Lombardia, economia fiorente per le Mafie. Conoscere per mantenere alta l’attenzione

Per utilizzare le parole del Procuratore di Milano Marcello Viola, la Lombardia appare come «la regione italiana dove è più estesa e preoccupante la presenza delle mafie». Il primato spetta alla ‘ndrangheta che, con le sue 25 Locali dislocate su tutto il territorio, attesta la Lombardia come la seconda regione con maggior presenza di ‘ndrangheta d’Italia. Proprio ieri i carabinieri di Milano e Varese hanno eseguito undici ordinanze di custodia in carcere e sequestrato beni per un valore complessivo di oltre 225 milioni di euro, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia.  

Al di là degli esiti procedurali di questa inchiesta che hanno visto smontare da parte del gip di Milano Tommaso Perna l’ipotesi di un patto tra le mafie nel territorio regionale, respingendo oltre 140 richieste di arresti, negli ultimi anni diverse sono state le indagini della magistratura unite alle operazioni delle forze di polizia che confermerebbero una situazione sulla quale è opportuna mantenere alta l’allerta e l’attenzione.

Un contributo di Silvia Contin*

Tra i principali fattori che concorrono ad attrarre la criminalità organizzata nella regione vi è senza dubbio la sua floridità economica. A partire dal Secondo Dopoguerra, infatti, le mafie si sono evolute nel corso del tempo insieme all’economia regionale, tanto che ad oggi il Sostituto Procuratore Paolo Storari ritiene insufficiente utilizzare l’espressione “semplici infiltrazioni”, perché dinanzi alla presenza stabile e strutturale delle mafie nel tessuto economico, la criminalità organizzata non è più un agente esterno che agisce sull’economia.

Sono le mafie che strutturano sé stesse e conformano il loro operato in base al contesto economico. Ciò è vero soprattutto per la ‘ndrangheta, da tempo considerata una “dinamica e spregiudicata holding economico-finanziaria”, capace di farsi impresa che garantisce sul territorio l’erogazione di servizi richiesti dai mercati legali (DNA 2020).

A riprova di ciò, le inchieste hanno dimostrato come l’organizzazione calabrese sia in grado di fornire manodopera a prezzi ribassati – occupando lavoratori anche in condizione di irregolarità e, talvolta, di sfruttamento – tramite società cooperative che si occupano prevalentemente di logistica, pulizie, sicurezza e sorveglianza. Queste società, oltre ad alterare le regole della libera concorrenza, hanno la funzione di riciclare ingenti quantità di capitali e di commettere reati tributari, come la falsa fatturazione, l’omissione di imposte e i reati fallimentari.

In tal senso, risulta esemplificativa l’inchiesta Nuovo Mondo (2019), coordinata dalla Procura di Como. Le indagini hanno svelato l’esistenza di un sodalizio dedito alla commissione di reati in materia tributaria e fallimentare, come la sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, bancarotta fraudolenta ed emissione di fatture false, nonché turbativa d’asta.

Ai vertici due professionisti: un ex funzionario di banca e un commercialista vicino alle cosche calabresi. Secondo l’accusa, gli indagati sfruttavano società cooperative – intestate a prestanome e di fatto gestite da consorzi – come contenitori di forza lavoro e soggetti fiscali su cui dirottare gli oneri tributari e previdenziali, mai assolti (DIA II semestre 2019).

Come spesso accade in questi casi, dopo pochi anni d’attività queste cooperative venivano fatte fallire e ne venivano costituite di nuove, che operavano con le stesse modalità e con gli stessi clienti. I consorzi avrebbero ottenuto commesse per fornire prestazioni di servizi quali facchinaggio e pulizia, sia da parte di enti pubblici che privati.

Lo sviluppo delle indagini iniziate con Nuovo Mondo hanno portato all’inchiesta Cavalli di Razza (2021). Oltre a confermare la pervasività delle ‘ndrine nei più disparati settori economici (a quelli già citati si aggiungono qui la gestione per conto terzi di attività di confezionamento, trasporto, ristorazione e bar, svolte sempre per mezzo di cooperative e consorzi), l’inchiesta si è concentrata sui legami tra esponenti della criminalità calabrese, rappresentati locali dell’imprenditoria, della politica e delle istituzioni.

