{"id":70962,"date":"2024-06-20T10:52:25","date_gmt":"2024-06-20T08:52:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/?p=70962"},"modified":"2024-07-02T15:44:13","modified_gmt":"2024-07-02T13:44:13","slug":"mafia-ed-economia-lombarda-un-contributo-di-nando-dalla-chiesa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/mafia-ed-economia-lombarda-un-contributo-di-nando-dalla-chiesa\/","title":{"rendered":"Mafia ed economia lombarda. Un contributo di Nando dalla Chiesa"},"content":{"rendered":"<h4><strong><em>Pubblichiamo, con il consenso dell\u2019autore, Nando dalla Chiesa, l&#8217;introduzione alla ricerca &#8220;Mafia ed economia in Lombardia&#8221;, realizzata da <\/em><\/strong><a href=\"https:\/\/cross.unimi.it\/\"><strong><em>CROSS (Osservatorio sulla criminalit\u00e0 organizzata)<\/em><\/strong><\/a><strong><em> e <\/em><\/strong><a href=\"https:\/\/www.cgil.lombardia.it\/\"><strong><em>CGIL Lombardia<\/em><\/strong><\/a><strong><em>, presentata luned\u00ec 17 giugno nell\u2019Universit\u00e0 di Milano. Lo studio, curato dal professor Dalla Chiesa insieme ad Andrea Carn\u00ec si \u00e8 proposto di definire una mappa geografica, divisa per province e per settori economici delle infiltrazioni mafiose. In fondo al testo anche le slides riassuntive della ricerca.<\/em><\/strong><\/h4>\n<h5>Nando dalla Chiesa*<\/h5>\n<p><strong>Qual \u00e8 l\u2019effettivo rapporto tra l\u2019economia lombarda e la mafia?<\/strong> Come incidono le organizzazioni mafiose sulla vita e sulla qualit\u00e0 dell\u2019economia nella regione-guida del Paese? In quali ambienti e settori le imprese dei clan si stanno espandendo o introducendo, e con quali effetti anche sugli standard della produzione e dei servizi? E quanto al celebre \u201ccapitale sociale\u201d della mafia: non sta esso forse erodendo dall\u2019interno il \u201ccapitale sociale\u201d della regione in una sciagurata (e sottostimata) partita a perdere?<\/p>\n<p>Sono solo alcuni degli interrogativi che hanno originato la presente ricerca. La quale, senza illusioni di completezza (in questi temi impossibile), cerca di disegnare con la maggiore approssimazione possibile gli effettivi termini del problema.<\/p>\n<h4><em><strong>La lunga marcia della \u2018ndrangheta nella regione<\/strong><\/em><\/h4>\n<p>Da diversi decenni la presenza mafiosa in Lombardia viene dipinta rinviando alla <strong>presenza ormai certa e pervasiva dei clan nella finanza e in borsa<\/strong>. Un mito che nacque quando apparve certo che i capitali mafiosi generati dal monopolio acquisito sui traffici di stupefacenti nel Mediterraneo erano entrati in circolo nel Nord Italia e segnatamente sulle maggiori piazze finanziarie, a partire da Milano. Un mito cresciuto paradossalmente proprio mentre gli esponenti politici, delle istituzioni e delle associazioni imprenditoriali facevano a gara in pubblico a negare un rischio mafioso nel capoluogo lombardo.<\/p>\n<p>La mafia in borsa? \u201cNe conosco un solo caso\u201d rispose nel 1991 Giovanni Falcone, che ben altra attenzione dedicava alla presenza dei clan nei grandi lavori pubblici. In realt\u00e0, si \u00e8 capito progressivamente, <strong>il mito della borsa, entit\u00e0 impalpabile e misteriosa per i cittadini comuni, serviva a espellere in altro modo dal senso comune la grande questione con cui la regione intera era costretta a confrontarsi nella concreta realt\u00e0 dei fatti: la lunga marcia della \u2018ndrangheta dentro la regione simbolo dell\u2019internazionalizzazione e della nuova storia politica del Paese.