{"id":54627,"date":"2023-07-25T10:59:25","date_gmt":"2023-07-25T08:59:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/?p=54627"},"modified":"2023-08-23T16:33:04","modified_gmt":"2023-08-23T14:33:04","slug":"il-filo-nero-delle-stragi-politico-mafiose-del-9294-e-la-strategia-della-tensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/il-filo-nero-delle-stragi-politico-mafiose-del-9294-e-la-strategia-della-tensione\/","title":{"rendered":"IL FILO NERO DELLE STRAGI POLITICO-MAFIOSE DEL 92\\94 E LA STRATEGIA DELLA TENSIONE"},"content":{"rendered":"<h5>IL PROCURATORE DI REGGIO EMILIA, CALOGERO GAETANO PACI DEFINISCE \u201cERESIA\u201d QUANTO I MAGISTRATI E GLI INVESTIGATORI DEL POOL ANTIMAFIA DELL\u2019UFFICIO ISTRUZIONE DEGLI ANNI \u201980 AVEVANO COLTIVATO, SFIDANDO LE CONNIVENZE E LE COMPLICIT\u00c0 CHE AVEVANO RESO COSA NOSTRA UNA COMPONENTE FONDAMENTALE DI UN SISTEMA CRIMINALE. LA SUA BREVE E PUNTUALE RICOSTRUZIONE DEL PERIODO STRAGISTA FA EMERGERE IL SENSO E IL VALORE DI FORTE DIFESA DELLA DEMOCRAZIA CON CUI, PROPRIO CHI COLTIV\u00d2 QUELLA ERESIA, LE DEDIC\u00d2 ENERGIE FINO ALL\u2019ESTREMO SACRIFICIO. PAROLE SU CUI MEDITARE PER PORTARE AVANTI LA MEMORIA E NON SMETTERE DI APPROFONDIRE.<\/h5>\n<h6>Il contributo di Calogero Gaetano Paci*<\/h6>\n<p><strong>Sono trascorsi 31 anni dalle stragi di Palermo del 1992 <\/strong>ed altrettanti ne stanno trascorrendo da quelle commesse e tentate tra Firenze, Milano e Roma ed infine da quelle realizzate nel 94 in Calabria ai danni dei Carabinieri. Un tempo durante il quale indagini e processi, alcuni ancora in corso, hanno consentito di fissare una serie di punti fermi, non solo sulle responsabilit\u00e0 penali dei singoli ma anche sulla rilevanza che esse hanno avuto nella storia d\u2019Italia.<\/p>\n<p>Gli approdi giudiziari sinora raggiunti comprovano che gli esecutori materiali di questi delitti \u2013 soprattutto Cosa Nostra siciliana &#8211; si mossero, secondo le intenzioni iniziali, per <strong>salvaguardare l\u2019integrit\u00e0 dell\u2019organizzazione criminale e la credibilit\u00e0 della leadership corleonese<\/strong>, messe a dura prova, dopo un trentennio di incontrastato dominio sanguinario, dalla conferma della <strong>sentenza del maxi-processo<\/strong> da parte della Corte della Cassazione il 30 gennaio 1992.<\/p>\n<h4><strong>Le conseguenze del Maxi Processo <\/strong><\/h4>\n<p><strong>Con quella sentenza era stato definitivamente affermato il principio<\/strong>, dirompente ed inaccettabile per chi aveva goduto per anni di assoluzioni per insufficienza di prove, <strong>della responsabilit\u00e0 dei componenti dell\u2019organismo del vertice decisionale della mafia<\/strong>, la commissione provinciale di Cosa Nostra, per tutti i <em>delitti c.d. eccellenti<\/em> che erano stati perpetrati ai danni di numerosi servitori dello Stato, esponenti politici, professionisti ed imprenditori che si erano schierati contro la pervicacia del sistema di potere di mafioso.<\/p>\n<p><strong>Rompendo una tradizione centenaria di impunit\u00e0, <\/strong>la sentenza del maxi-processo aveva anche rivelato il fallimento della strategia di condizionamento attuata da Salvatore Riina e dagli altri capi dell\u2019organizzazione, che per reazione avevano programmato ed attuato una <strong>feroce strategia di sterminio<\/strong> nei confronti di coloro che avevano promesso, ma non mantenuto il loro interessamento, come l\u2019on. <strong>Salvo Lima ucciso il 12 marzo 1992<\/strong>, e soprattutto verso <strong>Giovanni Falcone e Paolo Borsellino<\/strong> che, come in precedenza <strong>Rocco Chinnici<\/strong>, avevano animato l\u2019azione del <em>pool antimafia <\/em>del Tribunale di Palermo nel decennio precedente.