Inevitabilmente il fatto che la criminalità mafiosa si collochi sul mercato offrendo servizi può risultare appetibile per questi soggetti, i quali, in alcuni casi, non hanno esitato a rivolgersi alle mafie per ricavarne vantaggi momentanei, favorendo così alcuni meccanismi di connivenza che hanno spinto a non denunciare eventuali reati. Al contrario, per le mafie il mantenimento di questi contatti accresce il “capitale sociale”, che negli anni ha permesso loro di adattare i propri interessi e la propria strategia in base alle differenti zone d’operatività.

Cooperazione tra mafie e la vicina Svizzera

In Lombardia, tuttavia, non c’è soltanto la ‘ndrangheta. A riprova della vocazione imprenditoriale delle mafie e delle sinergie fra le varie organizzazioni, nel 2020 si è conclusa a Pavia l’operazione Fuel discount, che ha portato all’individuazione di un’organizzazione con al vertice soggetti vicini al clan campano dei Polverino e al clan capitolino dei Casamonica, che «si erano stabilmente associati allo scopo di commettere delitti in materia tributaria, falso in bilancio, appropriazione indebita ed autoriciclaggio (…) riuscendo a sottrarre all’erario circa 100 milioni di euro sotto la forma di omesso versamento dell’IVA» (DIA  I semestre 2021).

Per portare a compimento tutto questo, il sodalizio avrebbe fatto affidamento su un commercialista di Pavia, che avrebbe gestito i bilanci delle “società cartiere” utilizzate per importare il carburante dall’estero, per poi successivamente rivenderlo, a prezzi ribassati rispetto al mercato, ad alcuni distributori gestiti dal sodalizio stesso e collocati in Piemonte, Lombardia e Veneto.

Da non dimenticare, quindi, anche il ruolo rilevante ricoperto dalla posizione geografica della Lombardia, che, anche grazie all’importante rete infrastrutturale di trasporto, la colloca al centro delle rotte dei maggiori traffici illegali transnazionali, nonché importante varco d’accesso verso l’ambita Svizzera (qui, per altro, si trovavano alcuni dei soggetti arrestati nell’ambito delle operazioni legate a Cavalli di razza).

Nel Paese le mafie italiane sono attive ormai da alcune generazioni, in diversi settori criminali, tra cui il riciclaggio e il traffico di stupefacenti. Proprio per quanto riguarda il narcotraffico sull’asse italo-svizzero, nel 2022, grazie agli sviluppi dell’operazione Magma, coordinata dalla procura di Reggio Calabria, si è potuto far luce sul sistema che avrebbe permesso alla cosca Bellocco di far giungere dal Brasile carichi di cocaina, che veniva prima stoccata in Svizzera e poi trasportata in Lombardia, pronta per essere ceduta agli acquirenti (DIA II Semestre 2022).

L’accordo e la sfida

Recenti indagini dimostrano come camorra, cosa nostra e ‘ndrangheta sono passate da collaborazioni più o meno occasionali a veri e propri accordi stabili e duraturi. La messa a disposizione comune di capitali, mezzi e risorse, ha dato vita a quello che è stato definito un “network criminale evoluto”, avente come fine la costruzione di società da cui trarre profitti – derivanti soprattutto da operazioni finanziarie – da ripartirsi poi.

Dunque, la presenza della criminalità organizzata di stampo mafioso nella regione è caratterizzata da un “minore” controllo del territorio per mezzo di manifestazioni eclatanti di natura “militare”, perché l’obiettivo principale è il monopolio del mercato e per raggiungerlo non sempre serve esercitare il proprio potere tramite l’uso spregiudicato della violenza.

Tutto ciò determina un cambio d’atteggiamento della società civile, che diviene maggiormente tollerante nei confronti di una criminalità organizzata sempre più integrata nel tessuto socioeconomico lombardo.

La lotta al crimine organizzato in territori non d’origine continua ad essere una sfida. Le mafie sono sempre più sofisticate e insidiose, soprattutto sotto il profilo finanziario, mentre il contrasto repressivo rimane limitato alle perenni criticità istituzionali, come la carenza d’organico e la “limitata” possibilità di indagare sui flussi finanziari, che spesso finiscono oltre il confine nazionale. Oggi si richiedono strumenti d’indagine più complessi da accompagnare però da una effettiva presa di coscienza collettiva sulla reale portata del fenomeno.

 

*ricercatrice universitaria, studiosa del fenomeno mafie nel nord Italia

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