<\/strong><\/p>\n<p>Alcuni, non molti per la verit\u00e0, si sono cos\u00ec arrovellati intorno alla natura effettiva di questo processo di espansione e poi di colonizzazione a macchia di leopardo, realizzato in particolare dalla \u2018ndrangheta grazie al <strong>declino verticale di Cosa Nostra siciliana dopo le stragi del \u201992 e del \u201993<\/strong>. La letteratura in materia si \u00e8 dunque giovata di alcuni apporti interessanti, nati spesso grazie all\u2019incontro del mondo universitario con quello istituzionale.<\/p>\n<p>Mi sembra giusto citare in proposito l\u2019importante contributo dato attraverso un intero filone di studi dai gruppi di ricerca di <strong>CROSS, l\u2019Osservatorio sulla criminalit\u00e0 organizzata istituito a inizio 2014 presso la facolt\u00e0 di Scienze politiche dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Milano<\/strong>. Contributo espressosi, in particolare, sia in quattro rapporti per la Commissione parlamentare antimafia (l\u2019ultimo dei quali sulle organizzazioni straniere) tra il 2014 e il 2017, sia in tre rapporti per Polis-Regione Lombardia tra il 2018 e il 2022, a cui ne va aggiunto uno speciale sulle forme e le dimensioni del movimento antimafia nella regione.<\/p>\n<h4><em><strong>Oltre gli assunti di massima<\/strong><\/em><\/h4>\n<p>Ed \u00e8 questo filone a costituire la base conoscitiva su cui si \u00e8 mossa l\u2019unit\u00e0 di ricerca autrice di questo Rapporto. <strong>Un \u201cfondo\u201d di consapevolezze affinatesi gradualmente nel corso degli ultimi dieci-quindici anni, ma da tempo fermo su alcuni assunti di massima<\/strong>. Che cos\u00ec possiamo riassumere, prima di addentrarci nelle caratteristiche del progetto che viene qui presentato.<\/p>\n<p><strong>1. La Lombardia \u00e8 ormai una regione ad assoluta dominanza \u2018ndranghetista.<\/strong> Gi\u00e0 meta privilegiata di Cosa Nostra, essa ha assistito dagli anni Ottanta del Novecento a un\u2019ascesa continua e vistosa, e per ora incessante, dei clan calabresi. Le altre organizzazioni non sono sparite. Viene anzi osservata una ripresa di attivismo da parte di quelle siciliane, e si registra una considerevole effervescenza, specie in alcuni settori dell\u2019economia, di diversi gruppi camorristici.<\/p>\n<p>Oltre a rilevarsi nell\u2019enclave bustocco la persistenza di una mafia minore come la Stidda agrigentina. Ma non vi \u00e8 dubbio per l\u2019osservatore attento che <strong>la Lombardia sia oggi la <em>seconda<\/em> regione di \u2018Ndrangheta sul piano nazionale, in gara con la regione originaria per il primato del fatturato<\/strong>. Nettamente seconda, cio\u00e8, (per riprendere le note categorie analitiche di Anton Blok) in termini di <em>power syndicate<\/em>; ma <strong>forse prima per la forza accumulatavi dai clan in termini di <em>enterprise syndicate.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>2. Questa presenza si concentra maggiormente nella Lombardia occidentale<\/strong>, il cui sviluppo industriale nei primi decenni del Dopoguerra ha funzionato da volano per lo spostamento nello spazio di centinaia di elementi legati ai clan, favorito e mimetizzato dal pi\u00f9 generale movimento migratorio in partenza dalle regioni di origine delle organizzazioni mafiose.<\/p>\n<p><strong>Il \u201cWest\u201d lombardo \u00e8 un paesaggio per\u00f2 frastagliato. In esso un ruolo straordinariamente peculiare viene giocato da Milano e dal (gi\u00e0 diverso) suo hinterland; mentre le province di confine di Como e di Varese spiccano per l\u2019abilit\u00e0 con cui i clan che vi si sono radicati mettono a frutto la propria rendita di posizione, ovvero la vicinanza alla frontiera con le opportunit\u00e0 conseguenti.<\/strong> E mentre la posizione \u201criparata\u201d e al tempo stesso contigua a Milano della provincia di Pavia ha fatto da calamita per clan e singoli, con la creazione di redditizie enclaves geografiche e sociali.