Premessa. Il 24 settembre 2018, è stato presentato il disegno di legge Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici (AC 1189 c.d. “Spazzacorrotti”). Se ne sintetizzano di seguito gli aspetti fondamentali.

Reati di corruzione commessi all’estero. Si abolisce l’obbligo di richiesta del Ministro della Giustizia e della denuncia della persona offesa per i reati di corruzione e gli altri delitti contro la pubblica amministrazione commessi all’estero (art. 1, lett. a),b).

Inasprimento delle sanzioni. Si dispone un aggravamento di pena per il reato di corruzione per l’esercizio della funzione (art. 318 c.p.): tre anni nel minimo ed otto anni nel massimo (a legislazione vigente è compreso tra uno e sei anni) (art. 1, co. 1, lett. i).

Aggravamento ed inasprimento delle sanzioni accessorie. Riassumendo schematicamente, il disegno di legge prevede:

  1. l’ampliamento dell’ambito applicativo e l’aggravamento delle pene accessorie dell’interdizione dai pubblici uffici e dell’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione;
  2. la riduzione della possibilità di mitigare la pena accessoria temporanea in rapporto alla durata della pena principale;
  3. l’esclusione di automatismi fra sospensione condizionale della pena o applicazione della pena concordata (c.d. “patteggiamento”) ed esenzione dalle pene accessorie richiamate alla lettera a);
  4. l’aggravamento delle condizioni necessarie perché abbiano a prodursi gli effetti estintivi della riabilitazione sulle sanzioni accessorie dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici e del divieto perpetuo di concludere contratti con la pubblica amministrazione;
  5. l’inclusione del delitto di peculato (art. 314 c.p.) nonché di tutti i delitti relativi ad atti corruttivi (articoli 317, 318, 319, 319-bis, 319-ter, 319-quater, primo comma, 320, 321, 322, 322-bis e 346-bis del codice penale) fra i reati ostativi alla concessione dei benefìci di cui all’art. 4-bis, comma 1, della legge sull’ordinamento penitenziario (354 del 1975).

Entrando nel dettaglio delle singole previsioni, la modifica dell’art. 317-bis c.p. estende l’applicazione della pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici (oggi prevista per i soli reati di cui agli articoli 314, 317, 319 e 319-ter del medesimo codice) ai casi di condanna per i reati di cui agli articoli 318, 319-bis, 319-quater, comma 1, 320, 321, 322, 322-bis e 346-bis c.p. (art. 1, co. 1, lett. h). Il nuovo art. 32-quater c.p. contempla i casi in cui alla condanna consegue l’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione, con l’effetto di omologarne il catalogo a quello del novellato art. 317-bis (seppur limitatamente ai reati contro la pubblica amministrazione e con l’eccezione del peculato, per cui si valorizza la sola ipotesi, più grave, dell’art. 314, co. 1, c.p.) (art.1, co. 1, lett. d). Le pene accessorie dell’interdizione dai pubblici uffici e dell’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione si applicano per un periodo non inferiore a cinque e non superiore a sette anni, nel caso in cui la pena principale non superi i due anni; in perpetuo, nel caso in cui la pena principale sia invece superiore a tale limite; in attenuazione di questo principio si prevede che, decorso di un termine non inferiore a dodici anni dalla riabilitazione penale, le suddette pene accessorie possano dichiararsi estinte, allorquando il condannato abbia dato prove effettive e costanti di buona condotta (art. 1, co. 1, lett. c), g), h).

Introduzione di una causa speciale di non punibilità. È inserito nel codice penale l’art. 323-ter, con il quale si introduce una clausola speciale di non punibilità nel caso di volontaria, tempestiva e fattiva collaborazione, per i reati previsti dagli articoli 318, 319, 319-quater, 320, 321, 322-bis (limitatamente ai delitti di corruzione e di induzione indebita), 346-bis, 353, 353-bis, 354 c.p. All’autore del reato è richiesto di attivarsi «prima dell’iscrizione a suo carico della notizia di reato nel registro di cui all’articolo 335 del codice di procedura penale e, comunque, entro sei mesi dalla commissione del fatto». Al secondo comma dell’art. 323-ter è previsto che la non punibilità del pubblico ufficiale, dell’incaricato di pubblico servizio o del mediatore illecito sia ulteriormente «subordinata alla messa a disposizione della utilità percepita o, in caso di impossibilità, di una somma di denaro di valore equivalente ovvero alla indicazione di elementi utili a individuarne il beneficiario effettivo, entro il medesimo termine di cui al primo comma». Onde evitare che possa abusarsi di tale previsione per provocare impunemente la corruzione, si specifica nell’ultimo comma che la causa di non punibilità non si applica quando vi è prova che la denuncia sia stata premeditata rispetto alla commissione del reato denunciato (art. 1, co. 1, lett. n).

