Premessa. Il Ministero della Giustizia, ai sensi dell’art. 49 del d.lgs. n. 159/2011 (codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione), trasmette semestralmente alle Camere una Relazione sulla raccolta dei dati relativi ai beni sequestrati e confiscati (Doc. CLIV). Di seguito sono analizzati sinteticamente i principali aspetti della relazione presentata il 5 settembre 2018 con aggiornamento al dicembre 2017 (per le precedenti relazioni clicca qui, qui e qua).

Novità normative. La relazione effettua una ricognizione dell’evoluzione della normativa riguardante le misure di prevenzione personali e patrimoniali, soffermandosi in particolare sulla legge n. 161/2017, incidente principalmente sul d.lgs. n. 159/2011 e sulla disciplina della confisca penale ex art. 12-sexies del d.l. n. 306/1992 (ulteriori misure sono state introdotte dal recente “decreto-legge sicurezza”). Con essa viene anzitutto potenziato l’organico dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC) e stabilito un riassetto della governance dell’ente al fine di efficientarne la gestione. Si è poi provveduto ad estendere temporalmente i limiti dell’attività di ausilio e supporto svolta dall’Agenzia nei confronti dell’Autorità giudiziaria, prevedendone la proroga fino al decreto di confisca di secondo grado (e non più di primo grado), e si è ridotta la competenza esclusiva dell’Agenzia sull’amministrazione dei beni al periodo successivo all’emanazione del provvedimento di confisca da parte del giudice di secondo grado (e non più dopo l’atto di confisca del giudice di primo grado) e fino alla emissione del decreto di destinazione del bene. Per l’Agenzia è inoltre prevista la possibilità di assegnare i beni immobili confiscati direttamente a titolo gratuito, agli enti e alle associazioni di cui all’art. 48, co. 3, lett. c), del d.lgs. n. 159/2011.

La riforma porta anche all’estensione dei destinatari delle misure di prevenzione personali e patrimoniali, aggiungendo al già ampio catalogo di fattispecie di c.d. “pericolosità qualificata”, definito all’art. 4 del codice antimafia:
i soggetti indiziati del reato di assistenza agli associati ex art. 418 c.p.;
le persone che abbiano posto in essere atti esecutivi – e non più, dunque, solamente preparatori – diretti a sovvertire l’ordine dello Stato, con la commissione di uno dei reati indicati alla lett. d) del medesimo art. 4;
i soggetti indiziati del delitto di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche ex art. 640-bis c.p.;
gli indiziati di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di numerosi reati contro la pubblica amministrazione;
i soggetti indiziati di stalking ex art. 612-bis c.p.

Quanto alla confisca di prevenzione, è ora sancita l’impossibilità per il destinatario della misura di giustificare la provenienza dei beni adducendo che il denaro impiegato per l’acquisto degli stessi sia il frutto della commissione di uno o più reati tributari.
Novità particolarmente rilevante è da ultimo rappresentata dalla previsione di un’ulteriore misura patrimoniale, differente dal sequestro e dalla confisca perché non implica la perdita del possesso del bene per il titolare dello stesso: il controllo giudiziario delle aziende. Esso «è riservato ai casi nei quali la relazione accertata tra l’impresa e determinati contesti criminali sia tale da determinare un’agevolazione soltanto occasionale dell’attività delittuosa e occorra prevenire il pericolo concreto di infiltrazioni mafiose» (pag. 11). La procedura affida al tribunale la nomina di un commissario giudiziario, al quale spetta il compito di monitorare l’adempimento di una serie di obblighi di conformità.

Il sistema informativo. Il nuovo sistema di raccolta e gestione integrata dei dati, come viene specificato nel documento, è tuttora in fase di realizzazione. A ciò va poi aggiunto che la Banca dati centrale (Bdc) viene alimentata con flussi informativi aventi ad oggetto «i soli beni sottoposti a sequestro e confisca nell’ambito dei procedimenti di prevenzione; mentre nessuna informazione viene registrata relativamente ai provvedimenti di confisca e sequestro disposti nel contesto del processo “penale ordinario”» (pag. 17). Se, infine, si considerano le gravi carenze attinenti alla trasmissione di dati tra l’Autorità giudiziaria e l’ANBSC, e tra la stessa Agenzia e la Bdc, nonché la penuria di informazioni circa il valore dei beni immobili, mobili registrati e delle aziende sequestrate e confiscate, appaiono di immediata evidenza le «ripercussioni sulla efficacia del controllo di questo aspetto della strategia di contrasto criminale, posto che sulla base dei dati immagazzinati dalla Bdc è redatta la relazione semestrale presentata dal Governo al Parlamento» (pag. 18).

Nella valutazione complessiva dei dati di seguito sintetizzati occorre pertanto tener conto dell’incompletezza delle informazioni disponibili.

