{"id":52400,"date":"2023-02-10T17:10:53","date_gmt":"2023-02-10T16:10:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/?p=52400"},"modified":"2023-02-20T17:46:59","modified_gmt":"2023-02-20T16:46:59","slug":"non-solo-hacker-contro-i-rischi-per-la-cybersicurezza-serve-un-impegno-condiviso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/non-solo-hacker-contro-i-rischi-per-la-cybersicurezza-serve-un-impegno-condiviso\/","title":{"rendered":"NON SOLO HACKER! CONTRO I RISCHI PER LA CYBERSICUREZZA SERVE UN IMPEGNO CONDIVISO"},"content":{"rendered":"<h5><strong>IL 3 FEBBRAIO <\/strong><a href=\"https:\/\/www.acn.gov.it\/\"><strong>L\u2019AGENZIA PER LA CYBERSICUREZZA NAZIONALE (ACN)<\/strong><\/a><strong> HA LANCIATO L\u2019ALLARME DI UN ATTACCO HACKER IN CORSO A LIVELLO INTERNAZIONALE. I SERVER ITALIANI COINVOLTI SONO RISULTATI SOLO 19, POCHI RISPETTO AI 528 LOCALIZZATI IN FRANCIA E I 235 NEGLI STATI UNITI. IL CASO, PER\u00d2 HA PORTATO AL CENTRO DELL\u2019ATTENZIONE MEDIATICA E DELLE ISTITUZIONI, IL FENOMENO DELLA CRIMINALIT\u00c0 DIGITALE, DELLA VULNERABILIT\u00c0 DELLA NOSTRA SOCIET\u00c0 AD ESSA E DELLA NECESSIT\u00c0 DI UN LAVORO CONDIVISO PER PREVENIRE E CONTRASTARE I RISCHI. NE SPIEGA L\u2019URGENZA ANDREA DI NICOLA, DIRETTORE DEL CENTRO\u00a0DI SCIENZE DELLA SICUREZZA E DELLA CRIMINALITA\u2019 DELL\u2019UNIVERSIT\u00c0 DI TRENTO E DELL\u2019UNIVERSIT\u00c0 DI VERONA, DA POCO NOMINATO MEMBRO <\/strong><a href=\"https:\/\/heuni.fi\/frontpage\"><strong>DELL\u2019 ADVISOR<\/strong><\/a><a href=\"https:\/\/heuni.fi\/frontpage\"><strong>Y BOARD DELL\u2019<\/strong><\/a><a href=\"https:\/\/heuni.fi\/frontpage\"><strong>HEUNI, ISTITUTO REGIONALE EUROPEO PER LA PREVENZIONE E IL CONTROLLO DELLA CRIMINALIT\u00c0 DELLA RETE DEL PROGRAMMA DI GIUSTIZIA PENALE E PREVENZIONE DELLA CRIMINALIT\u00c0 DELLE NAZIONI UNITE.\u00a0<\/strong><\/a><\/h5>\n<h6><strong>a colloquio con Andrea Di Nicola *<\/strong><\/h6>\n<p>La situazione \u00e8 grave, ma non irrecuperabile: gli <strong>attacchi della criminalit\u00e0 digitale<\/strong> costituiranno sempre di pi\u00f9 un rischio per la nostra societ\u00e0, bisogna non farsi trovare impreparati.\u00a0 L\u2019aggressione informatica subita da alcune aziende negli scorsi giorni ha mostrato solo un aspetto di un processo proiettato verso una totale digitalizzazione nel bene e nel male.<\/p>\n<p>Come <strong>le nostre vite ormai sono legate ai dispositivi, dai cellulari ai computer<\/strong>, con una condivisione continua di dati attraverso i social, cos\u00ec la criminalit\u00e0, dai piccoli gruppi di criminali economici, alle organizzazioni pi\u00f9 ramificate, alle mafie, entra e sfrutta questa dimensione per i propri interessi criminosi.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.acn.gov.it\/notizie\/contenuti\/rilevato-lo-sfruttamento-massivo-della-cve-2021-21974-in-vmware-esxi\">L\u2019allarme diramato dall\u2019Agenzia Nazionale per la Cybersicurezza,<\/a> rilanciato dalla Presidenza del Consiglio, attesta la preoccupazione per la vulnerabilit\u00e0 estrema dei nostri sistemi informatici dovuta non solo ad eventuali <strong>lacune tecniche da colmare<\/strong>, ma ad una mancanza di educazione alla prevenzione.