Avviso Pubblico esprime profonda gratitudine nei confronti dei magistrati della Procura della Repubblica di Palermo e dei Carabinieri che questa mattina hanno dato adito alla maxi-operazione contro cosa nostra, arrestando 181 persone. È un segno importante di presenza dello Stato e della sua capacità repressiva contro le mafie, ottenuta grazie alla grande professionalità di magistrati e forze di polizia che portano avanti con dedizione e competenza l’eredità di loro colleghi che hanno perso la vita negli anni passati.
Preoccupano le parole pronunciate dal Procuratore Maurizio De Lucia circa il tentativo della mafia siciliana di ricostituire la “cupola” e il suo esercito dopo i duri colpi inferti a partire dagli anni novanta, così come il coinvolgimento di tanti giovani delle borgate palermitane attratti dalla criminalità organizzata, complice la mancanza – o la ridotta possibilità – di realizzare la loro vita personale e professionale percorrendo sentieri di legalità.
Destano, inoltre, particolare inquietudine il rafforzamento della mafia siciliana nel mercato del narcotraffico – in ciò collaborando con altre organizzazioni criminali, a partire alla ‘ndrangheta – nonché la sua capacità di controllo del territorio testimoniata dalla sottoposizione al pagamento del pizzo a diverse attività economiche.
Suscitano forte apprensione anche le parole del Procuratore nazionale antimafia, Giovanni Melillo, relativamente alla debolezza del circuito penitenziario di alta sicurezza che risulta essere “assoggettato al dominio della criminalità”.
«L’operazione svolta stamattina a Palermo ci ricorda con forza che contro le mafie e la corruzione non bisogna mai abbassare la guardia e l’attenzione. Al Governo e al Parlamento chiediamo di intervenire tempestivamente sulle allarmanti criticità illustrate dal dottor Melillo – afferma Roberto Montà, Presidente di Avviso Pubblico – così come sulla necessità di rafforzare gli organici della Procura di Palermo, evidenziate dal dottor De Lucia. Considerando che la prossima Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie si svolgerà in Sicilia, a Trapani, sarebbe un segnale importante se al più presto fossero varate dal Governo delle misure concrete in grado di rispondere a quanto fatto presente dai due autorevoli magistrati».
Un’ultima considerazione Montà la svolge sul ruolo della prevenzione: «La storia ci ha insegnato che per sconfiggere le mafie occorre che l’azione repressiva sia affiancata contemporaneamente da un’azione preventiva che coinvolga la scuola, il mondo economico-finanziario, la politica, le chiese, le associazioni. Servono politiche sociali, culturali, di inclusione e di sviluppo socio-economico capaci realmente di offrire servizi e lavoro così da sottrarre consenso sociale alle cosche, garantendo ai cittadini e alle cittadine quei diritti che la mafie concedono come favori, privandoli della libertà».