<\/p>\n<p><strong>3. Un ruolo considerevole, anche se non unico e forse nemmeno decisivo, nel processo di spostamento territoriale del \u201cpopolo dei clan\u201d lo ha avuto con certezza l\u2019istituto del soggiorno obbligato.<\/strong> Negli ultimi decenni le dinamiche demografiche mafiose sono dipese in realt\u00e0, prevalentemente, dal sistema delle opportunit\u00e0 economiche offerto dalla regione e dalle abilit\u00e0 delle organizzazioni mafiose nel metterle a frutto.\u00a0 E tuttavia occorre notare a sua volta che tali abilit\u00e0 appaiono certamente collegate con la disponibilit\u00e0 sul posto di manodopera e di quadri organizzativi mafiosi (una specie di \u201ccapitale sociale\u201d di origine) assicurata dal precedente esteso ricorso proprio al soggiorno obbligato.<\/p>\n<p><strong>4.<\/strong> <strong>Vi \u00e8 stato nel tempo un processo multi-diffusivo delle organizzazioni mafiose nel tessuto economico lombardo<\/strong>. L\u2019economia mafiosa, un tempo circoscrivibile a una cerchia di attivit\u00e0 illegali (droga, estorsioni, gioco d\u2019azzardo) e a un campo ben definito di attivit\u00e0 formalmente legali (movimento terra, edilizia, ristorazione, commercio all\u2019ingrosso) ha ampliato l\u2019area della propria presenza in misura preoccupante, al punto che si pu\u00f2 parlare di <strong>una <em>ubiquit\u00e0 economica mafiosa<\/em>.<\/strong> <strong>Non, ovviamente, nel senso che il fenomeno mafioso influenzi in toto l\u2019economia regionale, ma nel senso che lo si pu\u00f2 ormai incontrare in quasi tutti gli ambiti dell\u2019economia, dalla sanit\u00e0 allo sport amatoriale<\/strong>. E su questa falsariga la presente ricerca offre indicazioni e stimoli di indubbio rilievo.<\/p>\n<p>In questo consolidato quadro di riferimento vanno segnalate interessanti dinamiche di cambiamento, sulle quali ci si soffermer\u00e0, che modificano in misura certo secondaria ma comunque significativa la \u201cfoto di gruppo\u201d della mafia nell&#8217;interno lombardo. Ad esempio, <strong>l\u2019ascesa della provincia di Como ai vertici del fenomeno quanto a pervasivit\u00e0 e profondit\u00e0 di radicamento. <\/strong><\/p>\n<p>Oppure gli <strong>spazi aggiuntivi che si sono creati a vantaggio dell\u2019azione dei clan nella provincia di Brescia<\/strong>, crogiuolo infaticabile di nuove presenze, in particolare nel grande bacino del lago di Garda. Oppure ancora <strong>la risalita territoriale della \u2018ndrangheta dalle province settentrionali dell\u2019Emilia verso quelle del sud-est lombardo, fino a formare quello che in altra sede si \u00e8 chiamato il \u201cquadrilatero padano\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>La presente ricerca ha dunque provato a misurarsi con assunti di fondo e dinamiche emergenti cercando di incorniciarle meglio nella storia lombarda contemporanea e di rifinirne meglio i risvolti, soprattutto economici. E, come si vedr\u00e0, ha anche tentato di <strong>andare oltre la \u201csemplice\u201d descrizione di fatti, protagonisti e contesti, per ipotizzare movimenti e tendenze di pi\u00f9 lungo periodo, fino a disegnare scenari e cicli storici tutti da approfondire, ma di cui vale la pena <\/strong><strong>condurre un\u2019esplorazione un po\u2019 pi\u00f9 audace del solito.<\/strong><\/p>\n<h4><em><strong>Un approccio inter &#8211; e multidisciplinare<\/strong><\/em><\/h4>\n<p>L\u2019indagine si \u00e8 svolta seguendo in larga misura il metodo sperimentato da Cross nei precedenti lavori. Un metodo che a volte prende o sfiora le forme degli <strong>\u201cstudi di comunit\u00e0\u201d<\/strong>, che cerca regolarmente di recuperare per chi legge le tracce antiche o ancora vitali del passato, che seleziona tra un materiale sempre eterogeneo quel che pi\u00f9 serve per dotarsi di una chiave di lettura unificante. Sempre volto, almeno nelle intenzioni, a privilegiare un approccio interdisciplinare e multidisciplinare.