<\/p>\n<p>Gli hacker hanno messo in atto un meccanismo tutto sommato semplice, infilandosi nelle <strong>falle di un software che \u00e8 molto diffuso nelle aziende private come le banche e nelle istituzioni pubbliche come le aziende sanitarie<\/strong>, per cui \u00e8 stata offerta una modalit\u00e0 di difesa non recepita da numerosi dei soggetti coinvolti: \u00e8 bastato inviare delle mail che sono state aperte magari per distrazione da impiegati, non consapevoli dei possibili rischi, per realizzare il piano di blocco dei dati e attivare una conseguente richiesta di riscatto per lo sblocco.<\/p>\n<p>Per fortuna si trattava probabilmente di <strong>piccoli gruppi di criminali economico<\/strong> &#8211; informatici che avevano interesse a ottenere guadagni rapidi, tramite il pagamento di un riscatto in bitcoin, ma il tutto ha reso ancora pi\u00f9 evidenti sia i rischi, sia le opportunit\u00e0 per chi vuole e pu\u00f2, di <strong>insinuarsi anche nelle banche dati che contengono dati sensibili<\/strong>, importanti per la sicurezza dei singoli cittadini e dell\u2019intero sistema paese. \u00c8 in un periodo di <strong>potenziale guerra ibrida<\/strong> come quello che stiamo vivendo la questione \u00e8 ancora pi\u00f9 seria.<\/p>\n<p>Se il <strong>digitale ormai \u00e8 parte integrante della dimensione sociale della nostra vita di tutti<\/strong>, cos\u00ec sempre pi\u00f9 lo \u00e8 anche di quella dei criminali. D\u2019altronde dove esistono nuove abitudini digitali, nuove modalit\u00e0 per incontrarsi, lavorare, comprare, pagare, risparmiare, proteggere i propri beni, trasferirli, nuove identit\u00e0 digitali, nuovi sistemi per acquisire informazioni, organizzarsi, divertirsi, viaggiare, \u00e8 naturale che l\u00ec si annidano anche nuove <strong>occasioni e nuovi modi per agire la criminalit\u00e0<\/strong> e che ci siano criminali che si adattano.<\/p>\n<p>Nel caso delle organizzazioni criminali si va da <strong>gruppi di cyber criminali<\/strong> operanti solamente online alle reti pi\u00f9 strutturate che non usano certo solo la dimensione digitale, ma che possono approfittarne, comprese quelle delle <strong>mafie nazionali e internazionali<\/strong>. Siamo tutti esposti ai rischi delle loro azioni se non ci attrezziamo per tutelarci: basta pubblicare i propri dati anagrafici sul profilo social per finire<strong> vittime di reati di criminalit\u00e0 digitale<\/strong>. Se prima per appropriarsi di un\u2019identit\u00e0 da utilizzare per fini criminali, occorreva l\u2019impegno fisico per andare a reperire le necessarie informazioni, spesso anche da supporti cartacei, ora \u00e8 tutto a disposizione online e magari \u00e8 anche molto pi\u00f9 difficile accorgersi del furto.<\/p>\n<h4><strong>Il fattore umano <\/strong><\/h4>\n<p>Per questo \u00e8 quanto mai urgente che si lavori per una sensibilizzazione nazionale che veda una partecipazione di diversi soggetti in un lavoro condiviso di prevenzione e di contrasto. <a href=\"https:\/\/www.acn.gov.it\/strategia-nazionale-cybersicurezza\">Roberto Baldoni, <\/a><a href=\"https:\/\/www.acn.gov.it\/strategia-nazionale-cybersicurezza\">direttore generale<\/a><a href=\"https:\/\/www.acn.gov.it\/strategia-nazionale-cybersicurezza\"> dell\u2019Agenzia <\/a><a href=\"https:\/\/www.acn.gov.it\/strategia-nazionale-cybersicurezza\">per la Cyber sicurezza nazionale<\/a><a href=\"https:\/\/www.acn.gov.it\/strategia-nazionale-cybersicurezza\">, presentando la\u00a0strategia nazionale di cybersicurezza, in cui sono delineati gli obiettivi di\u00a0protezione,\u00a0risposta\u00a0e\u00a0sviluppo\u00a0per rendere <\/a><a href=\"https:\/\/www.acn.gov.it\/strategia-nazionale-cybersicurezza\">l\u2019Italia <\/a><a href=\"https:\/\/www.acn.gov.it\/strategia-nazionale-cybersicurezza\">pi\u00f9 cyber resiliente<\/a> (82 misure da adottare soprattutto per le pubbliche amministrazioni, 40 da avviare in partnership pubblico-privato), ha ribadito l\u2019importanza del \u201cfattore umano\u201d nella sfida alla criminalit\u00e0 digitale.