Procedimenti sopravvenuti. Al 31 dicembre 2017, sono 8.793 i procedimenti relativi alle misure di prevenzione patrimoniali presenti nella Banca dati centrale: di questi, 432 sopravvenuti nell’ultimo anno. Dal confronto delle cifre riguardanti l’ultimo triennio (2015-2017) con quelle riferite al triennio precedente emerge una sostanziale continuità (circa 1.600 nuovi procedimenti in ciascun periodo). I numeri del triennio 2015-2017 restituiscono poi una significativa concentrazione geografica, con il 67 per cento dei procedimenti iscritti che hanno ad oggetto beni situati nel sud e nelle isole (1.069 dei 1.593 totali). Il primato va ancora una volta alla Sicilia, la quale detiene da sola il 24 per cento del totale nazionale, seguita dalla Calabria (16 per cento) e dalla Campania (15,2 per cento). I distretti giudiziari maggiormente interessati nel corso dell’ultimo anno sono quelli di Palermo, Reggio Calabria, Napoli, Milano e Roma.

Quantificazione dei beni. Ai quasi 9.000 procedimenti iscritti al 31 dicembre 2017 corrispondono 177.906 beni, dei quali oltre 15.000 inseriti nel corso dell’ultimo anno. La relazione li classifica per tipologia (beni immobili, beni mobili, beni mobili registrati, beni finanziari, aziende) e per categoria, cui può corrispondere una sottocategoria (ad esempio, il bene mobile “denaro” presenta le sottocategorie “contante”, “conto corrente bancario”, “conto corrente postale” ecc.). Va peraltro notato che «il sistema prevede la registrazione non solo dei beni sottoposti a sequestro e confisca, ma anche di quelli per i quali si è ancora nella fase della proposta della misura di prevenzione, nonché di quelli che sono stati dissequestrati o che, confiscati in via definitiva, sono stati destinati dall’ANBSC» (pag. 26). Sono 16.462 i beni sottoposti a sequestro (6.605 se si considera solo l’ultimo triennio), poco più del 9 per cento dei beni individuabili nella banca dati. Decisamente superiore il numero dei beni confiscati: 63.725 (36 per cento), dei quali 28.643 riferiti al periodo 2015-2017. Si contano poi 7.080 beni “destinati” (4 per cento), essendo costituita la rimanente parte dei beni censiti da beni gravati da misure annullate o revocate (55.552, 31 per cento del totale) e da beni che hanno formato oggetto di una proposta non ancora riscontrata dall’Autorità giudiziaria (34.907, corrispondenti a quasi il 20 per cento).
Riferendocisi ora alle cinque tipologie di beni più sopra richiamate, si segnalano un totale di: 82.766 beni immobili (46,5 per cento); 35.046 beni mobili registrati (19,7 per cento); 27.368 beni mobili (15,4 per cento); 20.293 beni finanziari (11,4 per cento); 12.433 aziende (7 per cento).

Beni confiscati. Tra i beni sottoposti a misure di ablazione penale presenti nella banca dati (87.447), si annoverano 70.805 beni oggetto di provvedimenti di confisca (81 per cento), così suddivisi: 36.196 per i quali la confisca non è definitiva (41,4 per cento); 27.529 definitivamente confiscati (31,5 per cento), dei quali 7.080 oggetto di un decreto di destinazione: la percentuale dei beni riutilizzati a fini sociali, rispetto ai beni definitivamente confiscati, è pertanto pari al 25,7 per cento. Analizzando nel dettaglio i beni oggetto di confisca definitiva, si nota una decisa prevalenza dei mobili registrati (11.209), mentre la tipologia degli immobili raggiunge una cifra di poco inferiore (8.412).

Con riguardo ai beni destinati, rileva notare che «per l’ultimo periodo l’aggiornamento risente della mancata attivazione di un sistema di alimentazione diretto tra ANBSC e Bdc, con conseguente disallineamento dei dati dell’ANBSC rispetto quelli del Ministero» (pag. 40). Con tutte le cautele rese necessarie dalla incompletezza dei dati disponibili, la relazione evidenzia una tendenza al miglioramento della procedura di destinazione, rinvenibile nel sensibile aumento numerico fatto segnare negli ultimi anni da questo tipo di procedimenti. In ogni caso, appaiono decisamente più numerosi i beni assegnati ai Comuni (e agli altri enti locali) rispetto a quelli che vedono come destinatario lo Stato. Coerentemente con la distribuzione geografica dei procedimenti afferenti le misure di prevenzione patrimoniali, la Sicilia si colloca al primo posto quanto a beni confiscati giunti a destinazione nell’ultimo quinquennio, seguita da altre regioni meridionali quali Calabria, Puglia e Campania.

 

(a cura di Luca Fiordelmondo, Master APC dell’Università di Pisa)