<\/p>\n<p><strong>La Lombardia \u00e8 stata dunque scomposta nelle sue undici province per cogliere le dinamiche storiche e contemporanee di ciascuna<\/strong>. Era una scelta fra le tante plausibili. Fa parte della consapevolezza dell\u2019unit\u00e0 di ricerca l\u2019esistenza di altri possibili criteri di scomposizione. Lombardia occidentale e Lombardia orientale, la pi\u00f9 classica e immediata, come abbiamo appena accennato; Milano, fascia prealpina, fascia della Bassa padana, fascia intermedia; Milano, province sopra i 500mila abitanti, province minori.<\/p>\n<p>A certe condizioni potrebbe rivelarsi utile anche definire le <strong>aree in base al loro rapporto storico con la vicenda mafiosa:<\/strong> di primo insediamento, di secondo insediamento, di recente sviluppo, ecc. Quando sar\u00e0 opportuno ci avvarremo proprio di alcune di queste linee di scomposizione, concedendoci anche qualche cenno teorico. Cos\u00ec come proporremo identit\u00e0 territoriali sub-provinciali dotate di senso: dentro la Brianza, dentro la provincia di Milano, dentro la provincia di Brescia. Sta di fatto che l\u2019obbedienza alle ripartizioni amministrative \u00e8 apparsa senz\u2019altro la pi\u00f9 ordinata, la meno arbitraria, e anche la pi\u00f9 utile sul piano comparativo.<\/p>\n<p>Naturalmente nelle conclusioni si cercher\u00e0 di operare -per quanto possibile- la necessaria <em>reductio ad unum<\/em> regionale.<\/p>\n<p><strong>Dentro le singole province l\u2019analisi si svolger\u00e0 studiando le gerarchie criminali, le tendenze del mercato del lavoro illegale e le tipologie di attivit\u00e0 delle maggiori organizzazioni mafiose, escludendo dal nostro registro le gang giovanili o le forme di criminalit\u00e0 \u201cvolante\u201d di cui si occupano ripetutamente (e comprensibilmente) la stampa e la politica<\/strong>. Evitando impropri allargamenti semantici e confusioni concettuali, si cercher\u00e0 piuttosto di valorizzare gli elementi di novit\u00e0 pi\u00f9 solidi riguardanti le differenti organizzazioni cos\u00ec come di segnalare le tendenze <em>in fieri<\/em> al loro interno in grado di anticiparne nuove dinamiche. Geografia dei clan, campi principali di interesse (che, come si vedr\u00e0, non sono sempre uguali), dinamiche demografiche di cornice, fattori di contesto influenti, intensit\u00e0 dell\u2019attivit\u00e0 repressivo-giudiziarie, risposte sociali e civili. Tutto questo e altro ancora contribuir\u00e0 a formare il ritratto sintetico di ciascuna provincia.<\/p>\n<h4><em><strong>Le quattro novit\u00e0 rispetto agli studi precedenti<\/strong><\/em><\/h4>\n<p>Non si tratta tuttavia di uno schema ripetitivo di lavori precedenti. <strong><em>Le novit\u00e0 infatti sono almeno quattro<\/em>.<\/strong><\/p>\n<p><strong>1.<\/strong><strong style=\"font-size: 1rem;\"><em> La prima novit\u00e0<\/em> sta nella scelta di una provincia da analizzare con particolare intensit\u00e0 e capillarit\u00e0. Si tratta della <em>provincia di Como<\/em>. <\/strong><span style=\"font-size: 1rem;\">Nel monitoraggio svolto tra il 2014 e il 2017 per la presidenza della Commissione parlamentare antimafia sulle province dell\u2019Italia settentrionale il gruppo di ricerca di CROSS aveva attribuito un punteggio di \u201cdensit\u00e0 mafiosa\u201d a ciascuna provincia del Nord. Nel farlo aveva seguito il classico metodo delle societ\u00e0 di <\/span><em style=\"font-size: 1rem;\">rating<\/em><span style=\"font-size: 1rem;\">. