Premessa. Da anni siamo abituati a sentir parlare di questione migratoria e di vederla al centro del dibattito politico, sia interno che europeo. La tornata elettorale celebrata lo scorso 4 marzo non ha fatto eccezione, ed ha confermato questa tendenza; anzi, se possibile, il tema dell’immigrazione ha visto la sua centralità perfino aumentata. E la radicale modifica dei meccanismi che governano la politica migratoria e di asilo europea sembra rappresentare una delle priorità del Governo italiano.

In tale ottica, il Consiglio europeo tenutosi a Bruxelles il 28 e 29 giugno scorsi ha fornito importanti indicazioni su quali saranno le strategie dei leader nazionali e dei vertici dell’Unione in tema di migranti.

Il vertice informale – La riunione è stata preceduta da un vertice informale, inizialmente ridotto ai “Grandi” e poi allargato a 16 Stati membri, con lo scopo di trovare una posizione comune da portare al vertice vero e proprio per tentare di individuare una mediazione con i più ostici avversari della ripartizione di migranti in quote, ovvero i Paesi baltici ed i 4 del gruppo Visegrad (Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Polonia).

Però un vero accordo è stato molto difficile da trovare: per motivi di tenuta politica all’interno della coalizione di governo tedesca, la Germania, per voce della cancelliera Merkel, ha indicato come prioritaria una stretta sui movimenti secondari (ossia movimenti di migranti fra un Paese europeo e l’altro), mentre il primo ministro spagnolo Sanchez ed il presidente Macron hanno proposto la realizzazione di hotspot e campi profughi sui territori dei Paesi di sbarco, segnatamente Grecia ed Italia. Queste soluzioni ovviamente erano in contrato con il programma del Governo italiano, ed una possibile intesa si sarebbe potuta trovare sulla realizzazione di uffici UE e ONU nei territori di origine e traffico, in modo da scremare coloro i quali hanno diritto a richiedere protezione in Europa dai cosiddetti “migranti economici”, oltre che sulla realizzazione di una più incisiva Guardia costiera europea che si occupi di sigillare la frontiera marittima Europea. Purtroppo queste soluzioni appaiono di difficile realizzazione, tanto più nel breve periodo.

Il programma italiano – Punti irrinunciabili per l’Italia, ma che hanno incontrato fortissime resistenze da parte dei partner europei, sono lo smistamento immediato dei migranti fra i vari Paesi dell’Unione seguendo un metodo di quote, e soprattutto una riforma strutturale del sistema Dublino, giudicato come incapace a gestire situazioni come quella attuale e particolarmente vessatorio nei confronti dei Paesi della frontiera meridionale europea. L’idea si fonda sulla necessità di considerare europee le frontiere, indipendentemente dal Paese di arrivo dei migranti. E, di conseguenza, ripartire per quote prestabilite tutti i migranti, che abbiano o meno diritto all’asilo, che siano o meno destinati al rimpatrio.

In occasione del vertice informale il neo Presidente del Consiglio italiano ha presentato un documento in 10 punti, denominato European Multilevel Strategy for Migration , nel quale si riassumono le proposte avanzate dall’Italia per ‘passare dalla gestione emergenziale, alla gestione strutturale del fenomeno immigrazione’. In sostanza, il nostro Governo chiede maggiore solidarietà ai partner europei nella gestione del fenomeno migratorio

L’aspetto più innovativo di tale documento concerne il punto 2, il quale propone di valutare le richieste di protezione internazionale direttamente nei paesi di origine (misura peraltro già adottata fin da inizio anno dalla Francia in Niger); il punto 3 ricalca la proposta del precedente ministro Minniti di rafforzare i controlli alle frontiere esterne tramite un potenziamento della guardia costiera libica, mentre i punti 4 e 6 auspicano una riforma del Regolamento Dublino senza addentrarsi in ulteriori dettagli.

La seduta del Consiglio e le sue conclusioni – Per quanto riguarda il vertice vero e proprio, il Governo italiano ha tentato di far valere le proprie ragioni, imponendo veti sul documento finale condiviso. Al termine di una lunghissima discussione, protrattasi fino alle prime luci dell’alba, il compromesso raggiunto sui temi dell’immigrazione, al quale ha dato un importate contributo il presidente francese Macron, è condensato in un documento finale, così come specificato anche dalle dichiarazioni del Presidente Donad Tusk, che è possibile riassumere molto sinteticamente in 5 punti:

  • è stata ribadita la ripartizione dei rifugiati politici, uno dei temi più cari al Governo italiano, ma effettuata su base volontaria;
  • verranno istituiti centri di accoglienza in vari Paesi europei, ma anche questa misura sarà subordinata alla volontà di ciascuno Stato;
  • è stato inoltre approvato un finanziamento del fondo europeo Africa Found, destinato allo sviluppo di zone di origine in Africa particolarmente disagiate;
  • è stata sollecitata la definizione di misure per garantire il rimpatrio dei migranti irregolari;
  • si è infine deciso di operare un rafforzamento della sorveglianza comune alle frontiere esterne dell’Unione.

Un primo commento – Questo accordo ha visto la netta soddisfazione dei Paesi Visegrad e della Francia, soprattutto per l’adozione del documento finale. Più scettici i governi italiano e tedesco, nonostante alcune dichiarazioni di facciata.

La prima positiva conclusione che si può trarre dal vertice appena concluso è la volontà della maggior parte dei leader europei di ricercare un compromesso nonostante la divergenza di opinioni. D’altro canto, nonostante le varie dichiarazioni di solidarietà, non emerge un sentimento di comunanza nel trattare le tematiche in agenda, ma sovente prevalgono gli egoismi nazionali, spesso cavalcati al fine di ottenere un maggior consenso interno.

In sostanza, l’Italia ha ottenuto da questo Consiglio una serie di promesse e concessioni sui punti che aveva presentato; tuttavia, tali concessioni risultano essere valide esclusivamente su base volontaria e quindi non vincolanti, mentre il nostro Governo ha dovuto garantire una stretta sui movimenti secondari cari a Germania e Francia. I prossimi mesi ci diranno se questa intesa, che rischia di risultare fragile, potrà costituire il motore di un riassetto del sistema di accoglienza ed asilo europeo.

(a cura di Francesco Casella, Master in analisi, prevenzione e contrasto della corruzione e della criminalità organizzata – anno 2016 – Università di Pisa)