<\/p>\n<h4><strong>Tra vendetta mafiosa e delegittimazione ufficiale<\/strong><\/h4>\n<p><strong>L\u2019uccisione dei due Magistrati, tuttavia, non era stata soltanto conseguenza della furia vendicativa mafiosa<\/strong> ma aveva rappresentato il <strong>culmine di una inarrestabile e raffinata opera di isolamento e di delegittimazione<\/strong>, gi\u00e0 iniziata negli anni \u201980 nel palazzo di giustizia di Palermo e proseguita negli altri palazzi del potere siciliani e romani. In questi luoghi veniva difesa con pervicacia la <strong>conservazione degli equilibri politici, economici e mafiosi esistenti<\/strong> ed era perci\u00f2 molto temuta la loro destabilizzazione intrapresa da quel ristretto gruppo di magistrati ed investigatori che, per la prima volta nella storia, concepiva il <strong>contrasto a Cosa Nostra in termini globali<\/strong> verso tutte le sue manifestazioni, militari, economiche e politiche.<\/p>\n<p>Come non ricordare, al riguardo, le annotazioni contenute nei diari di <strong>Rocco Chinnici, primo coordinatore del pool antimafia<\/strong>, <strong>trucidato nella strage del 29 luglio 1983<\/strong>, a proposito di una convocazione dell\u2019allora Presidente della Corte di Appello di Palermo, Giovanni Pizzillo, del 18 maggio 1982:<\/p>\n<p><em>\u201c<\/em><em>ore 12 \u2013 [Il Presidente] Mi investe in malo modo dicendomi che <strong>all<\/strong><\/em><strong><em>\u2019<\/em><em>ufficio istruzione stiamo rovinando l<\/em><em>\u2019<\/em><\/strong><em><strong>economia palermitana disponendo indagini e accertamenti<\/strong> a mezzo della guardia di finanza. Mi dice chiaramente che devo caricare di processi semplici Falcone in maniera che \u00abcerchi di scoprire nulla perch\u00e9 i giudici istruttori non hanno mai scoperto nulla\u00bb. <\/em><\/p>\n<p><em>[&#8230;] <strong>Cerca di dominare la sua ira ma non ci riesce<\/strong>. <\/em><em>Mi dice che verr\u00e0 a ispezionare l<\/em><em>\u2019<\/em><em>ufficio (e io lo invito a farlo); \u00e8 indignato perch\u00e9 [non \u00e8 stata archiviata] la sporca faccenda dei contributi (miliardi per la elettrificazione delle loro aziende agricole); <strong>l<\/strong><\/em><strong><em>\u2019<\/em><\/strong><em><strong>uomo che a Palermo non ha mai fatto nulla per colpire la mafia [&#8230;] non sa pi\u00f9 nascondere le sue reazioni e il suo vero volto<\/strong>. Mi dice che la dobbiamo finire, che non dobbiamo pi\u00f9 disporre accertamenti nelle banche.\u201d<\/em><\/p>\n<p><strong>Ed \u00e8 lo stesso Falcone a ricordare<\/strong>, in un intervento del 17 dicembre 1984, che <strong>i primi esiti delle indagini e dei processi celebrati in quegli anni<\/strong> avevano \u201c<em>sconvolto molti equilibri in una societ\u00e0 che per lungo tempo ha ritenuto, a tutti i livelli, che con la mafia si dovesse convivere<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><strong>La mancanza di credibilit\u00e0 dello Stato \u201c<em>a tutti i livelli\u201d<\/em> <\/strong>e l\u2019urgenza del suo recupero sar\u00e0 il <em>leitmotiv<\/em> degli interventi pubblici dei due magistrati, in aperta contrapposizione con la retorica minimizzatrice dominante a quel tempo, mirabilmente espresso da un intervento di <strong>Paolo Borsellino<\/strong> in occasione di un incontro con gli studenti di Bassano del Grappa il 26 gennaio 1989:<\/p>\n<p><em>\u201c [&#8230;] <strong>il cittadino del Meridione si \u00e8 sentito lontano, si \u00e8 sentito estraneo allo Stato<\/strong>. [&#8230;] lo Stato non si presenta con la faccia pulita [&#8230;]. Che cosa si \u00e8 fatto per dare allo Stato, in queste regioni e comunque dappertutto in Italia, un\u2019immagine credibile? [&#8230;] la vera soluzione sta nell\u2019invocare, nel lavorare affinch\u00e9 lo Stato diventi pi\u00f9 credibile, perch\u00e9 <strong>noi ci dobbiamo identificare di pi\u00f9 in queste istituzioni.