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 1rem;\"><strong>Un metodo di valutazione soggettivo<\/strong>, <strong>qualitativo<\/strong>, fondato sull\u2019esperienza di ricerca del gruppo, che garant\u00ec in quell\u2019occasione la possibilit\u00e0 di andare oltre i presunti parametri oggettivi per indicare con successo dinamiche altrimenti invisibili. I punteggi attribuiti andavano da 1 (il massimo) a 5 (il minimo), tenendo come metro di riferimento il contesto dell\u2019Italia settentrionale. Ebbene, in quella sede la provincia di Como aveva ricevuto il punteggio 2, contro l\u20191 riservato a Milano e Monza-Brianza. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 1rem;\">Dopo un iniziale equivoco dovuto alle risultanze dell\u2019indagine <\/span><a style=\"background-color: #ffffff; font-size: 1rem;\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Operazione_Crimine-Infinito\">Infinito- Crimine,<\/a><span style=\"font-size: 1rem;\"> che aveva escluso il <strong>radicamento di alcune \u201clocali\u201d di \u2018ndrangheta nel comasco<\/strong>, i ricercatori avevano lavorato sull\u2019ipotesi che in realt\u00e0 anche Como meritasse il punteggio pi\u00f9 elevato. Si tennero prudenti, ma con gli occhi ben fissi sulle dinamiche criminali del territorio. Furono di nuovo tentati di salire al punteggio massimo in un successivo monitoraggio compiuto per la regione Lombardia nel 2018. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 1rem;\">Ma di nuovo prevalse la prudenza, considerati i rischi sempre insiti in una sopravvalutazione del pericolo mafioso nelle singole province. Poi vi fu una svolta. <\/span><strong style=\"font-size: 1rem;\">Le informazioni acquisite sulle presenze \u2018ndranghetiste nei singoli comuni, sull\u2019elaborazione di raffinate strategie mimetiche <\/strong>(presentare alle elezioni persone non nate in Calabria) <strong style=\"font-size: 1rem;\">e di intimidazione dell\u2019opinione pubblica <\/strong>(la facilit\u00e0 di ricorso allo strumento della querela o della causa civile contro le voci critiche),<strong style=\"font-size: 1rem;\"> convinsero alla fine di trovarsi di fronte a un soggetto determinato a contrastare con ogni mezzo<\/strong> (salvo il delitto di sangue) <strong style=\"font-size: 1rem;\">i tentativi delle istituzioni e della societ\u00e0 civile di difendersi<\/strong><span style=\"font-size: 1rem;\">. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 1rem;\">In tal senso gioc\u00f2 un ruolo di svolta un fatto del tutto paradigmatico: l\u2019attacco verbale, e dal chiaro significato intimidatorio, condotto in aula a Como durante il processo <\/span><a style=\"background-color: #ffffff; font-size: 1rem;\" href=\"https:\/\/www.laprovinciadicomo.it\/stories\/Cronaca\/i-clan-comandavano-su-cantu-confermate-le-condanne-per-mafia_1365490_11\/\">per i fatti di Cant\u00f9 <\/a><span style=\"font-size: 1rem;\">contro il pubblico ministero Sara Ombra della Direzione distrettuale antimafia. In quel caso la magistrata fu fatta oggetto di urla, insulti e toni minatori da parte di parenti e tifosi degli imputati per associazione mafiosa. <\/span><strong style=\"font-size: 1rem;\">\u201cFatti mai vissuti neanche nella mia esperienza di magistrata a Locri\u201d, <\/strong><span style=\"font-size: 1rem;\">comment\u00f2 la dottoressa Ombra. Fatti che mai avrebbero potuto verificarsi se i simpatizzanti degli imputati non fossero stati mossi da una specifica cultura antistatuale e se non fossero stati soprattutto convinti di godere, \u201cin trasferta\u201d, di un diritto di impunit\u00e0, da fare valere perfino in un\u2019aula di giustizia. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 1rem;\">Di pi\u00f9, se non vi fosse stato dietro quelle urla non tanto un paio di scalmanati quanto una vera contro-societ\u00e0 intenzionata a dare la scalata con l\u2019intimidazione alla societ\u00e0 ufficiale. L\u2019adozione del metodo del <\/span><em style=\"font-size: 1rem;\">rating<\/em><span style=\"font-size: 1rem;\"> obbliga il ricercatore a \u201cspremere\u201d il succo di ogni dettaglio, e soprattutto a saperlo fare. Perci\u00f2 quella udienza \u00e8 diventata un parametro irrinunciabile. Cos\u00ec come un dettaglio da spremere \u00e8 anche <\/span><strong style=\"font-size: 1rem;\">la querela intentata contro un quotidiano dall\u2019amministrazione di Fino Mornasco per avere denunciato la presenza della \u2018ndrangheta in quel comune, <\/strong>bench\u00e9 esso fosse stato significativamente ribattezzato \u201cfortino della \u2018ndrangheta\u201d nella relazione della Commissione parlamentare antimafia votata all\u2019unanimit\u00e0 in chiusura della XVII legislatura.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 abbiamo sentito l\u2019esigenza di misurare la situazione comasca con metri pi\u00f9 adeguati alle sfaccettature della realt\u00e0. Ed ecco perch\u00e9 questa relazione apre con il focus straordinario su Como subito dopo la trattazione del capoluogo di regione. Per segnalare un cambiamento importante, per <strong>rimarcare la <em>non staticit\u00e0<\/em> della situazione e delle gerarchie che la dominano<\/strong>. Occorre in tal senso comprendere che la presenza mafiosa ha una sua mobilit\u00e0 di forme, che deve indurre a contrapporle una adeguata elasticit\u00e0 di competenze e di punti di vista. E che invece di produrre fantasie in serie su una mafia che oggi \u201c\u00e8 tutta cambiata perch\u00e9 ha il cuore nella <em>city<\/em> londinese\u201d (sintesi di una vasta letteratura orale elaborata da nugoli di \u201cesperti\u201d), sarebbe senz\u2019altro pi\u00f9 produttivo confrontarsi con i cambiamenti veri, importanti, effettivamente in corso anche se meno suggestivi per la fantasia dei profani.<\/p>\n<p><strong>2. <em>La seconda novit\u00e0<\/em> \u00e8 la scelta, coerente con gli obiettivi della ricerca, di dedicare uno spazio speciale ai concreti protagonisti economici dei contesti ad alta infiltrazione o addirittura a dominanza mafiosa. Ossia alle imprese e alle reti di impresa intrecciate, a qualsiasi titolo, con interessi di natura mafiosa; stavolta a partire, come ovvio, dal contesto comasco<\/strong>. Una lettura attenta del materiale empirico utilizzato dall\u2019unit\u00e0 di ricerca si \u00e8 presentata, cio\u00e8, come passaggio fondamentale per leggere in filigrana le patologie del sistema economico locale.<\/p>\n<p>Bilanci, investimenti, profitti, alleanze, filiere, diritti sindacali. Queste le voci che sono state indagate, come non \u00e8 stato fatto, non almeno con la stessa precisione, nei precedenti rapporti di ricerca. Ma va da s\u00e9 che la scelta di condurre un focus speciale su una singola provincia considerata di interesse strategico come quella comasca abbia costituito di per s\u00e9 una potente molla per andare oltre i dati di prima approssimazione e sfondare i muri dell\u2019apparenza statistica.<\/p>\n<p><strong>Una posizione di primissimo piano viene assegnata in quest\u2019ambito descrittivo e interpretativo allo studio del caso Spumador, societ\u00e0 produttrice di bevande gasate, <\/strong>con magazzino a Lainate (Milano) e centro operativo criminoso nel comasco, e in cui i magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia milanese hanno rilevato <strong>\u201cuna grave situazione di infiltrazione mafiosa nell\u2019attivit\u00e0 di impresa esercitata\u201d<\/strong>, con conseguente alterazione quinquennale delle regole del mercato e della concorrenza. Non \u00e8 esagerato dire in questo caso che la ricerca ha provato a restituire una anatomia dell\u2019impresa mafiosa o a partecipazione <em>di fatto mafiosa.