{"id":11709,"date":"2016-02-17T21:45:13","date_gmt":"2016-02-17T20:45:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/?p=11709"},"modified":"2018-09-06T14:59:26","modified_gmt":"2018-09-06T12:59:26","slug":"combattere-la-corruzione-per-combattere-la-mafia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/combattere-la-corruzione-per-combattere-la-mafia\/","title":{"rendered":"Combattere la corruzione, per combattere la mafia"},"content":{"rendered":"<p><em>di Giuseppe Di Lello<\/em><\/p>\n<p>Trent\u2019anni or sono, il 10 febbraio del 1986, nell\u2019aula bunker del tribunale di Palermo si apriva il maxiprocesso alla mafia. Quell\u2019evento si percepiva come un punto di non ritorno perch\u00e9 dimostrava che non si era in presenza di una sorta di \u201cspectre\u201d inafferrabile con la quale era impossibile fare i conti. Infatti, da allora in poi Cosa nostra ha subito una notevole repressione che l\u2019ha resa vulnerabile e l\u2019ha senza dubbio indebolita, specie nella sua ala militare.<\/p>\n<p>Messa da parte \u201cl\u2019illusione giudiziaria\u201d, perch\u00e9 da sola la giurisdizione non pu\u00f2 farcela, dobbiamo chiederci cosa si deve ancora fare se la mafia, seppure assediata, non \u00e8 scomparsa.<\/p>\n<p>Lo Stato \u2013 o parte dei suoi rappresentanti \u2013 ha ricompreso le mafie nel proprio sistema di potere, fino al nostro ieri con l\u2019era berlusconiana: una borghesia mafiosa funzionale al sistema, con la quale si poteva ben convivere. Era per\u00f2 una borghesia che \u201csparava\u201d e quando superava il limite, l\u2019indignazione nazionale diventava intollerabile e per alcuni episodi criminali eclatanti lo Stato non poteva far finta di nulla e allora doveva reagire e ha reagito: per esempio dopo l\u2019omicidio del generale Dalla Chiesa viene varata la legge Rognoni-La Torre e dopo il terrore mafioso sar\u00e0 proprio il governo Berlusconi a stabilizzare la norma sul 41 bis: lo scontro armato con lo Stato non paga.<\/p>\n<p>La mafia per\u00f2 resiste, in particolar modo con il controllo del territorio, gli stupefacenti, le estorsioni e, soprattutto, con le tradizionali connessioni con la finanza e l\u2019imprenditoria, mentre il connubio con la politica \u00e8 ridotto al lumicino perch\u00e9 pericoloso per i politici (vedi Dell\u2019Utri e Cuffaro) e per la mafia \u00e8 pi\u00f9 utile l\u2019apporto degli imprenditori e degli apparati amministrativi degli enti locali.<\/p>\n<p>Rimane il grande problema della mafia e delle sue potenzialit\u00e0, che per\u00f2 non si pu\u00f2 separare dal contesto nazionale. In questo contesto la mafia \u00e8 realmente, come nel passato, un problema nazionale, intrecciato alla economia, alla conseguente illegalit\u00e0 diffusa e pervasiva e, in definitiva, alla tenuta democratica dell\u2019intero sistema. Le cronache giudiziarie di questi ultimi anni ci dicono che, intrecciati costantemente con prassi corruttive, non c\u2019\u00e8 una grande o piccola opera, non c\u2019\u00e8 appalto o concessione di servizi pubblici nei quali non sia presente un gruppo mafioso. Qui il problema per\u00f2 non \u00e8 solo la mafia, ma il \u201csistema paese\u201d nel suo complesso. Se non si combatte a fondo la corruzione, l\u2019evasione fiscale, la distruzione del territorio, il riciclaggio e tutti gli altri noti mali del paese, non si combatte efficacemente nemmeno la mafia. Gli strumenti legislativi per combattere la sola mafia sono pi\u00f9 che sufficienti. Ci rimane, segno distintivo nazionale, la corruzione e per arginarla almeno in parte, basterebbe tra l\u2019altro fermare i termini di prescrizione, come tutta la magistratura invoca da anni.<\/p>\n<p>Nel contrasto alla mafia ci sono luci ed ombre. Il recente coinvolgimento di alcuni magistrati nell\u2019inchiesta sulla disinvolta gestione dei beni confiscati alla mafia ha fatto emergere un confuso intreccio tra i portatori di una antimafia genuina e gli interessi illeciti di sedicenti antimafiosi. C\u2019\u00e8 oggi in Sicilia una diffusa coscienza antimafia ma \u00e8 del pari cresciuta a dismisura, anche a causa di una falsa retorica antimafiosa alimentata da molta stampa acritica, la corsa ad arruolarsi nell\u2019esercito dell\u2019antimafia di personaggi e associazioni che nulla avevano e hanno a che fare con l\u2019antimafia e che vi si sono intruppati sulla base di una facile autocertificazione di antimafiosit\u00e0: se non si ha il coraggio di disboscare questa selva di arrivisti e affaristi, l\u2019antimafia non recuperer\u00e0 una sua credibilit\u00e0 che oggi \u00e8 scesa molto in basso.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a href=\"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/Giuseppe-Di-Lello.jpg\" rel=\"attachment wp-att-11724\"><img decoding=\"async\" class=\" wp-image-11724 alignleft\" src=\"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/Giuseppe-Di-Lello.jpg\" alt=\"Giuseppe Di Lello\" width=\"121\" height=\"161\" srcset=\"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/Giuseppe-Di-Lello.jpg 180w, https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/Giuseppe-Di-Lello-113x150.jpg 113w\" sizes=\"(max-width: 121px) 100vw, 121px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Giuseppe Di Lello ha esercitato a\u00a0Palermo\u00a0la professione di\u00a0magistrato, chiamato dal capo dell&#8217;Ufficio Istruzione di Palermo,\u00a0Antonino Caponnetto\u00a0nel pool antimafia, in cui fu\u00a0giudice istruttore. Nella XII legislatura del parlamento italiano \u00e8 stato consulente della\u00a0Commissione parlamentare antimafia.\u00a0Di Lello \u00e8 stato il primo firmatario di quella che successivamente \u00e8 diventata la legge 109\/96 in materia di utilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giuseppe Di Lello Trent\u2019anni or sono, il 10 febbraio del 1986, nell\u2019aula bunker del tribunale di Palermo si apriva il maxiprocesso alla mafia. 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