<\/strong>\u201d<\/em><\/p>\n<h4><strong>Le campagne di odio<\/strong><\/h4>\n<p>Recupero di credibilit\u00e0 tanto pi\u00f9 necessario, secondo Borsellino, in un momento in cui la delega della lotta alla criminalit\u00e0 mafiosa data dallo Stato alla magistratura non era stata raccolta da tutti i suoi componenti, come testimoniarono gli esempi di <strong>Gaetano Costa e di Rocco Chinnici<\/strong>, tra i pochi \u00ab<em>che cominciarono a interessarsi di questi problemi\u2026 <\/em><em>[e] non \u00e8 che raccolsero grossa solidariet\u00e0 all\u2019interno del Palazzo di giustizia<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Queste prese di posizione costarono a Falcone e a Borsellino le infamie e le calunnie<\/strong> portate sistematicamente avanti attraverso odiose campagne di stampa nazionali e locali, orchestrate da coloro che alla loro morte non persero un minuto per professarsi amici; <strong>campagne basate sulle accuse di protagonismo, di professionismo dell\u2019antimafia<\/strong> e persino su inesistenti addebiti disciplinari cui Borsellino venne sottoposto quando, con coraggio ed altissimo senso delle istituzioni, si espose pubblicamente per denunciare la fine del metodo di indagine del pool antimafia, voluta dal nuovo coordinatore Antonino Meli.<\/p>\n<p><strong>Il loro isolamento continuer\u00e0 sino alla soglia della loro morte<\/strong>: <strong>Falcone venne umiliato<\/strong> dal nuovo Procuratore di Palermo Pietro Giammanco &#8211; legato a doppio filo al blocco di potere direttamente collegato a Cosa Nostra &#8211; che, pur affidandogli il coordinamento delle indagini antimafia, lo tenne all\u2019oscuro del lavoro degli altri magistrati e <strong>gli imped\u00ec di sviluppare le indagini verso i centri occulti di potere militare (Gladio) e politico massonico (neo fascismo e P2)<\/strong> che palesemente emersero dallo scandaglio sugli omicidi del Presidente della Regione Siciliana <strong>Piersanti Mattarella<\/strong> e dal<strong> Segretario Regionale del PCI Pio La Torre<\/strong>; sempre <strong>Giammanco, inoltre, viet\u00f2 a Borsellino di occuparsi della mafia<\/strong> <strong>della provincia di Palermo<\/strong> ed addirittura omise di informarlo dell\u2019imminente esecuzione del progetto di morte ai suoi danni.<\/p>\n<p><strong>Dopo la strage di Capaci<\/strong>, nonostante ebbe a chiedere pi\u00f9 volte, ed anche pubblicamente, di essere sentito dai magistrati di Caltanissetta che all\u2019epoca indagavano, <strong>Borsellino non verr\u00e0 mai ascoltato per rendere testimonianza<\/strong> su fatti e circostanze vissute in prima persona in tanti anni di lavoro comune con Falcone e che non avr\u00e0 mancato di annotare sulla sua <strong>agenda rossa che verr\u00e0 immediatamente trafugata sul luogo della strage il 19 luglio<\/strong>.<\/p>\n<h4><strong>Depistaggi e partecipazione esterna <\/strong><\/h4>\n<p><strong>Le indagini ed i processi che si sono susseguiti sulle stragi del 92, del 93 e del 94 <\/strong>hanno consentito di ricomporre il quadro dell\u2019esecuzione materiale, superando anche il <strong>devastante depistaggio realizzato<\/strong> con riferimento a quella di via D\u2019Amelio <strong>da parte della struttura investigativa guidata da Arnaldo La Barbera<\/strong>, <strong>la cui occulta appartenenza ad apparati autonomi dei Servizi \u00e8 stata scoperta soltanto recentemente<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Depistaggio che aveva avuto come conseguenza la condanna all\u2019ergastolo di persone innocenti<\/strong> e che era stato sapientemente ordito per spostare l\u2019orizzonte investigativo verso un mandamento di Cosa Nostra (Santa Maria del Ges\u00f9) diverso da quello che aveva organizzato la strage (Brancaccio), con il fine strategico di <strong>impedire lo svelamento dei legami dei fratelli Graviano, che quel mandamento reggevano, con Marcello Dell\u2019Utri<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Depistaggi proseguiti, in epoca ancora recente<\/strong>, con la falsa ricostruzione dell\u2019ex collaboratore di giustizia catanese Maurizio Avola che ha proposto una versione dell\u2019esecuzione materiale della strage di via D\u2019Amelio nettamente contrastante con le risultanze processuali e tutta volta ad escludere la compartecipazione di soggetti diversi da Cosa Nostra.