<\/em><\/p>\n<p><strong>3.<\/strong> <strong><em>La terza novit\u00e0<\/em><\/strong><strong>, esplicitata anche nell\u2019indice, \u00e8 stata l\u2019indicazione degli elementi di debolezza complessiva del sistema<\/strong>. L\u2019orientamento metodologico \u00e8 certo il frutto di una elaborazione precedente da parte di CROSS. Proprio a partire dal primo rapporto consegnato alla Presidenza della Commissione parlamentare antimafia nel 2014 \u00e8 maturato infatti un concetto che si \u00e8 fatto sempre pi\u00f9 largo nella produzione del centro di ricerca,<strong> trovando la sua massima valorizzazione nell\u2019analisi dei rapporti tra mafia e sanit\u00e0: quello di <em>varco<\/em>.<\/strong> Il concetto ha una sua insostituibile utilit\u00e0 laddove si debba spiegare da dove passano, per dove entrano, grazie a che cosa si affermano gli interessi mafiosi<strong>. <\/strong><\/p>\n<p><strong>Come mai passano pi\u00f9 in certi contesti regionali o urbani? Quali legislazioni, quali condotte operative, quali misure organizzative, quali pregiudizi culturali, aiutano ad esempio le organizzazioni mafiose a realizzare efficacemente le proprie strategie espansive o di conquista?<\/strong> Il concetto \u00e8 utile, e anzi decisivo, nel momento in cui condizioni perfettamente funzionali al conseguimento degli obiettivi dei clan non rispondono a un sistema di complicit\u00e0 intenzionali.<\/p>\n<p>Ma, pi\u00f9 precisamente, <strong>all\u2019esistenza di specifiche e diffuse <em>compatibilit\u00e0<\/em>, come rileva nel mese di marzo 2024<\/strong><a href=\"https:\/\/www.comune.milano.it\/-\/palazzo-marino.-pubblicata-la-terza-relazione-del-comitato-per-lo-studio-e-la-promozione-di-attivita-finalizzate-contrasto-dei-fenomeni-di-stampo-mafioso-e-della-criminalita-organizzata\"><strong> la stessa terza relazione (sullo sport) del Comitato di esperti antimafia del sindaco Sala nell\u2019azione antimafia del Comune di Milano<\/strong><\/a>. Da qui un capitolo dedicato in chiusura di Rapporto proprio ai varchi lasciati dal capitalismo lombardo, arricchito di alcuni paradigmatici e significativi casi di impresa.<\/p>\n<p><strong><em>4. La quarta novit\u00e0<\/em><\/strong><strong> \u00e8 infine rappresentata dal tentativo di assumere la complessiva realt\u00e0 lombarda emersa dall\u2019indagine sul campo, come spia, pietra angolare di fenomeni che travalicano la stessa dimensione regionale.<\/strong> Si sta parlando in effetti della regione pi\u00f9 dinamica del capitalismo italiano. Non di una singola provincia n\u00e9 di un territorio facilmente perimetrabile, visto che dalla regione considerata si irradiano reti vaste e articolate verso altre regioni italiane e altre nazioni.<\/p>\n<p><strong>Qui si \u00e8 sviluppato in mezzo secolo un embrione di sistema capitalistico-mafioso in lotta con un capitalismo di mercato; spesso portatore di limiti e patologie, quest\u2019ultimo, ma teoricamente incompatibile con il metodo mafioso.<\/strong> E questo accade mentre in larghe parti del pianeta il sistema capitalistico democratico, invece di tracciare la strada maestra per le nazioni e i popoli, vede erodersi molti dei suoi princ\u00ecpi identitari sotto la spinta di un aggressivo capitalismo criminale, che si alimenta di traffici illegali, di guerre, di violenza organizzata.<\/p>\n<p>La domanda pi\u00f9 generale -finora mai posta perch\u00e9 considerata incongrua con i temi di ricerca battuti- riguarda dunque la natura e la collocazione della partita che si gioca sotto questo preciso aspetto &#8211; in Lombardia. Ed \u00e8 con un arduo tentativo di risposta a un tale quesito che si chiuder\u00e0 la Relazione.