<\/p>\n<p>Significa che si devono <strong>superare le barriere culturali<\/strong> per cui si considera il problema ad appannaggio esclusivo di raffinate mente informatiche, in grado di studiare elaborati sistemi di difesa, per puntare, invece alla <strong>formazione di persone che sappiano gestire le tecnologie\u201d, a partire dai dirigenti della Pubblica Amministrazione<\/strong> per allargarsi a tutti i cittadini. Cos\u00ec come \u00e8 fondamentale l\u2019aspetto organizzativo come strumento di prevenzione per aziende e istituzioni.<\/p>\n<p>\u00c8 palese: un\u2019azienda pubblica o privata pu\u00f2 pure dotarsi dei pi\u00f9 capaci informatici, ma resta in pericolo se non sensibilizza i propri dipendenti sull\u2019<strong>uso sicuro dei dispositivi digitali<\/strong> o se comunque la sua organizzazione non \u00e8 pensata per ridurre i rischi di una nuova e sempre pi\u00f9 <strong>pervasiva criminalit\u00e0 digitale<\/strong>. Cos\u00ec potr\u00e0 avere a disposizione grandi esperti di cybersecurity, ma se non avr\u00e0 funzionari esperti di diritto o di organizzazione aziendale o di sicurezza aziendale capaci di dialogare con questi specialisti di tecnologia, probabilmente la soluzione sar\u00e0 lontana.<\/p>\n<p>\u00c8 una prospettiva che deve coinvolgere anche la ricerca scientifica e le indagini giudiziarie sul fenomeno: si devono valutare gli aspetti strutturali e sociali, andando oltre i confini dei propri singoli contesti di interesse e di azione. Bisogna capire chi siano e come ragionino i criminali che sfruttano gli ambienti digitali e le tecnologie, siano essi hacker o non, quali siano i reati commessi e come avvengano, quali i soggetti maggiormente a rischio e perch\u00e9, quali le loro vulnerabilit\u00e0 che rappresentano occasioni per questi comportamenti.<\/p>\n<p>Probabilmente la distanza tra le singole competenze e i diversi livelli del problema, sar\u00e0 colmata in maniera naturale dalle nuove generazioni, ma intanto non si pu\u00f2 aspettare altro tempo, rimanendo divisi, spesso inconsapevoli dei rischi a cui questa divisione e diffidenza possa portare.\u00a0 Penso ai pericoli a cui sono esposti <strong>migliaia di ragazze di finire vittime di sfruttamento sessuale online<\/strong>, mentre <strong>aumentano i casi di vera e propria violenza scaturiti dalla rete<\/strong>; al <strong>cyberbullismo<\/strong> e alle <strong>frodi digitali.<\/strong> Rischi in cui possono cadere e restano intrappolati migliaia di cittadini comuni e di aziende,magari sprovveduti, non informati, non consapevoli.<\/p>\n<h4><strong>Risorse e progetti da attuare<\/strong><\/h4>\n<p><strong>Nei PNRR sono previsti finanziamenti per oltre 623 milioni di euro<\/strong> <strong>destinati a rafforzare la cyber resilienza nella Pubblica Amministrazione<\/strong>:<em>\u00a0<\/em>l\u20191,2% degli investimenti nazionali lordi ogni anno\u00a0da stanziare nelle leggi di Bilancio e da spendere solo per progetti utili al raggiungimento dell\u2019autonomia\u00a0tecnologica nei settori pi\u00f9 innovativi e sensibili oltre che ad <strong>innalzare ulteriormente i livelli di cybersicurezza dei sistemi informativi nazionali<\/strong>.