<\/p>\n<p>E tuttavia molti punti di questa ricostruzione rimangono ancora da chiarire, a cominciare dal <strong>ruolo dei servizi segreti che<\/strong>, come era gi\u00e0 emerso nel corso delle indagini sulla strage di Capaci, era stato cos\u00ec rilevante da far dire al collaboratore Mario Santo Di Matteo, nel corso di una conversazione con la moglie, che <strong>di questo argomento non si doveva parlare senza mettere a rischio la vita<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Ruolo peraltro messo in evidenza da numerose sentenze<\/strong>, tra le ultime quella del procedimento <strong>Borsellino <em>quater<\/em> <\/strong>della Corte di Assise di Caltanissetta, <strong>ove risulta accertata la presenza di soggetti estranei a Cosa Nostra<\/strong> al momento della preparazione della 126 su cui fu caricato l\u2019esplosivo, cosi come sulla scena del crimine, nell\u2019immediatezza della deflagrazione, ove <strong>soggetti in giacca e cravatta, riconosciuti come appartenenti ai servizi<\/strong>, <strong>vennero visti rovistare tra le auto esplose e le macerie<\/strong>. Da quel momento l\u2019agenda rossa, che Paolo Borsellino utilizzava per annotare fatti e situazioni del suo lavoro, non venne pi\u00f9 ritrovata.<\/p>\n<p>Persino tra i ranghi pi\u00f9 elevati dell\u2019organizzazione mafiosa non era mancata l\u2019<strong>esternazione della consapevolezza della eterodirezione delle stragi<\/strong>, come risulta da una nota conversazione, intercettata tra le mura domestiche nel 2001, tra il boss del mandamento di Brancaccio Giuseppe Guttadauro ed il figlio Francesco, nel corso della quale il primo spiegava al secondo che gli uomini d\u2019onore di Cosa Nostra non erano in grado di concepire l\u2019idea di un attacco al patrimonio artistico dello Stato, ed al museo degli Uffizi di Firenze in particolare.<\/p>\n<h4><strong>I collegamenti con le altre stragi e l\u2019eversione nera<\/strong><\/h4>\n<p>Si deve infine ai processi celebrati nel 2021 e nel 2022 dalla Corte di Assise di Bologna per la <strong>strage del 2 agosto 1980<\/strong> l\u2019ulteriore approfondimento, sia pure ancora non acclarato in via definitiva, <strong>dei rapporti con le stragi del 92\\94<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Le condanne in primo grado di Gilberto Cavallini e di Paolo Bellini<\/strong> si fondano anche sull\u2019accertamento dei <strong>rapporti che costoro avevano instaurato con Cosa Nostra<\/strong> e che erano gi\u00e0 emersi, con riferimento al primo, nel corso delle indagini per l\u2019omicidio del Presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella; in questo contesto, l\u2019ordinanza della sentenza di rinvio a giudizio del 1991 del Giudice Istruttore di Palermo individu\u00f2 una serie di elementi obiettivi di <strong>collegamento tra il neo-fascista Cavallini e diversi appartenenti a Cosa Nostra,<\/strong> anche se questi non vennero poi ritenuti sufficienti dalla Corte di Assise per condannarlo, unitamente a Giusva Fioravanti, per l\u2019esecuzione materiale dell\u2019omicidio.<\/p>\n<p><strong>Il nome di Paolo Bellini era stato indicato<\/strong>, <strong>insieme a quello di Domenico Papalia, esponente di spicco della Ndrangheta<\/strong>, nella lettera rinvenuta nella cella del carcere di Rebibbia, ove, nella notte tra il 28 ed il 29 luglio 1993, fu ritrovato cadavere Antonino Gio\u00e8. <strong>Per anni la versione ufficiale parler\u00e0 di suicidio<\/strong>, in realt\u00e0, come si accerter\u00e0 recentemente nel contesto dell\u2019istruttoria dibattimentale del processo \u201c<strong><em>ndrangheta stragista<\/em>\u201d<\/strong>, in cui Giuseppe Graviano \u00e8 stato condannato dalla Corte di Assise di Appello