<\/p>\n<p>La quale, ed ecco l\u2019ultima notazione, quasi un post-scriptum, si avvarr\u00e0 dei risultati di <strong>un breve ma interessante questionario somministrato a una popolazione di simpatizzanti o iscritti della Cgil lombarda, co-promotrice della ricerca insieme con l\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Milano.<\/strong> L\u2019obiettivo di questo <em>addendum<\/em> \u00e8 di sondare quali siano le opinioni dei rispondenti sulla presenza mafiosa in Lombardia. Va da s\u00e9 che non si possa trattare di un elemento di valutazione strettamente scientifico. I rispondenti non sono infatti stati estratti a sorte da una popolazione identificabile con un \u201cintero\u201d.<\/p>\n<p>Si sono invece auto-selezionati all\u2019interno di un elenco di simpatizzanti e iscritti disponibile presso la Cgil Lombardia, decidendo di partecipare su invito generale dello stesso sindacato. E tuttavia si tratta di un gruppo numeroso (circa diciottomila persone), certo non perfettamente distribuito sul piano socio-anagrafico, ma suscettibile di fornire alcune interessanti indicazioni sulle esperienze, le convinzioni, le opinioni di un\u2019area di cittadini (lavoratori e pensionati) con orientamenti che potrebbero essere definiti genericamente di sinistra e presumibilmente forniti di una buona disposizione partecipativa alla vita pubblica. Se ne far\u00e0 un uso molto contenuto, da tenere sullo sfondo del nostro lavoro di indagine. Cos\u00ec da arricchirlo anche di questa sfumatura.<\/p>\n<h4><em><strong>Le slides di presentazione<\/strong><\/em><\/h4>\n<p><a href=\"https:\/\/cross.unimi.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Mafia-ed-economia-in-Lombardia-Presentazione-17-giugno.pdf\">https:\/\/cross.unimi.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Mafia-ed-economia-in-Lombardia-Presentazione-17-giugno.pdf<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>*Sociologo, scrittore, politico, professore universitario, fondatore dell\u2019Osservatorio sulla criminalit\u00e0 organizzata CROSS<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblichiamo, con il consenso dell\u2019autore, Nando dalla Chiesa, l&#8217;introduzione alla ricerca &#8220;Mafia ed economia in Lombardia&#8221;, realizzata da CROSS (Osservatorio sulla criminalit\u00e0 organizzata) e CGIL&nbsp;<span class=\"hellipsis\">[&hellip;]<\/span><a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/mafia-ed-economia-lombarda-un-contributo-di-nando-dalla-chiesa\/\">Leggi tutto <span class=\"screen-reader-text\">Mafia ed economia lombarda. Un contributo di Nando dalla Chiesa<\/span> <span class=\"meta-nav\" aria-hidden=\"true\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":652,"featured_media":70967,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_exactmetrics_skip_tracking":false,"wp_social_preview_title":"","wp_social_preview_description":"","wp_social_preview_image":0,"footnotes":"","_members_access_role":[],"_members_access_error":""},"categories":[732,25],"tags":[],"class_list":["post-70962","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-ap-profondimenti","category-notizie"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/70962","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/wp-json\/wp\/v2\/users\/652"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=70962"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/70962\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":71237,"href":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/70962\/revisions\/71237"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/wp-json\/wp\/v2\/media\/70967"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=70962"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=70962"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=70962"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}