<\/p>\n<p>Sono fondi che dovrebbero servire anche per realizzare <strong>progetti interdisciplinari sulla cybersecurity<\/strong> che consentano di prevenire e difendere, ma nei fatti \u00e8 frequente che siano limitati ad interventi condotti da informatici, in cui il richiamo allo studio del <strong>fattore umano<\/strong>, degli aspetti criminologici, di quelli psicologici, dell\u2019organizzazione aziendale, dell\u2019<strong>etica della rete<\/strong> e dell\u2019<strong>utilizzo consapevoli degli strumenti digitali<\/strong> venga banalizzato come \u201cfilosofia\u201d. \u00c8 un problema di strumenti che non devono sottovalutare n\u00e9 i tecnici, n\u00e9 gli studiosi della materia, entrambi dovrebbero essere disposti, invece, a dialogare profondamente per comprendersi vicendevolmente.<\/p>\n<p>Come spesso \u00e8 accaduto,<strong> la criminalit\u00e0 ha cominciato molto prima di chi la contrasta<\/strong>, ad intessere contatti e modalit\u00e0 di interazione per trasferire quanto prima si faceva solo nella realt\u00e0 fisica sul digitale, acquisendo competenze o rifacendosi a chi le ha. Stiamo parlando di <strong>vere e proprie organizzazioni che non per forza dobbiamo valutare con i criteri con cui ci occupiamo delle mafie<\/strong>, ma che nei fatti operano in sinergia per raggiungere il proprio scopo.<\/p>\n<p>Possono non conoscersi tra loro fisicamente, operare in luoghi differenti e non attuare schemi di regole e gerarchie, ma commettono insieme lo stesso reato, in maniera continuativa. I giuristi italiani hanno acquisito questa consapevolezza, riconoscendo l\u2019<strong>associazione a delinquere prevista dall\u2019articolo 416 per organizzazioni che commettevano reati di pedofilia o patrimoniali in rete<\/strong>. Hanno individuato la presenza di una struttura, bench\u00e9 all\u2019interno di organizzazioni caratterizzate da rapporti fluidi e pur senza che abbiano mai avuto un incontro fisico.<\/p>\n<p>I giuristi hanno quindi superato i pregiudizi di chi supponesse si potesse riconoscere una organizzazione criminale solo in presenza di sedi fisiche di appartenenza e di rapporti di gerarchia riconosciuti, caratteristiche proprie delle mafie. Resta assodato che si possa condannare per <strong>416 bis quando a commettere reati digitali siano coinvolte anche mafiosi<\/strong>.<\/p>\n<h4><strong>Approfondire per contrastare<\/strong><\/h4>\n<p>Bisogna andare oltre le categorie e i modelli conosciuti, perch\u00e9 stanno cambiando o si sono gi\u00e0 trasformati quelli utilizzati dalla criminalit\u00e0 per portare avanti i propri affari o entrare in nuovi. Nel 2009 con Giampaolo Musumeci abbiamo voluto iniziare un progetto, diventato nel 2014 il libro <a href=\"https:\/\/www.chiarelettere.it\/libro\/confessioni-di-un-trafficante-di-uomini-andrea-di-nicola-9788861905658.html\">\u201cConfessioni di un Trafficante di uomini (Casa editrice Chiarelettere)\u201d<\/a>, per capire come stesse cambiando la gestione criminale dei <strong>viaggi di migranti e richiedenti asilo<\/strong>.<\/p>\n<p>Per questo progetto decidemmo di intercettare coloro che si occupano di questi traffici e di parlare con loro: alcuni di loro <strong>ci riferirono di aver reclutato velisti e aspiranti migranti attraverso la rete<\/strong>. Cos\u00ec negli anni successivi all\u2019Universit\u00e0 di Trento, con il mio gruppo di ricerca, continuammo ad esplorare questa strada, per capire come e quanto i trafficanti usano i social (il progetto di ricerca europeo \u00e8 <a href=\"http:\/\/www.surfandsound.eu\/\">http:\/\/www.surfandsound.eu\/<\/a> di eCrime). <strong>Abbiamo