Con “Tutto pagato! Il saccheggio della sanità calabrese raccontato da chi l’ha scoperto” (Castelvecchi editore), Santo Gioffrè firma un’opera che si colloca a metà strada tra la memoria civile e l’inchiesta personale. In questa nuova puntata di #Contagiamocidicultura presentiamo un libro che racconta una vicenda vera – la sua – e che diventa, pagina dopo pagina, il ritratto amaro di un’Italia in cui legalità e trasparenza vengono blindate dietro un muro di silenzio. E quando ad essere opaca è la finestra da cui si osserva la fucina della sanità, la questione diventa ancora più inquietante.
Gioffrè, medico e scrittore, nominato commissario dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria, entra con passo deciso in un sistema segnato da sprechi, anomalie e opacità amministrative. Scopre ad esempio, che spesso molte fatture dell’ASP vengono pagate tre o addirittura quattro volte, con enorme danno per i cittadini che trovano la strada sbarrata quando provano ad accedere ai servizi della sanità pubblica.
Il suo tentativo di riportare ordine e legalità non è accolto con favore: al contrario, diventa un elemento disturbante. Da lì, un crescendo di ostacoli, pressioni e infine l’estromissione. Il tutto avviene in un contesto che egli stesso definisce «un regime di occupazione», dove le logiche mafiose e clientelari sono profondamente radicate.
Il pregio del libro sta proprio nella sua schiettezza: non ci sono concessioni al vittimismo, né alla spettacolarizzazione. Gioffrè scrive con tono sobrio ma incisivo, usando la propria esperienza come lente per osservare un’intera struttura di potere. La sua analisi è puntuale, documentata, eppure sempre leggibile, anche per chi non ha competenze tecniche.
Il titolo, “Tutto pagato!”, ha la forza di una sentenza ironica e tragica al tempo stesso. Evoca un mondo in cui il conto, alla fine, ricade sempre sulle persone oneste, sui cittadini comuni, sui professionisti che scelgono di non piegarsi.
In un Paese in cui la lotta alle mafie non si gioca solo nei tribunali, ma anche (e soprattutto) nelle amministrazioni, nei bilanci, nelle scelte quotidiane, questo libro è una testimonianza preziosa. Non solo perché denuncia un sistema, ma perché dimostra come la cultura della legalità sia prima di tutto una questione di responsabilità personale.
Un’opera consigliata non solo a chi si occupa di sanità o pubblica amministrazione, ma a tutti coloro che credono nel valore del servizio pubblico, nella forza del dovere civico, e nella possibilità – concreta e difficile – di cambiare le cose.