{"id":56361,"date":"2023-12-14T10:43:30","date_gmt":"2023-12-14T09:43:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/?p=56361"},"modified":"2024-01-09T11:32:21","modified_gmt":"2024-01-09T10:32:21","slug":"ce-chi-disse-no-storie-di-donne-e-di-padri-che-si-ribellarono-alla-cultura-dello-stupro-in-calabria-tra-800-e-900","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/ce-chi-disse-no-storie-di-donne-e-di-padri-che-si-ribellarono-alla-cultura-dello-stupro-in-calabria-tra-800-e-900\/","title":{"rendered":"C\u2019\u00e8 chi disse No! Storie di donne e di padri che si ribellarono alla cultura dello stupro in Calabria tra \u2018800 e \u2018900"},"content":{"rendered":"<h5><em>Tra l\u2019Ottocento e la prima met\u00e0 del Novecento vigeva una regola, non scritta ma assai utilizzata, secondo la quale l\u2019uomo poteva decidere di prendersi una donna con la violenza, lasciandole spesso come unico destino il matrimonio con l\u2019uomo violento. Opporsi era davvero un atto di eroismo; eppure, ci sono state donne e padri delle stesse che hanno deciso in Calabria di denunciare gli stupratori. La loro storia \u00e8 un esempio di come allora ed oggi sia possibile e necessario utilizzare gli strumenti della nostra democrazia per invertire la pericolosa deriva culturale.<\/em><\/h5>\n<h4>di Enzo Ciconte<\/h4>\n<p><strong>L\u2019uccisione di Giulia Cecchettin<\/strong>, le parole della sorella, quelle nobili del padre durante il funerale, e l\u2019oceanica manifestazione di Roma hanno cambiato il senso comune dell\u2019Italia di oggi sul femminicidio. <strong>Le responsabilit\u00e0 del patriarcato sono balzate in primo piano<\/strong>. Quello che conta nella soppressione della donna \u00e8 l\u2019aver detto di no alle pretese del maschio. \u00c8 lo stesso rifiuto che c\u2019\u00e8 nello stupro. Molti ricordano Franca Viola, la ragazza siciliana che a met\u00e0 degli anni Sessanta del secolo scorso, a 18 anni ancora da compiere, fu rapita e stuprata. Rifiut\u00f2 il matrimonio riparatore e fece condannare chi l\u2019aveva violata. Il suo esempio \u00e8 entrato nella memoria collettiva.<\/p>\n<h4>L\u2019onta e il coraggio della denuncia<\/h4>\n<p>Prima di lei tante donne, senza che nessuno se ne accorgesse, hanno vissuto la stessa esperienza. Si tratta di molte donne calabresi che ebbero il coraggio di dire un no. Rifiutavano il matrimonio riparatore che a volte era accompagnato anche da una ricompensa in danaro quando gli stupratori erano pi\u00f9 d\u2019uno. <strong>La ragazza sceglieva a sua discrezione come marito uno degli stupratori e gli altri pagavano in moneta sonante<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Tra l\u2019Ottocento o la prima met\u00e0 del Novecento era davvero un atto di eroismo rifiutare il matrimonio<\/strong> che era il punto pi\u00f9 luminoso per il futuro delle donne e i soldi per queste donne che erano povere. Il matrimonio era la meta cui tendevano tutte le ragazze, nessuna esclusa, povera o ricca che fosse. Ma potevano sposarsi se erano vergini, altrimenti, persa la verginit\u00e0, la ragazza era svalutata sul mercato matrimoniale, difficile trovare marito. Per questo le denunce di stupro avevano una forza dirompente.<\/p>\n<p>Nella storia di queste ragazze si deve tenere conto del fatto che <strong>al processo partecipavano vicine, amiche, conoscenti del paese<\/strong>. E di fronte a molti uomini la ragazza, spesso analfabeta, che non sapeva parlare l\u2019italiano, era costretta a rispondere a domande terribili degli avvocati difensori o del presidente del tribunale che chiedevano quanti centimetri fosse penetrato quell\u2019arnese il cui nome era impronunciabile in pubblico e se avesse provato piacere, se fosse la prima volta che aveva avuto un \u201ccongresso carnale\u201d, come fosse vestita al momento del fatto e se conoscesse il suo aggressore per averlo frequentato o magari per averlo incoraggiato.