>Quando quest\u2019ultimo si radicalizza diventa una quasi-ideologia<\/strong>, cio\u00e8 chiave di lettura dominante del proprio rapporto con lo stato e con l\u2019esterno, nonch\u00e9 ragione di un\u2019<strong>esortazione collettiva antistatale e antipolitica<\/strong>.<\/p>\n<p><strong> La \u2018ndrangheta sfrutta questa visione radicalizzata<\/strong>, grazie alla quale consolider\u00e0 la sua presa su seguaci o apologeti. Questa retorica antistatale rovescia i pi\u00f9 basici valori civici: partecipazione alle elezioni o pagare le tasse diventano un disvalore. L\u2019apologia di mafia, intesa come il minore tra due mali, e una generale sfiducia nei confronti del potere istituzionale ne sono la conseguenza. Questa tendenza, si noter\u00e0, non si osserva solo a San Luca, anzi. Oggi si \u00e8 fatta ubiqua anch\u2019essa. Purtroppo, <strong>\u00e8 in questo senso che siamo tutti un po\u2019 sanluchesi<\/strong>.<\/p>\n<p>Se lo spazio abitato dalla \u2018ndrangheta \u2013 e delle sue radici culturali pi\u00f9 profonde \u2013 e lo spazio occupato dal risentimento civile e politico si sovrappongono, ecco che abbiamo \u201cl\u2019inferno\u201d di San Luca. <strong>Un inferno che \u00e8 difficile ammobiliare \u201caggiustando la miseria\u201d<\/strong>, come avrebbe detto Alessandro Pizzorno, se non rimanendo del tutto paralizzati, immobili, evitando ogni impegno che porti un qualsiasi cambiamento, rimanendo a guardare la Montagna. Magari con una speranza, ogni giorno un po\u2019 pi\u00f9 flebile, che un giorno quei concetti astratti, come legalit\u00e0, diritti, servizi, supporto, opportunit\u00e0, per miracolo si concretizzino anche l\u00ec.<\/p>\n<h4><em><strong>Una risposta che non risponde<\/strong><\/em><\/h4>\n<p>Ed ecco dunque che <strong>la proposta finale della Commissione parlamentare antimafia lascia l\u2019amaro in bocca<\/strong>. Per ovviare al <em>deficit<\/em> di democrazia (cit.), alle prossime elezioni di met\u00e0 2025 la Commissione: <em>\u201csi dichiara disponibile a fornire\u2026 la candidatura diretta, in quelle realt\u00e0, di propri membri. Sarebbe un segnale di notevole valore, che potrebbe incoraggiare, in loco, altri cittadini, altre forze, ad offrire il proprio contributo e la propria disponibilit\u00e0 a servire quelle realt\u00e0\u201d. <\/em><\/p>\n<p>A parte le difficolt\u00e0 tecniche del caso (Chi si candida? Per quanto tempo? Da dove governer\u00e0? Come?) <strong>non si capisce come questa soluzione sarebbe diversa, nel concreto, da uno dei tanti commissariamenti del paese<\/strong>. Si rischia, pertanto, di sortire l\u2019effetto contrario rispetto a quello auspicato: alimentare la diffidenza verso \u2018gli oppressori\u2019; <strong>esacerbare e radicalizzare ancora di pi\u00f9 il risentimento antistatale<\/strong> e dunque, implicitamente, para-mafioso; cancellare del tutto l\u2019agonizzante sentire politico del luogo.<\/p>\n<p><strong>Se lo stato volesse dare <em>\u201cun segnale di notevole valore\u201d<\/em> potrebbe iniziare ad ascoltare i cittadini di San Luca<\/strong>, a cui non servono cose \u2018speciali\u2019, calate da Roma. Basterebbe iniziare con le cose \u2018normali\u2019: <strong>finanziamenti alla scuola,<\/strong> <strong>una sanit\u00e0 accessibile<\/strong>, <strong>una burocrazia efficiente<\/strong>, <strong>una politica locale supportata<\/strong>. Siamo tutti San Luca, e come a San Luca, siamo tutti vulnerabili quando ci sentiamo in trappola. <strong>Siamo tutti a rischio di fare del nostro sacrosanto risentimento ragione di disimpegno e di adesione a proposte politiche particolaristiche<\/strong>.<\/p>\n<p>Se la democrazia va a morire a San Luca \u00e8 perch\u00e9 quel paese \u2018disastrato\u2019 \u2013 tra sfruttamento di \u2018ndrangheta e vittimizzazione di stato \u2013 <strong>\u00e8 solo un esempio estremo di alcune storture italiane<\/strong>. <strong><em>Je suis San Luca<\/em>, e chi \u00e8 senza peccato scagli la prima pietra<\/strong>.<\/p>\n<h4><em>*Professoressa ordinaria di Criminologia, Universit\u00e0 di Essex (UK)<\/em><\/h4>\n<p>** L\u2019immagine di copertina \u00e8 realizzata con l\u2019intelligenza artificiale e non rappresenta circostanze e persone reali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Grazie al consenso dell\u2019autrice e del Corriere di Calabria rilanciamo il pezzo \u201cJe suis San Luca, chi \u00e8 senza peccato scagli la prima pietra\u201d pubblicato&nbsp;<span class=\"hellipsis\">[&hellip;]<\/span><a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/a-san-luca-la-sfida-della-democrazia-che-riguarda-tutti\/\">Leggi tutto <span class=\"screen-reader-text\">A San Luca, la sfida della democrazia che riguarda tutti. 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