Riformulazione del delitto di traffico di influenze illecite. Si amplia la fattispecie di cui all’art. 346-bis c.p., ricomprendendovi la condotta di chi offre o promette il vantaggio al “millantatore” di influenza. Prescindendo la punibilità dall’esistenza o non di reali relazioni di influenza (che possono essere anche soltanto asserite), in esso vengono inoltre riassorbite le prescrizioni dell’art. 346 c.p. (millantato credito), che contestualmente viene abrogato (art. 1, co. 1, lett. o), p).

Pene accessorie e patteggiamento. È estesa l’applicazione delle pene accessorie per alcuni reati contro la pubblica amministrazione anche in caso di patteggiamento (art. 2, lett. a), b).

Confisca in caso di estinzione del reato per amnistia o per prescrizione. Con la modifica dell’art. 578-bis c.p., si consente di mantenere l’efficacia della confisca disposta con la sentenza di condanna dai giudici di primo grado (per uno dei delitti previsti dagli artt. da 314 a 321 c.p.) nei casi in cui il successivo grado di giudizio si chiuda con una sentenza di non doversi procedere per estinzione del reato per prescrizione o per amnistia (art. 2, co. 1, lett. c).

Corruzione tra privati e istigazione alla corruzione tra privati (art. 2635 e 2635-bis c.c.). È prevista la procedibilità d’ufficio per tali delitti (art. 3).

Operazioni sotto copertura. Si estende la disciplina delle operazioni di polizia sotto copertura al contrasto di alcuni reati contro la pubblica amministrazione, sul modello delle regole in materia di contrasto alla mafia, al traffico di stupefacenti e ad una serie di altri delitti, integrando l’elenco di cui all’art. 9 della legge n. 146/2006 con i reati previsti dagli articoli «317, 318, 319, 319-bis, 319-ter, 319-quater, primo comma, 320, 321, 322, 322-bis, 346-bis, 353, 353-bis» del codice penale (art. 5).

Sanzioni interdittive per le persone giuridiche. Sulla falsariga dell’intervento effettuato nei confronti delle persone fisiche, si inaspriscono le sanzioni interdittive (portando a cinque anni la durata minima e a dieci anni la durata massima) nel caso di responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, in relazione alla commissione dei delitti di concussione, induzione indebita a dare o promettere utilità e corruzione (art. 6).

Trasparenza e controllo dei partiti e movimenti politici. Viene stabilito che i contributi, le prestazioni gratuite o altre forme di sostegno elargiti a partiti e movimenti politici debbano ricevere la più ampia pubblicità, quanto all’identità dell’erogante, all’entità del contributo o al valore della prestazione o di altra forma di sostegno nonché alla data dell’erogazione, mediante annotazione in apposito registro vidimato, custodito presso la sede legale del partito o movimento politico, mediante inserimento nel rendiconto di esercizio e mediante pubblicazione sul sito istituzionale del partito o movimento politico. Inoltre, in occasione di competizioni elettorali, i partiti e i movimenti politici hanno l’obbligo di pubblicare sul proprio sito istituzionale il curriculum vitae dei propri candidati e il relativo certificato penale rilasciato dal casellario giudiziario, anche senza consenso espresso degli interessati. Infine, partiti e movimenti politici debbono trasmettere annualmente i rendiconti di esercizio alla Commissione per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti e dei movimenti politici di cui all’art. 9, comma 3, della legge n. 96/2012 (art. 7).