di Reggio Calabria per la strage dei Carabinieri di villa San Giovanni del 1994, ben pi\u00f9 consistente \u00e8 la prova che <strong>Gio\u00e8 sia stato \u201csuicidato\u201d per impedirgli di rivelare le sue conoscenze<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Ed \u00e8 stato accertato che Gio\u00e8, uno degli esecutori materiali della strage di Capaci ed infiltrato per conto dei Servizi<\/strong>, <strong>aveva avuto rapporti proprio con Bellini<\/strong>, <strong>esponente neofascista<\/strong> emiliano, killer confesso per conto della Ndrangheta, subito dopo la strage di Capaci e con il fine di proporre uno scambio tra la restituzione allo Stato di opere d\u2019arte rubate e la concessione di benefici ad alcuni esponenti mafiosi detenuti.<\/p>\n<p>L\u2019inevitabile ampliamento del quadro indiziario e probatorio oltre lo stretto ambito dei <strong>soggetti inseriti in Cosa Nostra ed il coinvolgimento, a vario titolo, di soggetti e strutture inseriti in ambiti istituzionali<\/strong>, ha indotto i Giudici della Corte di Assise che hanno condannato Paolo Bellini a ritenere che le stragi del 92\\94 si pongono in \u201c<em>sorprendente linea di continuit\u00e0 logica e politica con la c.d. <strong>strategia della tensione<\/strong>, posta l\u2019evidente finalit\u00e0 di minare\u00a0 la fiducia dei cittadini nelle istituzioni repubblicane<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><strong>Il \u201cnuovo\u201d orizzonte investigativo e processuale<\/strong> entro cui le stragi del 92\\94 vanno collocate segna in realt\u00e0 un ritorno all&#8217; &#8220;eresia\u201d che i magistrati e gli investigatori del pool antimafia dell\u2019Ufficio istruzione degli anni \u201980 avevano coltivato sfidando le connivenze e le complicit\u00e0 che avevano reso <strong>Cosa Nostra una componente fondamentale di un sistema criminale<\/strong>. <strong>Eresia che \u00e8 costata a loro la vita ma che ha consentito di salvaguardare la credibilit\u00e0 della nostra democrazia<\/strong>.<\/p>\n<p><em>*Procuratore della Repubblica di Reggio Emilia<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IL PROCURATORE DI REGGIO EMILIA, CALOGERO GAETANO PACI DEFINISCE \u201cERESIA\u201d QUANTO I MAGISTRATI E GLI INVESTIGATORI DEL POOL ANTIMAFIA DELL\u2019UFFICIO ISTRUZIONE DEGLI ANNI \u201980 AVEVANO&nbsp;<span class=\"hellipsis\">[&hellip;]<\/span><a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/il-filo-nero-delle-stragi-politico-mafiose-del-9294-e-la-strategia-della-tensione\/\">Leggi tutto <span class=\"screen-reader-text\">IL FILO NERO DELLE STRAGI POLITICO-MAFIOSE DEL 92\\94 E LA STRATEGIA DELLA TENSIONE<\/span> <span class=\"meta-nav\" aria-hidden=\"true\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":15,"featured_media":54636,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_exactmetrics_skip_tracking":false,"wp_social_preview_title":"","wp_social_preview_description":"","wp_social_preview_image":0,"footnotes":"","_members_access_role":[],"_members_access_error":""},"categories":[732,25],"tags":[],"class_list":["post-54627","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-ap-profondimenti","category-notizie"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/54627","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/wp-json\/wp\/v2\/users\/15"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=54627"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/54627\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":54639,"href":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/54627\/revisions\/54639"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/wp-json\/wp\/v2\/media\/54636"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=54627"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=54627"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=54627"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}