<\/p>\n<h4>Dalla propriet\u00e0 alla volont\u00e0<\/h4>\n<p><strong>In queste vicende emergeva la cultura del maschio<\/strong>. A Roccaforte del Greco, Calabria, nel 1901 un giovane di 19 anni che aveva violentata una sua coetanea, spieg\u00f2 cos\u00ec il suo gesto: \u00abL\u2019uomo fa quel che vuole\u00bb. Nel 1871 a Cittanova un giovane tent\u00f2 di stuprare una ragazza. Giustific\u00f2 il suo comportamento dicendo che essendo follemente innamorato voleva stuprarla per \u00abmettere un argine alle pretese altrui\u00bb. Era una bella ragazza contesa tra pi\u00f9 pretendenti, ma se non fosse stata pi\u00f9 vergine le altrui pretese sarebbero cadute e lui sarebbe stato libero di sposarla.<\/p>\n<p><strong>La volont\u00e0 della ragazza non contava<\/strong>. Il no metteva le cose a posto: la donna non era propriet\u00e0 dell\u2019uomo anche se questo dichiarava di essere innamorato. Si scontravano due concezioni, <strong>quella proprietaria dell\u2019uomo e quella della volont\u00e0 della donna<\/strong> che voleva decidere l\u2019uomo da sposare. Una concezione moderna, inimmaginabile per quei tempi, per una ragazza che viveva in una famiglia rigidamente patriarcale dove al padre si dava del voi, non del tu. Corrado Alvaro ha ricordato che la Calabria \u00abha in maggior grado il senso della gerarchia, il senso paterno, patriarcale\u00bb.<\/p>\n<h4>Due storie da ricordare<\/h4>\n<p>\u00c8 arrivato il momento di chiederci: <strong>come si comportavano gli uomini delle donne violate?<\/strong> Qui si scopre una realt\u00e0 sorprendente e sconosciuta. Il 26 ottobre 1826, nelle campagne di Decollatura, una piccola di 8 anni fu violentata da uno sconosciuto mentre era alla ricerca di un animale affidato alla sua custodia. Ancora bagnata di sangue ritorn\u00f2 a casa dalla madre che fu la prima a constatare lo stupro.<\/p>\n<p><strong>Il padre della bambina and\u00f2 in cerca del responsabile<\/strong> che gli era stato descritto dalla piccola, e lo raggiunse nel luogo da lei indicato. \u00abNel momento in cui il padre della stuprata vide l\u2019accusato fece chiamare la civica e lo fece arrestare\u00bb, \u00e8 scritto in sentenza. Non pass\u00f2 a vie di fatto, non us\u00f2 violenza, nonostante lo stupro fosse avvenuto da pochissimo tempo e su una bambina; con grande forza d\u2019animo <strong>si rivolse alla forza pubblica<\/strong>.<\/p>\n<p>Anche il padre di un bambino, stuprato nel 1848 da un \u201ccivile\u201d di 24 anni di Torre Ruggiero, present\u00f2 \u00abquerela con istanza di punizione lo stesso giorno dell\u2019avvenimento\u00bb. Per quanto possa sembrare sorprendente o incredibile questi uomini &#8211; padri o mariti \u2013 delle donne violate <strong>non usano la violenza ma ricorrono alla giustizia<\/strong>. <strong>C\u2019\u00e8 da ricordare che all\u2019epoca la donna poteva fare denuncia solo con l\u2019autorizzazione del padre o del marito<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>*Storico, docente di storia delle mafie al Collegio Santa Caterina di Pavia <\/em><br \/>\n<em>**Tratto dal quotidiano Il Domani del 9 dicembre 2023<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra l\u2019Ottocento e la prima met\u00e0 del Novecento vigeva una regola, non scritta ma assai utilizzata, secondo la quale l\u2019uomo poteva decidere di prendersi una&nbsp;<span class=\"hellipsis\">[&hellip;]<\/span><a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/ce-chi-disse-no-storie-di-donne-e-di-padri-che-si-ribellarono-alla-cultura-dello-stupro-in-calabria-tra-800-e-900\/\">Leggi tutto <span class=\"screen-reader-text\">C\u2019\u00e8 chi disse No! 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