Vengono poi apportate modifiche in materia di tracciabilità dei contributi ai partiti politici. In particolare, tra l’altro, viene ridotto da 5.000 a 500 euro il limite dell’importo ricevuto a titolo di liberalità che dà luogo all’obbligo di inserimento nella dichiarazione patrimoniale o di reddito, nonché il tetto al raggiungimento del quale è fatto obbligo di inserimento nell’elenco dei soggetti erogatori da trasmettere alla Presidenza della Camera dei deputati. Per analoga finalità, è ridotto da 5.000 a 1.000 euro il limite di finanziamento al raggiungimento del quale è fatto obbligo ai partiti o loro articolazioni politico-organizzative, ai gruppi parlamentari, ai membri del Parlamento nazionale, ai membri italiani del Parlamento europeo, ai consiglieri regionali, provinciali e comunali, ai candidati alle predette cariche, ai raggruppamenti interni dei partiti politici nonché a coloro che rivestono cariche di presidenza, di segreteria e di direzione politica e amministrativa a livello nazionale, regionale, provinciale e comunale nei partiti politici, di sottoscrivere una dichiarazione congiunta con l’erogatore, da depositare presso la Presidenza della Camera dei deputati (art. 8).

In materia di trasparenza nei rapporti tra partiti politici e fondazioni politiche sono definiti in modo molto articolato gli enti che, in ragione della caratteristica composizione dei propri organi e del tipo di liberalità elargite, si ritengono equiparati ai partiti e movimenti politici ai fini dell’adempimento degli obblighi in materia di trasparenza e semplificazione (art. 9, co. 1). È inoltre regolato il collegamento ammissibile tra un partito o movimento politico e uno degli enti specificati al primo comma (art. 9, co. 2).

Vengono infine disciplinate le sanzioni per la violazione delle norme in materia di trasparenza (art. 10).

Iter parlamentare. L’esame del provvedimento ha avuto avvio il 4 ottobre 2018 presso le Commissioni riunite I Affari costituzionali e II Giustizia della Camera. Esse hanno dapprima deliberato un ciclo di audizioni informali: nella seduta del 10 ottobre 2018, in particolare, si è svolta l’audizione del Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione; nuove audizioni si sono tenute anche il 15 ottobre 2018, 18 ottobre 2018 e 19 ottobre 2018. Il dibattito è proseguito nelle sedute del 25 ottobre 2018, 5 novembre 2018, 6 novembre 2018 e 8 novembre 2018. Il 12 novembre 2018 è stata svolta un’altra serie di audizioni informali. La discussione sull’articolato è quindi ripresa il 13 novembre 2018 con l’abbinamento all’AC 765 in materia di prescrizione dei reati, ed è proseguita il 14 novembre 2018, 15 novembre 2018 e 16 novembre 2018, con l’approvazione di alcuni emendamenti (vedi AC 1189-765-A). L’esame dell’Aula, inizialmente calendarizzato il 12 novembre 2018, ha avuto avvio il 19 novembre 2018. Nel corso della seduta del 20 novembre 2018 la Camera ha respinto alcune questioni pregiudiziali; il 21 novembre 2018 sono stati approvati alcuni emendamenti e il 22 novembre 2018 il testo ha superato la votazione finale dell’Assemblea. Il disegno di legge è stato quindi incardinato presso la 2a Commissione Giustizia del Senato il 23 novembre 2018 (AS 955). Il dibattito è proseguito nelle sedute del 26 novembre 2018, 27 novembre 2018, 28 novembre 2018 (clicca qui e qua), 4 dicembre 2018 e 5 dicembre 2018 (clicca qui e qua), con l’approvazione di un emendamento (vedi AS 955-A). La discussione in Aula ha avuto inizio il 12 dicembre 2018, con il respingimento di due questioni pregiudiziali e la posizione della questione di fiducia da parte del Governo, votata e approvata il 13 dicembre 2018. Essendo stato emendato dal Senato, il testo torna dunque alla Camera per la terza lettura (AC 1189-B). Le Commissioni riunite I Affari costituzionali e II Giustizia ne hanno ripreso l’esame, concludendolo, il 17 dicembre 2018. Per maggiori informazioni leggi questa scheda.

Per approfondimenti vedi il dossier del Servizio Studi della Camera e il dossier del Servizio Studi del Senato.

 

(a cura di Luca Fiordelmondo, Master APC dell’Università di Pisa)