cercato e trovato nei social le tracce dei trafficanti<\/strong> che condividevano nei profili rotte e numeri di telefono per organizzare partenze e arrivi. Non mancavano le foto dei migranti appena arrivati: i selfie con il trafficante. Ci siamo chiesti come fosse possibile che tutto avvenisse alla luce del sole, che ci fossero migliaia di followers reali per <strong>profili di criminali coinvolti nel traffico<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Le aziende farmaceutiche si sono date da fare<\/strong> per impedire che si potessero trovare farmaci falsi nel commercio online sui social, per i trafficanti invece non si \u00e8 mosso un fronte compatto ad impedirne la promozione in rete.<\/p>\n<p>Lo stesso accade per il <strong>traffico degli animali o delle antichit\u00e0<\/strong> che proseguono quasi indisturbati, proprio perch\u00e9, anche in questo caso, <strong>manca una visione collettiva<\/strong> che veda agire insieme i diversi soggetti che possano prevenire e contrastare. <strong>La criminalit\u00e0 digitale opera ad ampio spettro<\/strong>, <strong>le mafie lo hanno capito e agiscono insieme ad i gruppi che sono operativi in rete<\/strong>, mentre gran parte delle aziende, dei professionisti, degli studiosi e degli informatici continuano a lavorare per compartimenti stagni, ognuno nel proprio ambito specifico.<\/p>\n<h4><strong>Appello agli enti locali<\/strong><\/h4>\n<p>Un discorso a parte meritano gli enti locali. La domanda da porsi \u00e8: <strong>quanto i dati che ogni amministrazione registra e custodisce nei propri sistemi sono protetti?<\/strong> A seguire, ci si deve chiedere se amministratori e dipendenti abbiano le conoscenze adatte per <strong>affrontare i rischi di un cyber attacco<\/strong> e quindi sappiano prevenirlo. Le risposte portano a definire l\u2019esigenza di una battaglia comune che veda dalla stessa parte professionisti dell\u2019informatica, esperti di criminalit\u00e0 e sicurezza, di scienze cognitive e comunicazione, rappresentanti delle istituzioni, dipendenti e anche cittadini, tutti comunicanti tra loro in maniera chiara.<\/p>\n<p><strong>Inviterei, anzi, amministratori e amministratrici presenti nella rete di Avviso Pubblico<\/strong>, se ancora non l&#8217;avessero fatto, <strong>a ragionare su percorsi di formazione e comunicazione in tal senso.<\/strong>\u00a0 Lavorando insieme anche nel contrasto a questa modalit\u00e0 di agire della criminalit\u00e0 si possono ottenere risultati e tutelare la sicurezza del nostro paese sempre pi\u00f9 legata ai destini della rete.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><sup>*<\/sup> professore associato di criminologia presso la\u00a0<a href=\"http:\/\/www.giurisprudenza.unitn.it\/\">Facolt\u00e0 di Giurisprudenza<\/a>\u00a0dell&#8217;Universit\u00e0 di Trento e Direttore del Centro di scienze della sicurezza e della criminalit\u00e0 dell\u2019Universit\u00e0 di Trento e dell\u2019universit\u00e0 di Verona, membro<a href=\"https:\/\/heuni.fi\/frontpage\"> dell&#8217;advisory board dell\u2019Heuni, Istituto regionale europeo per la prevenzione e il controllo della criminalit\u00e0 della rete del programma di giustizia penale e prevenzione della criminalit\u00e0 delle nazioni unite.<\/a><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IL 3 FEBBRAIO L\u2019AGENZIA PER LA CYBERSICUREZZA NAZIONALE (ACN) HA LANCIATO L\u2019ALLARME DI UN ATTACCO HACKER IN CORSO A LIVELLO INTERNAZIONALE. 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